E’ morto il giornalista Pierre Rieben
«E’ giunto esule e si è fatto maceratese»
MACERATA - Aveva 89 anni. Si è spento per una polmonite a Imperia dove era in vacanza. Dopo la cremazione, sarà organizzata una cerimonia per salutarlo. Il ricordo dell'amico Giulio Angelucci

Pierre Rieben
E’ morto a 89 anni il giornalista Pierre Rieben, originario della Svizzera ma ormai da tanti anni a Macerata dove viveva con la moglie Patrizia ed era molto conosciuto. Si è spento martedì mattina a Imperia dove era in vacanza insieme alla moglie Patrizia Sabatucci. Era stato ricoverato in ospedale domenica per una polmonite, poi la morte. La salma sarà cremata e poi le ceneri saranno portate a Macerata dove sarà ricordato con una cerimonia. Originario della Svizzera, Rieben ha militato in politica nella sinistra e il suo lavoro lo aveva portato fino in Cile. Nelle Marche è arrivato negli anni ‘70 dopo l’acquisto di un podere a Cingoli per coltivare olio. Quindici anni fa il trasferimento a Macerata dove si è fatto molto apprezzare.
Lo ricorda l’amico Giulio Angelucci:
«Nella Macerata di prima delle movide Pierre Rieben è giunto esule come Hideaki Kawano, e come lui si è fatto maceratese naturalizzato importando nella maceratesitudine un’atipicità “continentale” quanto “orientale” è stata quella importata dall’altro.
Pierre si era esiliato dalla stagione esistenziale degli anni Sessanta/Settanta, da lui consumata in scenari metropolitani, e dalla politica di allora, vivace e gratuita, nel suo caso non esente da qualche rischio e da lui conclusa facendosi produttore di olio nei dintorni di Cingoli.
A voler intingere nell’inchiostro del “colore”, ce ne sarebbe di che ricostruire un intreccio ricco di episodi, personaggi e d’avventura, nel quale si avrebbe molto da raccontare prima d’introdurre l’inaspettato esito bucolico. Ma sono convinto che, per quanto veritiero, il romanzo generazionale lascerebbe in ombra l’essenza della natura personale di Pierre, che direi vocata più alla socialità che alla sociologia, condizionata dall’imprinting familiare prima che dalle scelte individuali.
Preferisco ricordare il suo terrazzo in affaccio sull’uliveto, di dimensioni ridotte e di modesta tipologia rurale, dove sotto la bassa pergola d’uva fragola ha trovato riferimento la poco prevedibile colonia urbana aggregatasi intorno a lui e da lui importata nel capoluogo maceratese.
A riunirla è stata la tacita alternativa offerta da Pierre all’incerta borghesia cittadina, istruita ma cauta nelle pratiche culturali (dal commentare libri e autori, al praticare concerti e spettacoli teatrali) e tendenzialmente restia a portare la conversazione a scavalco delle mura cittadine. Ma, soprattutto, a riunirla sono stati l’attenzione discreta ma costante prestata all’interlocutore, il tratto squisitamente cortese e la disposizione amabilmente ospitale, che nella città del patrono ospitaliere gli merita una menzione d’onore.
Così è stato anche l’ultima volta che ci siamo incontrati intorno alla tavola ove in una decina avevamo risposto all’invito con il quale Pierre e Patrizia ci hanno offerto l’opportunità di confermarci nell’affetto per Hideaki. In tale circostanza l’ho visto lucido, attento e partecipe come sempre, nonostante gli acciacchi e malanni che hanno tormentato i suoi ultimi anni. Ma ho anche avvertito la stanchezza serena e profonda di colui che all’ultimo momento non avrà rimpianti.
Lascia alla città l’immagine del suo passo affaticato, per quanto possibile assistito da un rustico (forse un po’ snob) bastone da montanaro, al quale egli s’appoggiava come a un ricordo dell’infanzia vissuta in Svizzera. Ai conoscenti lascia la felice memoria d’averlo conosciuto e il rimpianto di non poterlo salutare prima dell’ultimo viaggio.
Lo saluteremo stringendoci intorno a Patrizia, per alleviare la tristezza del vuoto che lascia».
Non c’era bisogno che parlasse. Bastava incrociarne lo sguardo per essere colpiti dalla freccia acuminata della sua storia ma anche della sua vecchiaia portata con grande dignità ed eleganza, il bastone da una parte, gli immancabili quotidiani sotto l’altro braccio. Un’altra bella presenza che viene a mancare. E mancherà.