I cacciatori di cinghiali maceratesi
protestano con la Regione:
«Politiche che ci penalizzano»
STAGIONE VENATORIA - Lettera all'ente per sollevare alcune questioni. «Chiediamo parità di trattamento e un maggiore coinvolgimento nelle decisioni»

Cinghiale (foto d’archivio)
I cacciatori di cinghiali della provincia di Macerata contestano la Regione: «sta intraprendendo politiche non condivise sul mondo venatorio». I cacciatori, in una nota, a firma del loro incaricato, l’avvocato Paolo Cecchetti, spiegano che dopo essersi riuniti lo scorso martedì, ieri hanno inviato una lettera alla Regione.
Oggetto le politiche intraprese dall’ente, in particolare sulla caccia al cinghiale «soprattutto in forma collettiva, che penalizzano ingiustamente coloro che sono i gestori del territorio (assegnatari delle unità di gestione).
I cacciatori delle squadre di caccia collettiva – si legge nella nota – svolgono infatti anche un servizio di interesse pubblico che prevede il controllo delle popolazioni di cinghiale (sia per la tutela delle colture agricole sia per il contenimento della possibile espansione della peste suina africana sia per limitare il risco per la circolazione stradale).
Le squadre di caccia collettiva nelle Marche abbattono migliaia di cinghiali contribuendo a contenerne il numero. Rivendichiamo di voler essere ascoltati e coinvolti dalla Regione e dalle istituzioni nelle decisioni prese nei nostri riguardi e chiediamo parità di trattamento rispetto ad altre forme di caccia agli ungulati esercitate in forma individuale e non collettiva.
Pertanto come forma di protesta si è deciso di dare avvio alla caccia al cinghiale solo a partire dalla fine del mese di ottobre, come da tradizione. La decisione è stata presa dalla maggior parte dei capisquadra delle compagini di caccia al cinghiale e da una rappresentanza dei cacciatori. La riunione si è svolta con la partecipazione anche di rappresentati dei cacciatori delle provincie di Fermo e Ascoli che condividono la linea intrapresa. Come detto, si rivendica una parità di trattamento e un maggiore e più pregnante coinvolgimento nelle decisioni inerenti la caccia in generale e nello specifico la caccia al cinghiale».