
I numeri del Rapporto sulla violenza di genere nella regione Marche 2024 sono stati il punto di partenza della seduta aperta del Consiglio regionale dedicata alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.

L’intervento del presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui
«Non una semplice commemorazione, ma un’assunzione di responsabilità collettiva – tiene a precisare il presidente dell’Assemblea legislativa Gianluca Pasqui – perché la violenza contro le donne non è un destino, né un fatto isolato. È un fenomeno strutturale, che può essere superato solo con l’impegno comune, con politiche efficaci, con una rete che funzioni, con una cultura che cambi».
Una violenza sempre più “multiforme”, come spiega la presidente della Commissione pari opportunità della Regione, Maria Lina Vitturini, dopo aver ricordato i 100 progetti all’anno sostenuti dalla Cpo dal 2020 ad oggi. «La punta dell’iceberg è il femminicidio – puntualizza – ma vanno anche considerate la violenza fisica, sessuale, psicologica, la violenza economica e tutte le nuove forme di violenza che scorrono sui social».

Maria Lina Vitturini
Nelle 129 pagine del report, il 14° dall’entrata in vigore della legge del 2008 sugli interventi contro la violenza, il dato più estremo è appunto quello dei femminicidi. Due quelli commessi nel 2024, le vittime sono Ana Cristina Correia Duarte di Colli al Metauro, nel Pesarese, ed Emanuela Massicci di Castignano, in provincia di Ascoli Piceno. Il numero degli accessi ai Cav è aumentato (+12,4%), confermando il trend in crescita dal 2012 ad oggi (da 307 a 841), sintomo di un fenomeno radicato e in parallelo anche di una maggiore consapevolezza. Il 72% delle utenti sono donne italiane, principalmente di età tra i 30 e i 59 anni. Nel 37,1 % dei casi il maltrattante è il coniuge e nel 53,6% i figli hanno assistito alla violenza, protratta da oltre cinque anni in metà delle richieste di aiuto. Nicola Baiocchi, relatore di maggioranza del Rapporto, ha comunicato il rafforzamento della rete territoriale, «con l’apertura di una nuova casa di emergenza e quattro sportelli di ascolto nel 2025, 12 nuovi sportelli e sei case rifugio nel 2026». Per la relatrice di opposizione, Micaela Vitri, «l’educazione è la soluzione, ma servono più fondi e investimenti strutturali».

Nicola Baiocchi e Micaela Vitri
Nel corso della seduta sono stati ascoltati gli interventi delle forze dell’ordine, rappresentate da Elisa Gentili, sostituto commissario della Polizia di Stato nella squadra mobile della Questura di Ancona, e dei centri antiviolenza, con Elisa Giusti, referente del Cav Macerata. Dopo le riflessioni di Antonella Ciccarelli, commissaria della Cpo Marche, sui percorsi di recupero per gli uomini maltrattanti, la voce di due amministratori locali di territori dove sono avvenuti femminicidi, Fabio Polini, sindaco di Castignano, e Benedetta Lancioni, assessora alle politiche sociali di Tolentino, comune dove è stata uccisa dal marito lo scorso giugno Gentiana Kopili. La serie di relazioni è terminata con la testimonianza di una vittima di violenza psicologica ed economica, curata dall’associazione di Senigallia Dalla parte delle donne. «Non possiamo mai dire “a me non succederà” – ha ammonito la donna – la violenza non inizia mai con uno schiaffo, ma con vessazioni, minacce, controllo. E’ difficile capire di essere caduti in un vortice, ma sono qui per testimoniare una storia di rinascita».

Il governatore Francesco Acquaroli
Hanno concluso la seduta, alla quale hanno assistito gli studenti del liceo classico Rinaldini e del liceo artistico Mannucci di Ancona, gli interventi dell’assessore regionale alle Pari opportunità Francesca Pantaloni e del presidente della Regione Francesco Acquaroli. «Oggi, come ogni anno, la Regione Marche si unisce alla voce della Nazione e della comunità internazionale per ribadire l’impegno a porre fine alla violenza contro le donne. È una giornata che non celebriamo, ma viviamo con responsabilità, sapendo che dietro ogni numero ci sono volti, nomi e famiglie».
Tra gli ulteriori dati emersi dal Rapporto 2024, i consultori femminili hanno registrato 971 accessi (+44,1 %) e i casi di violenza su minori sono cresciuti del 78,9 % dal 2020. Inoltre, le Procure marchigiane hanno registrato aumenti significativi dei procedimenti penali per violenza di genere, segno di maggiore fiducia nelle istituzioni. «Per rispondere a questa emergenza, la Giunta ha stanziato 1,65 milioni di euro per il 2024‑2025 destinati alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere in tutte le cinque province – ha affermato l’assessora alle Pari Opportunità, Francesca Pantaloni – questi fondi finanziano i centri antiviolenza, le case rifugio, i consultori, i programmi per uomini autori di violenza e le attività di formazione. La Regione ha inoltre potenziato la rete dei Pronto soccorso, dove si sono registrati con 224 accessi correlati a violenza nel 2024, garantendo interventi rapidi e coordinati. Voglio anche ringraziare gli operatori dei centri antiviolenza, le forze dell’ordine, i servizi sociali, gli ospedali e tutti i volontari che ogni giorno ascoltano e proteggono le vittime. La violenza non si manifesta solo con percosse fisiche, ma anche con discriminazioni salariali, carriere ostacolate e stereotipi culturali. Le pari opportunità non sono soltanto un settore amministrativo, ma la misura della giustizia di una comunità che vuole essere libera e dignitosa. La Regione Marche continuerà a investire, formare e sostenere le donne e i minori in situazione di vulnerabilità, senza mai arretrare. Con coraggio e responsabilità, affermiamo che la violenza contro le donne non è accettabile e che le Marche saranno un territorio di rispetto, sicurezza e pari opportunità per tutti».
«Il Rapporto sulla violenza di genere ci restituisce un quadro complesso, ma con segnali incoraggianti – aggiunge l’assessore alla Sanità e alle Politiche Sociali, Paolo Calcinaro, assente per impegni istituzionali – i femminicidi sono diminuiti, mentre sempre più donne trovano la forza di chiedere aiuto. Dietro ogni numero c’è una storia, una vita, ma anche il coraggio di chi decide di uscire dal silenzio. Nel 2024, 841 donne si sono rivolte ai Centri antiviolenza, con un aumento del 12% rispetto all’anno precedente: questo ci dice che la rete dei servizi funziona e che la fiducia sta crescendo. La Regione Marche continua a investire con convinzione in prevenzione, formazione e sostegno, destinando oltre 1,6 milioni di euro nel biennio e promuovendo progetti innovativi. Tra questi, il Protocollo Virginia, che nella provincia di Pesaro mette in rete 25 enti pubblici e privati per offrire alle vittime percorsi condivisi di accoglienza e protezione, e La Stanza Sospesa, attiva a Macerata, che garantisce accoglienza immediata in strutture alberghiere a donne e minori in situazioni di emergenza. Combattere la violenza di genere significa costruire una comunità più giusta e solidale, dove nessuna donna debba più avere paura o sentirsi sola»
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Dunque: il 72 per cento delle denunce sono di donne italiane (che, presumo, sono quelle che denunciano, e possono, probabilmente, denunciare di più…), quindi, riferendosi pure ad altre percentuali, fatevi una domanda e… gv
Signor Vallesi, se mi permette vorrei integrare il suo commento con alcuni dati a livello nazionale che ho ricavato da Google.
Nel nostro Paese sono sei milioni e 400 mila (32%), le donne italiane che hanno subìto violenza anche sessuale (in pratica una su tre) con un’età che va dai 16 ai 75 anni. La maggior parte di loro non denuncia. Solo il 12% delle violenze subìte da partner e il 6% subìte da non partner vengono denunciate. Quindi le donne che non denunciano sono rispettivamente l’ 88% e il 94%. Solo una piccola parte delle vittime si rivolge ai centri antiviolenza, circa il 5%.
I freddi numeri in questo caso parlano da soli e qualsiasi considerazione è puramente superflua.
Signor Vallesi, torno ancora da lei per una questione mia personale. Se lei ha piacere o curiosità o interesse può cercare la notizia di Cronache Maceratesi “Macerata vista da Loris Tartuferi” e può trovare in coda un mio commento in risposta al signor Pavoni sul patrimonio lessicale dei giovani.
Naturalmente lei non deve sentirsi obbligato a leggere il mio intervento, per cui si deve ritenere libero di farlo oppure di non farlo.
Cordiali saluti.
Signor Ricci, buonasera. Per quanto riguarda il suo commento dove Lei parla, in riferimento al mio, credo, di violenza sulle donne ( ma comunque c’è anche quella sugli uomini, che è, soprattutto, ma non solo, di tipo psicologico, anche se quella, per così dire, fisica, riguarda, di certo, più le donne che gli uomini), le vorrei dire due cose. La prima è che per me, avendo vissuto fino ad ora la mia vita, per i motivi più diversi, soprattutto con donne, per me gli uomini che usano violenza sulle donne sono da mettere…e ci siamo capiti e condivido in toto le percentuali che Lei cita. La seconda è che le mie percentuali erano riferite, anche se non esplicitamente, ad altre percentuali, le quali, però, pare che non si possano dire; il motivo io lo conosco bene, credo, ma anche qui… Cordiali saluti.
Signo Ricci, per quanto riguarda il commento sul patrimonio lessicale (ho letto sia Lei che il signor Pavoni), posso dirle che dalla mia esperienza di ‘cultura’ di vita vissuta (un po’) e dalla mia assai poca esperienza di cultura accademica, mi ‘collocherei’ tra quel che Lei sostiene e tra quel che sostiene il signor Pavoni, ma essendo la mia cultura accademica assai scarsa, come ho già scritto, non posso dire più di questo. Tuttavia, vorrei dirle un’ultima cosa: nel corso degli ultimi circa trenta anni della mia vita lavorativa, ho lavorato soprattutto, come operaio, in un’azienda che si occupava anche di cultura, quindi di persone ‘colte’ ne ho conosciute a bizzeffe. Ecco, in merito a ciò, nel corso degli anni mi è capitato parecchie volte (io, ragioniere con 36, parecchi decenni fa e…) di sentirmi ‘in dovere’ (si fa per dire) di ‘riprendere’, sull’uso dell’italiano, tanti laureati e laureate ed anche con 110 e lode e in più laureati in materie umanistiche (soprattutto laureati in lettere moderne…sigh…), e di riprenderli su errori non da poco! Quindi, che le debbo dire, io, ‘ignorantone’, ho avuto sul campo questo tipo di esperienze, essendo pure io, aggiungo, scarsetto in italiano…quindi! Per il resto mi pongo ancor nel mezzo. Buona serata. gv