«Non sento i miei familiari da giorni,
l’ultima volta parlavano di spari.
Drammatico non avere notizie dall’Iran»

MACERATA - Mojtaba Sadeghi, iraniano, da 45 anni vive nel nostro capoluogo dove si è laureato e ha avviato una attività commerciale. «Il mio Paese è oppresso da oltre 40 anni. Il peggioramento delle condizioni di vita ha portato la gente a scendere in piazza chiedendo la fine del regime e la libertà. Stavolta il cambiamento è radicale»

- caricamento letture
mojtaba-sadeghi

Mojtaba Sadeghi

di Francesca Marsili

«L’ultima volta che sono riuscito a comunicare con i miei familiari è stato il 9 gennaio, mi raccontavano di spari contro la gente scesa in strada. Poi il silenzio, le comunicazioni si sono interrotte. Non abbiamo notizie, neppure da fonti giornalistiche internazionali sul posto, ed è drammatico». Sono giorni di angoscia quelli vissuti da Mojtaba Sadeghi, 69enne iraniano, che da 45 anni vive a Macerata.

Fissa il suo cellulare, da giorni è in attesa di una chiamata, di un messaggio, di un segnale da parte dei suoi parenti in Iran, lì dove da settimane i pasdaran torturano e uccidono i manifestanti che protestano contro il regime degli ayatollah. La repressione in Iran si fa sempre più asfissiante e il suo pensiero è costantemente rivolto non solo ai suoi familiari di cui non ha notizie, ma a tutto il popolo iraniano.

«Gli scontri sono in atto in tutto il Paese, anche nei villaggi. Sono tutti a rischio – spiega – il regime è spietato, non so come andrà a finire. Che si interrompessero le comunicazioni è successo anche durante le proteste per la morte di Mahsa Amini, che hanno dato vita al movimento “Donne, vita e libertà”, ma ora, se possibile, la situazione è peggiore – racconta – le poche trasmissioni avvenivano tramite i satelliti Starlink, ma ora stanno abbattendo anche quelli. Credo che il regime non voglia interferenze straniere, un modo per cercare i veri leader dell’opposizione».

proteste-iran

Le proteste in Iran

Sadeghi a Macerata è arrivato nel 1980, quando ha lasciato Isfahan per studiare in Italia. Laureato in Scienze politiche all’Università di Macerata, è stato per molti anni un commerciante di tappeti, oggi in pensione. E’ sempre stato un attivista per la liberazione del suo Paese dal regime.

Nel febbraio del 2023, Sadeghi era stato tra i promotori del flashmob “Donne, vita e libertà. I diritti delle donne e del popolo iraniano” in piazza Vittorio Veneto, a Macerata, per sensibilizzare sulle sofferenze di chi tutti i giorni rischia la propria vita per far tornare la democrazia nel proprio Paese. Dopo sette anni di assenza, lo scorso novembre è tornato nella sua terra per un mese, e in quell’occasione ha avuto il sentore che qualcosa stesse per accadere.

«L’Iran è oppresso da oltre 40 anni – racconta -, ma in quel viaggio a casa ho notato un altro approccio, negli ultimi anni qualcosa era cambiato e al ritorno ne avevo parlato con i miei amici iraniani. Ho trovato un popolo pronto a combattere, a riabbracciare la cultura della vita anziché sottomettersi alla morte. Il peggioramento delle condizioni di vita è drammatico, e questo ha portato la gente a scendere in piazza chiedendo la fine del regime e la libertà. Stavolta il cambiamento è radicale».

L’Iran oggi è attraversato da una insurrezione popolare. La repressione del regime degli ayatollah è totale e sanguinosa e al momento non ci sono dati certi sul numero totale delle vittime. Una rivolta – quella anti-governativa contro il sistema teocratico che governa l’Iran dalla rivoluzione islamica del 1979 che detronizzò lo scià – che nasce dalla crisi economica e si è trasformata in una domanda di libertà. Inflazione fuori controllo, svalutazione del Rial, salari erosi e commercio paralizzato hanno fatto saltare un equilibrio già fragile, trascinando nelle piazze bazar, studenti, periferie urbane e minoranze etniche.

«Noi siamo repressi in tutto – aggiunge – in nessuna parte del mondo c’è una simile ingiustizia. Anche in questa rivolta, le donne sono in prima linea e continuano a lottare per i propri diritti. L’Iran non è un mondo lontano: è un Paese giovane, colto, urbanizzato, soffocato da un regime che non lo rappresenta più».

Se teme una guerra civile Sadeghi risponde: «Sì. Ma temo anche che l’Iran – ricchissimo di petrolio, oro e terre rare – possa fare gola agli esportatori di democrazia. Decenni di repressione hanno impedito la formazione di una classe dirigente capace di organizzare il dissenso».



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page

Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Gianluca Ginella. Direttore editoriale: Matteo Zallocco
Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X