Diciotto milioni per l’Istituto San Giuseppe,
arriva l’interrogazione di De Padova
MACERATA - Il caso sul maxi contributo era stato sollevato dall'ex consigliere comunale del Pd ed ex direttore Erap Daniele Staffolani. Ora il tema finisce in assise

Sabrina De Padova, consigliera del Gruppo misto
Avevano fatto discutere i dubbi sollevati dall’ex consigliere comunale del Pd ed ex direttore Erap Daniele Staffolani sul maxi contributo per l’adeguamento sismico dell’Istituto San Giuseppe di via Isonzo che ammonta a a 18 milioni e ora il caso finisce in Consiglio con una interrogazione di Sabrina De Padova (Gruppo misto).
«È il più grande cantiere di ricostruzione privata della città dietro alle demolizioni alla Pace – aveva detto Staffolani – ma tutto è passato sotto silenzio: quali sono i gravi danni riportati dall’edificio a seguito del sisma tali da giustificare l’erogazione di un contributo di tale entità?».
Ora a rincarare la dose è l’ex consigliera del gruppo di Sandro Parcaroli ora nel Gruppo misto. È stata lei a presentare una interrogazione sui finanziamenti per l’adeguamento sismico dell’Istituto San Giuseppe, gestito da una cooperativa privata.

La scuola San Giuseppe
«Perché, – chiede – nonostante il grave danno e la vulnerabilità dell’edificio, non è stata dichiarata l’inagibilità dell’Istituto e non sono stati disposti interventi di trasferimento degli studenti in altre strutture, come invece è accaduto per altri istituti come quello d’arte e lo scientifico? L’edificio è stato soggetto a ordinanza di inagibilità e, in caso negativo, per quale motivo? Come mai sono stati attribuiti finanziamenti così ingenti a una scuola paritaria, gestita ormai da una cooperativa privata, anziché ad altre realtà in attesa di interventi da anni, come il Convitto?». E poi ancora: «Quali sono stati i criteri per la selezione dell’impresa e dei tecnici».
«Ben 18 milioni per l’Istituto San Giuseppe, più che per riparare tutte le chiese in città»
In attesa del riscontro che l’interrogazione comporterà, colgo l’occasione di indicare qualche punto di conoscenza che potrà aiutare l’elaborazione di un giudizio reale sulla situazione della pratica in oggetto. In particolare, l’edificio rimase danneggiato sia dal sisma di agosto che da quello di ottobre. Nello stilo solito delle Suore, “misero mano al portafogli” in silenzio, con l’obiettivo di restituire ai ragazzi la scuola nel più breve tempo possibile. Mettendo in essere lavori di “pronto intervento e messa in sicurezza per recupero temporaneo della agibilità” che ha consentito a centinaia di edifici – Macerata in primis – di rimanere utilizzati seppur danneggiati in attesa del finanziamento per l’intervento definitivo. Da qui, la ordinanza Commissariale 61/2018 (tra le prime…) ha stabilito che le scuole paritarie dovevano essere equiparate alle scuole statali. E l’art.7 comma 1 lettera b) del dl 189/2016 (legge di riferimento sisma) decretò che strutture scolastiche dovevano essere considerate “alla stessa stregua delle strutture strategiche” e, per tale motivazione, conseguire l’adeguamento sismico indipendentemente dal livello di danno subito. Già da questi punti può essere chiaro il motivo. Poi, il fatto che l’edificio sia sottoposto al vincolo della Soprintendenza come edificio storico (quindi impossibile da demolire e ricostruire, con riferimento all’articolo precedente), ha reso l’obbligo di non intervenire sulle pareti esterne. Questo, tentando una descrizione più semplice possibile, ha comportato la realizzazione di una struttura interna, in acciaio, capace di sostenere le sollecitazioni sismiche pari ad un edificio nuovo di oggi, ma garantite su un edificio del 1933. A completamento, le segnalo che il Liceo Artistico non è delocalizzato per danni (in quanto anche questo è stato subito oggetto di lavori di pronto intervento a seguito dei danni causati dal sisma), ma perchè in questo momento subisce interventi di adeguamento sismico (esattamente lo stesso obiettivo) che non sono compatibili con la permanenza dei ragazzi. Il Liceo Scientifico è stato danneggiato dal sisma 2016, messo in sicurezza ed ha il progetto in corso di sviluppo dalla parte pubblica. Così come il Convitto Nazionale. Tutti edifici che, in qualità di pubblici, seguono un percorso diverso e che hanno, ad oggi, stime economiche risalenti all’anno di approvazione dei programmi di intervento, ovvero precedenti alle crisi dell’emergenza Covid e dell’aumenti dei prezzi dei materiali da costruzione.
L’intervento della Prefettura è invece arrivato al completamento dell’iter progettuale. E l’importo, per dimensione di edificio, necessità di raggiungimento del massimo livello di sicurezza sismica in coabitazione con il vincolo Soprintendenza, comporta spese analogamente ingenti.
buonasera, ma se sommate i soldi spesi per la realizzazione da zero delle scuole sorte con i soldi dell’associazione “Bocelli” (Pievetorina-Muccia-Camerino-Sforzacosta), non si spendono nemmeno la metà dei 18 milioni, allora perchè non fare un altro San Giuseppe nuovo e antisismico tipo alle ex casermette aereonautica dove c’è tanto spazio libero?
Questi edifici non resisteranno al prossimo terremoto che ciclicamente ci sarà (storia sismica, nel 1799 Camerino fu rasa al suolo e rimasero solo tre case in piedi che sono il simbolo del Comune), purtroppo siamo in una zonna altamente sismica quindi non ha senso spendere dei soldi per edifici che non reggono.