
Fabio Pistarelli, è stato Capo di Gabinetto già nella passata Giunta Acquaroli
di Luca Patrassi
Passate le elezioni regionali, arrivano le prime delibere per le nomine legate allo staff. La giunta guidata dall’appena confermato governatore Francesco Acquaroli ha approvato le delibere per la stipula dei contratti per il Capo di gabinetto della giunta, della portavoce del governatore, della segreteria del presidente e di alcuni assessori tra i quali Giacomo Bugaro, Paolo Calcinaro e Francesco Baldelli.
E’ atteso a breve termine un altro robusto pacchetto di nomine, sia in giunta che in Consiglio regionale per far fronte alle (si immagina) tantissime attività delle segreterie varie. A svolgere di nuovo l’incarico di Capo di gabinetto della giunta regionale sarà l’avvocato maceratese Fabio Pistarelli (quota Fratelli d’Italia), dall’”infanzia” ad oggi sempre nell’orbita della destra, da rappresentante degli studenti di Unimc fino al Consiglio regionale Il trattamento economico per Fabio Pistarelli è stato fissato in 90mila euro complessivi.

Eleonora Conforti
Altra conferma nello staff del governatore: la portavoce rimane la maceratese Eleonora Conforti con un contratto di di 60mila euro complessivi. La segreteria di Acquaroli vede come responsabile l’esterno Francesco Novelli (per lui poco più di 39mila euro annui) e due dipendenti della Regione che sono Anna Maria D’Addato (funzionaria di elevata qualificazione, 44mila euro) e l’istruttrice Tiziana Bottegoni (32mila euro).
Prime nomine nelle segreterie anche per alcuni assessori che hanno scelto il personale dipendente della Regione. Nella segreteria dell’assessore Paolo Calcinaro ci saranno Antonella Possanzini (funzionario di elevata qualificazione, poco meno di 39mila euro complessivi) e l’istruttrice Federica Masini (31mila euro) mentre per ora c’è una sola indicazione nella segreteria dell’assessore Francesco Baldelli e si tratta di Alessandro Maurizi, funzionario di elevata qualificazione (35mila euro).
Tutte ancora da conoscere le nomine di pertinenza del presidente del Consiglio regionale delle Marche Gianluca Pasqui e quelle dei vari gruppi consiliari. Decine di nomine per seguire le (si immagina) numerose attività delle varie segreterie. Altra nomina attesa è quella del segretario generale: nella scorsa legislatura l’incarico fu affidato al fabrianese Mario Becchetti.

Aldo Salvi
C’è infine spazio per una consulenza, stavolta gratuita: il governatore ha nominato l’ex sottosegretario ed ex primario del pronto soccorso di Torrette Aldo Salvi per seguire come si legge nel decreto di nomina, la sanità, nel particolare «sistema di emergenza e urgenza sanitaria; programmazione socio sanitaria, promuovendo omogeneità, equità, efficientamento, appropriatezza e ottimizzando l’organizzazione a rete; liste d’attesa per prestazioni in regime ambulatoriale e di ricovero; modelli innovativi nell’organizzazione socio sanitaria, negli screening e nella prevenzione».
Salvi era stato nominato sottosegretario a fine 2023 sempre dal governatore Acquaroli per sostenere l’assessorato allora retto da Filippo Saltamartini: i settori da seguire erano gli stessi di oggi per la quasi totalità.
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Aldo Salvi penso che sia un seguace di S. Francesco, con i compensi per gli altri incarichi che suonano come uno schiaffo a chi non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena, o non arriva alla fine del mese !!
San Francesco ha dei seguaci,
ancor più a lui devoti,
saran mica i più capaci,
a cercare sempre voti;
ma politica è assai strana,
non comprende popolino,
si rintana nella tana,
non s’accorge del declino,
di famiglie ormai allo stremo,
che faticano a campare,
e chissà come faremo,
ad alcuni ancor votare… m.g.
Non ce costa cosa sa jente! Rapporto costo/beneficio vergognoso.
Signor Giuseppe Vallesi, ho apprezzato molto la sua “lirica” che forse è in risposta, peraltro corrispondente, a quanto io ho scritto. Direi proprio corrispondente “in toto” al mio pensiero attuale sulla politica, sui politici e sui politicanti.
Io mi sono scagliato più volte contro quella vergogna, che grida vendetta, delle liste di attesa e spero che stavolta chi di dovere ne venga a capo.
Mi è piaciuto soprattutto quel “si rintana nella tana, non s’accorge del declino”. Sa, io, nella mia dabbenaggine, ho votato tante, tante volte, ma ho deciso di non andare più a votare, se non dopo aver verificato che certe promesse elettorali siano state mantenute.
Qualcuno mi ha detto che chi non vota è un ignavo, io gli ho risposto che gli ignavi sono coloro che non mantengono le promesse. E modestamente penso che il mio “sistema” sia infallibile: votare e confermare chi, della mia idea politica, ha preso degli impegni che poi ha onorato. Quindi, votare dopo e non prima, quantomeno per non essere preso per i fondelli.
Per ora mi fermo qui.
Distinti saluti.
La politica, strana bestia, biforcuta e bislacca,
non capisce il popolino, no, lo scansa come il prete
scansa il mendicante che gli chiede l’elemosina
con l’odore di miseria che gli entra nelle narici.
Si rintana nella tana, oh tana di volpe incipriata,
tra moquette e poltrone di pelle di bue ministeriale,
e non vede, non fiuta il declino che puzza di muffa
e di pane raffermo, di bollette che piovono come grandine
sui tetti di lamiera, di famiglie allo stremo,
con le ossa che scricchiolano come mobili tarlati,
e i bambini che crescono a pane e televisione,
e i padri che tornano a casa con le mani vuote
e gli occhi pieni di vergogna, come sacchi di cenere.
E chissà come faremo
a votar ancora per questi devoti
che han dimenticato il lupo e il passero,
e contano solo i seggi, gli scranni, le prebende,
mentre il mondo frana, e l’umiltà è un lusso
che non si può permettere chi ha fame.
Caro Ricci, Lei è ovviamente liberissimo di non andare a votare!
Ci mancherebbe!
Ma, come mi diceva la buonanima di mio padre: “Tu puoi non occuparti della politica, ma in ogni caso la politica si occupa di te!”
Veda lei!
Cordiali saluti
Signor Ricci, la ringrazio (ha definito ‘liriche’ le ‘filastrocche’…ah ah ah…) e credo che anche non andare a votare sia un ‘voto’, una scelta, ovvio, anche se io ancora riesco ad andare (non per tutto, certo), ma non so fino a quando. Cordialmente. gv
Carissimo signor Romualdo Mattioni: se il suo Carissimo nonno era ancora in vita non so se aveva lo stesso pensiero,perché ora i politici qualsiasi colore esso sia pensano solo ai comodi loro meno a chi li ha votati,non so se ancora lei non se ne sia accorto basta che veda la percentuale di chi ancora si recano alle urne… vota Antonio…vota Antonio…
Caro Mattioni, sono contento di essere liberissimo di non andare a votare.
La buonanima di Suo padre aveva ragione, ma io mi sono occupato della politica per tanti anni e vorrei disperatamente che la Politica (“P” maiuscola) si occupi di me, di noi, di tutti, senza pretendere di vivere nell’isola immaginaria “Utòpia”, di Tommaso Moro, con un modello di società perfetta.
Epperò vorrei tranquillizzarLa, tornando sul concetto della mia volontà di votare a cose (positive) fatte.
Cordiali saluti a Lei.
E vai con la dilapidazione dei “tributi” di chi tira la cinghia per tutta la vita…
…pubblicate??? gv
Che desolazione stì personaggi che rappresentano il nulla cosmico come il ns imbarazzante governatore (ndr che in realtà non ha governato niente fino adesso ed ha solo peggiorato una situazione lavorativa e sanitaria che nella ns regione era già deficitaria..)
Signor Vallesi, secondo me la sua composizione poetica assomiglia di più a una lirica che a una filastrocca.
Anche io in passato ho provato a mettere in rima le mie sensazioni e i miei sentimenti, ma ho fallito clamorosamente, per cui apprezzo chi, come lei, è capace di esprimersi in rima.
Cordiali saluti.
Lo Spirito, attraverso il dolore del negativo,
torna in sé e si riconosce nel suo altro.
Il voto – chissà come faremo a votar ancora –
non è semplice ripetizione, è il momento etico in cui
il particolare (il devoto dei seggi) si solleva all’universale.
Il mondo frana: questo è il travaglio della storia.
Ma il franare è il divenire del concetto:
la Politica, superando la sua forma immediata di bestia,
diventa Stato, cioè libertà concreta.
Il lupo e il passero non sono metafore pittoresche:
sono i momenti dialettici della totalità vivente.
L’umiltà non è lusso, è la sostanza etica che si realizza
nella comunità di liberi che si riconoscono liberi.
Così la Politica biforcuta si conserva e si supera:
la tana di volpe diventa palazzo della Ragione,
la moquette si dissolve nella trasparenza del concetto.
Il pane raffermo si trasmuta in pane spezzato per tutti,
le bollette in giustizia distributiva.
E noi, che eravamo cenere,
diventiamo il soggetto assoluto che sa se stesso
nella Storia che si compie.
Il Regno non è escaton futuro:
è il presente eterno del concetto che si è fatto carne
nelle case di lamiera e nelle mani vuote.
…signor Ricci, mah, io ho parecchi dubbi (sempre con un pensare scherzoso…), ma comunque la ringrazio lo stesso. gv