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«Calo dei consumi, guerre e crisi dell’export:
il settore moda è in forte sofferenza.
Ma le fiere meglio delle aspettative»

MACERATA - Calzature, pelletteria e accessori: il bilancio di Confindustria dopo i tre più importanti eventi di settore Micam, Lineapelle e Mipel

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La presentazione dei risultati delle tre fiere nella sede di Confindustria

di Mauro Giustozzi (foto Fabio Falcioni)

Calzature, pelletteria e accessori: è il momento della resilienza per il settore moda reduce dalle fiere che si sono svolte nelle scorse settimane di Micam, Lineapelle e Mipel per attraversare e superare un periodo segnato da consumi in calo, in particolare a livello interno, la crisi che colpisce la Germania e l’export in generale che rallenta anche verso Stati Uniti, Cina, le due guerre che creano incertezza a livello mondiale il che porta ad una contrazione degli ordinativi per le pmi del territorio. Aziende che vogliono puntare su digitalizzazione e sostenibilità d’impresa ma che al contempo chiedono sostegno al governo in merito ad ammortizzatori sociali e accesso al credito agevolato. Nella sede di Confindustria Macerata si è fatto il punto della situazione con i presidenti delle sezioni presenti alle fiere milanesi.

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Matteo Piervicenzi

«Queste tre fiere si sono confermate come le piattaforme più importanti del settore – ha sottolineato Matteo Piervincenzi, presidente sezione Calzature – con la presenza di 41mila visitatori, il 45% proveniente dall’estero da ben 140 Paesi. In particolare i più numerosi sono stati quelli provenienti da Spagna, Germania e Francia per l’Europa, Stati Uniti e Canada per il nord America e Giappone e Cina per l’Oriente. Rispetto alle aspettative le fiere sono andate meglio però resta il tema della debolezza endemica segnalata dalla minor propensione all’acquisto dei consumatori, con un -2% nei primi sei mesi di quest’anno, dal rallentamento delle economie, in particolare Germania e Cina, dai timori legati alle due guerre in atto in Ucraina ed Israele il che ha portato ad una contrazione degli ordinativi in particolare per le nostre piccole e medie imprese: produzioni calate nel primo semestre 2024 del -19% non risparmiando neppure le griffe. La situazione congiunturale è sfavorevole e mina la tenuta delle nostre imprese costrette ad un ricorso massiccio alla cassa integrazione che, nel settore pelli, ha raggiunto il +138% nei primi sei mesi 2024. Pertanto è necessario che ci sia il sostegno del governo a dar man forti alle nostre imprese con apertura di ammortizzatori sociali e accesso al credito facilitato che possano sostenere la digitalizzazione e la sostenibilità, che sono le armi che gli imprenditori possono mettere in campo in questo delicato momento».

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Sergio Sciamanna

Anche per quanto concerne la pelletteria il quadro che è emerso dalle fiere milanesi non si discosta troppo da quello che ha interessato il Micam.  «Il Mipel è andato in simbiosi con la fiera della calzatura –ha affermato Sergio Sciamanna, presidente sezione Pelletteria di Confindustria Macerata – le aspettative non erano elevate e quindi ci possiamo ritenere soddisfatti. I buyer sono rimasti quelli delle edizioni del passato, sia a livello di presenze che di ordinativi, e questo è positivo in un contesto in cui il settore moda sta soffrendo molto, in particolare quello del lusso. In questo momento dobbiamo serrare i ranghi e resistere aspettando che il quadro generale migliori. In passato ci hanno dato una mano i grossi brand ad acquisire ordinativi, attualmente dobbiamo rivedere le dinamiche e puntare su quelli che sono i nostri prodotti. Una forte innovazione stilistica quindi, ma pure nuovi materiali che consentano di attrarre nuovi clienti. I mercati esteri hanno tenuto molto meglio rispetto a quello interno: dall’est Europa alla Germania, Spagna restano le nazioni di riferimento. Sta invece soffrendo molto la Cina ed in generale i clienti asiatici che sono diminuiti rispetto allo scorso anno».

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Alessio Castricini

Anche l’accessoristica va a ricasco degli altri settori legati a calzature e pelli con una flessione inevitabile rispetto alle edizioni precedenti delle presenze alla fiera Lineapelle. «Un calo di visitatori italiani (sono stati il 57%) rispetto agli stranieri (al 43%) si è evidenziato in questa edizione – ribadisce Alessio Castricini, presidente sezione Accessoristi – con un cambiamento della geografia con un peso maggiore di buyer arrivati da Stati e Cina e India oltre a Brasile e Messico rispetto a coloro che vengono da Germania, Spagna, dall’Europa in generale. In totale gli espositori sono stati 1261 provenienti da 43 paesi europei per quasi 24 mila visitatori. E questo si riflette anche sul panorama dei mercati a prodotto finito, quindi un peso maggiore dei mercati extra Ue. Le aziende che hanno partecipato alla fiera stanno investendo in innovazione, nuovi macchinari, questo nonostante la situazione che vede un aumento della cig ed un calo delle committenze, è un fattore positivo. Parliamo di una crisi che è seconda solo al periodo covid negli ultimi quindici anni. Aspettiamo in particolare la prossima stagione produttiva che potrebbe registrare un’inversione di tendenza rispetto al momento che si sta vivendo. I fattori geopolitici impattano purtroppo su produttività e fatturati delle nostre imprese: se la Cina, assieme a Giappone e Corea, negli ultimi tre anni è stato il motore principale di produzione e vendita quest’anno il calo è notevole e spinge in basso i risultati e le quantità produttive italiane e della filiera che rappresento. Le tendenze sono per una ricerca di materiali più tecnici e innovativi: ad esempio a livello di suole materiali più leggeri e performanti, a livello stilistico la prevalenza di soluzioni per le finiture lucide e metallizzate quindi una ricerca di materiali che innovino il prodotto e meno sulle novità estetiche».

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