Le capre Carlotta e Celeste
sbranate dai lupi
CIVITANOVA - Due caprette allevate come animali di affezione dall'ex consigliere Sergio Marzetti che le ha trovate uccise nella sua casa in contrada Castelletta. «Non ho sentito il loro belato che accompagnava il mio arrivo, poi la terribile scoperta»

Le capre di Marzetti
di Laura Boccanera
Capre sbranate da uno o più lupi nelle campagne di Civitanova Alta. A fare la scoperta Sergio Marzetti, le sue “Carlotta” e “Celeste” uccise da animali selvatici. È successo nella notte in contrada Castelletta, nell’abitazione di campagna dell’ex consigliere comunale. È qui che Marzetti accudisce due caprette di 5 e 6 anni, ultimi esemplari di una generazione che da anni alloggia a casa Marzetti e di cui era affezionatissimo, tanto da aver dato loro anche un nome.

Questa mattina, come ogni giorno, è andato in campagna per portare loro da mangiare e subito si è accorto che qualcosa non andava: mancava il consueto belato che lo accoglieva al suo arrivo.
Pochi minuti dopo, la tremenda scoperta: le due caprette erano state sbranate durante la notte, vittime con tutta evidenza dell’attacco di uno o più lupi. Una scena amara e dolorosa per il proprietario, molto legato agli animali, che da anni vivevano nella piccola fattoria come parte della famiglia. Carlotta e Celeste erano infatti caprette allevate non per scopi produttivi, ma come animali di affezione, curate e accudite con grande dedizione.
E pare che non si tratti di un caso isolato. Nelle ultime settimane, nelle campagne di Civitanova Alta, tra contrada Castelletta e Pisciarelle si è registrato anche un altro episodio di predazione su animali domestici e da allevamento, segno della presenza stabile del lupo nei territori agricoli circostanti.

Una delle capre uccise
CARO SERGIO, TI SONO VICINO. E CAPISCO LO SCONCERTO. IO VIVO IN CAMPAGNA CON LE MIE GALLINE E GATTI.. PROVACI!
mi dispiace per la sua perdita
Ma se fosse un cane abbandonato diventato selvatico ?
O dolci creature dal manto di neve e di miele,
voi che trottavate come versi leggeri
sulle pietre di contrada Castelletta,
con gli zoccoli che battevano il tempo
d’un valzer campagnolo,
e il collo chino in riverenze di seta
quando la mano dell’uomo
vi accarezzava il capo come versi di Orazio, ecco, il sipario della notte si è alzato
su una scena più antica di ogni teatro:
i lupi, quei critici severi della foresta,
hanno recensito il vostro grazioso pas de deux
con zanne invece che con penna,
e il palco è rimasto muto,
senza più il vostro belato
che era la più squisita ouverture
al ritorno del vostro signore.
Ah, crudeltà raffinata della natura!
Tu che vesti il massacro con la porpora della luna
e fai del sangue un tappeto persiano
per gli dei silvestri.
L’uomo aveva creduto di sottrarvi al mito
e di farvi dame di un salotto rustico,
vi aveva dato nomi di principesse dimenticate,
Carlotta, Celeste,
come si danno perle a chi già porta il cielo negli occhi;
ma il bosco, geloso,
ha reclamato il suo antico tributo
con la stessa eleganza con cui un duca
strappa il ventaglio dalle mani di una rivale.
Ora Sergio torna,
e il silenzio è un epitaffio più pesante del marmo.
Non ode il piccolo concerto di campanelli
che annunciava il suo passo,
solo il vento che ripete, ironico,
l’ultima battuta del vostro duetto spezzato.
Piangete, o mortali,
per la bellezza che non sa difendersi
se non con la grazia;
piangete per le caprette
che furono più civili dei loro assassini,
e che, anche sbranate,
hanno lasciato sul prato
una posa da tragedia greca
tanto perfetta
da far invidia alle statue di Canova.
Addio, Carlotta.
Addio, Celeste.
Il mondo è un po’ meno elegante
da quando voi non siete più
a insegnare che anche l’innocenza
può morire con stile.
I nomi, vogliamo anche i nomi dei mostri assassini!
Forse la ‘casetta’ ove erano tenute non era sufficientemente sicura.
— Prendetevela con i CACCIATORI con le loro squadre armate di tutto punto, in zone interne, disabitate, FANNO STRAGI di innocenti animali selvatici.!!!!!!!
— I poveri lupi sono costretti a rifugiarsi vicino i centri abitati dove si spara di meno.!!!!!!!!!!!!!
O Italia, terra di paradossi dorati,
dove il lupo – non già il pastore – regna sovrano,
e l’Europa intera, invidiosa e muta,
conta i suoi branchi come un avaro conta monete,
tu ne hai più di tremila, erranti per valli e crinali
come ombre di un’antica tragedia che si rifiuta di morire.
Sulle tue Alpi, novecento fantasmi grigi
vegliano il sonno dei turisti in doposci;
sugli Appennini, duemilaquattrocento anime selvagge
cantano al chiaro di luna un inno che nessun coro umano
oserà mai ripetere senza tremare.
La Spagna si vanta di duemila e passa,
la Francia di mille, la Germania di un misero manipolo:
numeri da salotto, da conferenza stampa,
mentre tu, Italia, li porti vivi nel sangue,
come porti il vino rosso e il tradimento dolce.
Canis lupus italicus, creatura di pura eleganza genetica,
tu che hai imparato l’arte di sopravvivere
tra le rovine di Roma e le autostrade di oggi,
tu che attraversi i confini come un poeta attraversa i versi,
portando il tuo manto di luna in Francia, in Svizzera,
dove ti accolgono con fucili e meraviglia.
Eppure, anche la bellezza più fiera ha il suo prezzo:
ogni anno il quindici per cento di voi
cade per mano di chi teme la propria ombra,
o sotto ruote d’acciaio, o nell’abbraccio sbagliato di un cane domestico
che scambia la libertà per un gioco.
O Italia, tu che custodisci il più bel paradosso vivente:
il paese che uccide i suoi santi e venera i suoi ladri
oggi protegge il lupo e poi gli spara di nascosto,
lo conta con orgoglio e poi lo piange in silenzio.