Il cantiere “sfratta” la salamandrina di Savi
«Per asfaltare una strada
dove passava un auto al mese»

CESSAPALOMBO - Il consigliere d'opposizione Stefano Ciocchetti denuncia che lavori di ripristino del tratto che da Monastero sale a San Liberato di Fiastra, per i quali sono stati investiti 1,9 milioni, hanno danneggiato seriamente l'habitat del piccolo anfibio, una specie endemica dei Sibillini: «Che il fontanile fosse il riparo del piccolo animale era noto da tempo, l'amministrazione spieghi perché si è scelto di intervenire comunque e in quel modo»

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La salamandrina di Savi

di Monia Orazi

Una rara specie di anfibio, la salamandrina di Savi, è stata “sfrattata” dai lavori effettuati lungo la strada che da Monastero di Cessapalombo conduce prima a Monte Cancelli e successivamente a San Liberato di Fiastra.

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Stefano Ciocchetti, consigliere comunale di Vivere Cessapalombo

Si tratta di un anfibio lungo circa 10 centimetri, una specie tipica dell’Appennino, che ama i luoghi umidi e ricchi d’acqua, segnalata dalla stessa Regione nelle aree protette. In quella zona l’animale amava vivere in un fontanile lungo la strada ed ora è pressoché scomparso. Dopo la segnalazione del forte impatto ambientale dei lavori, questo fontanile è stato ricoperto con reti, tanto che dalla strada risulta non visibile come “rimedio” al danno già compiuto. I lavori hanno lasciato sul terreno tantissima sporcizia ormai irrecuperabile come i pezzi di ferro delle reti.

La denuncia viene dal consigliere comunale di minoranza Stefano Ciocchetti di Viviamo Cessapalombo, che ha anche interpellato due esperti erpetologi e chiede conto di quanto accaduto con i lavori di ripristino del corpo stradale. «Si tratta di una strada in passato utilizzata dai boscaioli della comunanza agraria di Monastero – spiega il consigliere comunale – in cui è tanto se transitava una macchina al mese. Non è mai stata asfaltata e nella zona è noto il fontanile, citato nelle pubblicazioni di settore, per essere l’habitat della salamandrina di Savi. Non solo, nella zona era nota la presenza di una coppia nidificante di falco pellegrino e un’altra di aquila reale. Perché l’amministrazione comunale, tra tutte le strade presenti sul suo territorio ha scelto di ripristinare una così poco transitata come la Monastero-San Liberato? Chi doveva vigilare sull’esecuzione dei lavori, per garantire la tutela delle zone a protezione speciale? Abbiamo chiesto un anno fa accesso agli atti che ha avuto risposta negativa e vogliamo andare fino in fondo alla vicenda».

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La strada Monastero-San Liberato oggetto dei lavori

Prosegue il consigliere Ciocchetti: «I lavori di ripristino della strada si sono svolti in una zona situata all’interno del Parco nazionale dei Monti Sibillini di elevato interesse naturalistico e di una zona Zps (Zone a protezione speciale) facente parte della Rete Natura 2000, concepita ai fini della tutela della biodiversità europea attraverso la conservazione degli habitat naturali e delle specie animali e vegetali di interesse comunitario. Sono state apposte reti paramassi metalliche di notevole impatto ed anche il fontanile è stato oggetto di intervento “liberandolo” dalla vegetazione circostante e quindi distruggendone inesorabilmente l’habitat. Perché quindi la scelta di intervenire proprio su una strada a transito ridottissimo? Chiediamo risposte in nome della trasparenza amministrativa. Tra l’altro le forti piogge cadute nei giorni scorsi hanno già danneggiato la strada».

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Le protezioni metalliche lungo la strada

Soggetto attuatore dell’intervento di ripristino del corpo stradale è stato Anas che ha appaltato i lavori ormai conclusi, per cui era stata stanziata una cifra di quasi 1,9 milioni. Dopo la recente conclusione dei lavori si è svolto un sopralluogo dei carabinieri forestali che hanno fatto un verbale alla ditta edile che ha eseguito i lavori. Ecco come illustra il danno ambientale causato alla fauna presente in zona il biologo erpetologo Luca Coppari: «Conosco il fontanile di Monastero da circa sei anni e da allora seguo la popolazione di salamandrina di Savi, nome biologico Salamandrina perspicillata, presente nel sito. Questa specie è un endemismo italiano protetto e tutelato in tutta la penisola. La popolazione presente utilizza il fontanile in questione per la riproduzione, in quanto le femmine depongono le uova in acqua: nella zona circostante, l’acqua è presente solo nel fontanile in quanto nella valle vicina, per fenomeni di carsismo, l’acqua è presente nel sottosuolo e all’apparenza l’alveo del torrente risulta asciutto».

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Anche l’erpetologo David Fiacchini esprime la propria preoccupazione per l’accaduto. «Premesso che le opere di messa in sicurezza delle infrastrutture viarie sono sempre importanti, nel caso in questione si tratta di lavori di un certo impatto sull’ambiente: gli interventi hanno interessato, in particolare, un versante boscato a forte pendenza in prossimità di ruscelli, sorgenti e balze rocciose. Spesso con questi lavori si alterano le condizioni microclimatiche locali e si distruggono microhabitat di fondamentale importanza per la sopravvivenza di specie animali endemiche dell’Appennino e molto rare nei Sibillini. La riduzione della copertura boschiva, ad esempio, modifica sia le condizioni di ombreggiamento del terreno, sia l’infiltrazione e il ruscellamento delle acque meteoriche: specie vegetali sciafile e animali che prediligono ambienti freschi e umidi si trovano in condizioni edafiche e microclimatiche completamente modificate. Ciò causa problemi che vanno dalla perdita di habitat alla scomparsa locale delle specie più sensibili a modificazioni improvvise e pesanti. I lavori di messa in sicurezza della strada potevano comunque essere effettuati, ma nel rispetto delle peculiarità ambientali dell’area e con misure di mitigazione che avrebbero comportato un minor impatto complessivo».

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Riguardo al futuro ripristino delle condizioni precedenti ai lavori così si esprime Fiacchini: «Credo che con un progetto ad hoc si possano recuperare, almeno in parte, le condizioni ambientali precedenti ai lavori: serviranno alcuni anni e occorreranno una serie di interventi naturalistici, ripiantumazioni in primis, seguiti con attenzione da figure professionali competenti che possano dettare tempi, modi, cautele e materiali da utilizzare. I lavori hanno avuto sicuramente un impatto negativo su habitat e specie di interesse conservazionistico come alcuni anfibi, salamandrina di Savi e rana appenninica su tutti, e rapaci diurni, quali l’aquila reale e il falco pellegrino, nidificanti proprio nella zona oggetto di intervento. Per questi motivi ci sarà bisogno di un intervento “riparatore”, curato da professionisti competenti, e di una serie di monitoraggi che possano nel tempo fornire informazioni sullo stato di salute della popolazione di salamandrina. Sono fiducioso che le varie amministrazioni coinvolte, a partire dal Parco, possano mettere in campo le risorse necessarie per ridurre e compensare ex post, per quanto possibile, l’impatto dei lavori e, per futuri interventi massivi sul territorio, pongano maggiore attenzione alle preziose biocenosi dei Sibillini».

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