«Crolla l’export delle Marche,
è tra le peggiori regioni d’Italia:
addirittura -91,9% verso la Cina»
L'APPELLO lanciato da Cna dopo i dati pubblicati dall'Istat sul terzo quadrimestre 2024: «E' un campanello d’allarme che non possiamo ignorare. Questa crisi richiede un’azione concreta da parte delle istituzioni, il rischio è che molte realtà produttive non riescano a riprendersi»

Maurizio Tritarelli
«Secondo i dati recentemente pubblicati dall’Istat, nel quarto trimestre del 2024, mentre le esportazioni complessive del Centro Italia hanno registrato una crescita del +1,7% rispetto al trimestre precedente, le Marche si sono distinte negativamente nel panorama nazionale, subendo una delle peggiori contrazioni dell’anno. Complessivamente, l’export marchigiano ha segnato un -29,7% rispetto al 2023, posizionando la regione tra quelle con il calo più drastico dopo la Basilicata (-42,4%)». E’ l’allarme lanciato da Cna. «Uno degli elementi chiave che hanno determinato questa pesante flessione – continua l’associazione – è stato il drammatico crollo delle esportazioni marchigiane verso la Cina (in larga parte del settore farmaceutico), che ha registrato un -91,9% rispetto all’anno precedente. Questo dato rappresenta uno dei contributi negativi più significativi all’export nazionale, influenzando in maniera diretta la performance della regione».
«Il crollo delle esportazioni marchigiane verso la Cina – commenta il presidente Cna Macerata Maurizio Tritarelli – è un campanello d’allarme che non possiamo ignorare. La tensione commerciale globale, con le minacce di dazi provenienti dagli Stati Uniti, dovrebbe spingere le nostre imprese a riallacciare i rapporti con il mercato cinese, che resta un attore chiave per molte filiere produttive locali. È necessario avviare un dialogo per favorire la ripresa degli scambi e ristabilire la competitività delle nostre aziende su questo come altri nuovi mercati».
Nella mappa contenuta nel rapporto Istat, le province di Macerata e Pesaro-Urbino hanno avuto un impatto negativo meno marcato rispetto ad altre aree della regione. Tritarelli invita comunque a non abbassare la guardia: «I dati provinciali dimostrano che Macerata ha mostrato una maggiore tenuta rispetto alle altre. Questo è un segnale positivo che indica la capacità delle nostre imprese di adattarsi a un contesto economico difficile. Dobbiamo rafforzare i nostri strumenti di supporto per evitare che anche i territori più resilienti subiscano gli effetti a lungo termine di questa crisi».
Un altro fattore determinante nella crisi delle esportazioni marchigiane è stato il calo delle vendite di articoli farmaceutici, che ha contribuito negativamente per quasi un punto percentuale alla variazione complessiva dell’export italiano. A questa difficoltà si aggiunge la crisi del settore manifatturiero, che ha subito un calo del -30,7% nel 2024 rispetto al 2023. Si tratta di un comparto fondamentale per l’economia marchigiana, che comprende la produzione di beni industriali e artigianali destinati all’export. Tuttavia, non tutti i segmenti della manifattura sono stati colpiti in egual misura: le “altre attività manifatturiere”, che comprendono la fabbricazione di gioielleria, bigiotteria e strumenti musicali, articoli sportivi e strumenti medici, hanno registrato una lieve crescita del +1,5%, mostrando segnali di resilienza.
«Il manifatturiero – prosegue Tritarelli – è da sempre il cuore pulsante della nostra economia, e vedere un calo così marcato deve far riflettere. Tuttavia, ci sono settori che stanno mostrando una maggiore capacità di tenuta, come la produzione di articoli di nicchia dell’artigianato artistico. Questo dimostra che la qualità e la specializzazione possono ancora fare la differenza, ed è su questi punti che dobbiamo lavorare per il rilancio». Secondo l’associazione, dunque, il quadro delineato per il 2024 mostra una regione in difficoltà, con un’economia fortemente dipendente da settori che hanno subito un duro colpo, sia a causa della diminuzione della domanda globale, sia per la perdita di mercati strategici come la Cina. La forte riduzione delle esportazioni impone una riflessione sulle strategie economiche regionali: «Le nostre imprese hanno dimostrato in passato di saper affrontare le difficoltà, ma questa crisi richiede un’azione concreta da parte delle istituzioni – conclude Tritarelli – Serve un piano di sostegno mirato per i settori più colpiti, accompagnato da misure che incentivino l’innovazione e l’accesso ai mercati. Non possiamo permetterci di aspettare, il rischio è che molte realtà produttive non riescano a riprendersi». Secondo la Cna Macerata sarà quindi fondamentale implementare politiche di sostegno alle imprese esportatrici, individuare nuovi mercati di sbocco e rafforzare la competitività del sistema produttivo marchigiano per evitare che questa crisi possa avere ripercussioni di lungo termine sul tessuto economico della regione.
Ancora un titolo fuorviante perché se prendiamo i dati ISTAT dello stesso 1* trimestre 2023 rilevo che le MARCHE erano al 1* posto in ITALIA per export con un aumento del 101,9% dovuto al settore farmaceutico con il vaccino anti-covid della PFIZER prodotto nello stabilimento di ASCOLI PICENO che oggi è costretta a licenziare 82 dipendenti su 759 per l’azzeramento del COVID e conseguente crollo dell’ export del proprio farmaco in CINA. Le statistiche di un solo settore con oscillazioni straordinarie da positivo a negativo nell’arco di 2/3 anni non possono essere interpretate in modo ingannevole.
Colpa dei dazi?