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«Giù le mani dal Cosmari,
l’ingresso dei privati sarebbe sconcertante
e uno schiaffo ai cittadini»

INTERVENTO a gamba tesa di Cgil, Cisl e Uil dopo il retroscena sulle trattative in cui si intrecciano la gestione dell'acqua e quella dei rifiuti: «Non staremo a guardare mentre qualcuno, per incapacità o ancora peggio per tornaconto, fa a pezzi il grande patrimonio delle aziende pubbliche»

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La sede del Cosmari a Tolentino

«Come se non bastasse la lunga impasse che riguarda la gestione del servizio idrico, sempre più vicino alla messa a gara e conseguente privatizzazione, i lungimiranti amministratori del nostro territorio decidono di iniziare a discutere anche di privatizzazione del ciclo integrato dei rifiuti». Inizia così il duro intervento di Cgil, Cisl e Uil per quanto riguarda la gestione del servizio idrico e dei rifiuti in provincia dopo la possibilità, come descritto nell’approfondimento di Cronache Maceratesi, che le due partite vadano ad intrecciarsi e convergano entrambe verso l’ingresso dei privati. Un’opzione che già ieri era stata bocciata dai vertici della Lega.

«La notizia, ad oggi non smentita da nessuno, del possibile ingresso di privati nel Cosmari – attaccano Cgil, Cisl e Uil – non è solo sconcertante perché significherebbe la svendita di un patrimonio collettivo costruito con visione strategica negli anni con l’unico scopo di arricchire qualche gruppo privato, ma è anche l’ennesimo schiaffo ai cittadini che ormai vengono considerati solo come bancomat dai quali prelevare le risorse che servono per coprire l’incapacità di scelta degli amministratori. Da più di un anno denunciamo l’immobilismo dell’Assemblea dei sindaci dell’Ata che sta paralizzando l’attività dell’azienda Cosmari e che avrebbe portato ai pesanti aumenti della Tari che stanno già colpendo i cittadini dallo scorso anno. Dopo aver ricevuto solo arroganti risposte senza alcuna progettualità concreta oggi ci si toglie finalmente la maschera e si annuncia il vero obiettivo politico alla base delle non scelte di questi anni: la privatizzazione dell’azienda, spacciandola addirittura come soluzione salvifica».

«La storia ed i numeri ci dicono invece che quando si va a privatizzare un monopolio naturale, come lo è nei fatti la gestione dei rifiuti, nella stragrande maggioranza dei casi la qualità del servizio si abbassa e i costi per il cittadino esplodono. L’Italia e anche la nostra regione sono pieni di esempi che ce lo confermano – continuano Cgil, Cisl e Uil – Siamo quindi fortemente contrari ad ogni ingiustificata ipotesi di ingresso di soci privati, che andrebbero a snaturare il modello Cosmari invidiato da tanti e che metterebbe tra l’altro a serio rischio anche il mantenimento del servizio in capo all’azienda alla scadenza dell’attuale gestione in house prevista per il 2029. Ora basta con i giochi di palazzo e con la corsa a scaricare responsabilità, si arrivi entro la fine dell’anno alla definizione del sito per ospitare la discarica provinciale, in modo da poter chiudere il prima possibile questa fase emergenziale che sta dissanguando le casse del Cosmari e le tasche dei cittadini, unici soggetti del quale nessuno sembra volersi occupare».

«Questa situazione inaccettabile e le cui responsabilità sono chiarissime – sottolineano ancora i sindacati – si inserisce tra l’altro in un quadro generale inerente la questione rifiuti sconcertante, con la Regione Marche che non riesce a licenziare un piano di ambito regionale da anni. Ci viene quindi il legittimo dubbio, che vogliamo condividere con i cittadini, che si stia lavorando per prolungare appositamente la fase di emergenza e giustificare scelte inaccettabili come quelle della privatizzazione. Noi contrasteremo con ogni mezzo questo scenario. Nei prossimi giorni chiederemo un incontro ai sindaci per stanare le vere volontà degli amministratori, anche di coloro che sono stati appena eletti, perché su questi temi si gioca la credibilità di una classe politica sempre più fragile e soprattutto si rischia di ipotecare un pezzo importante di futuro. Non staremo a guardare mentre qualcuno, per incapacità o ancora peggio per tornaconto, fa a pezzi il grande patrimonio delle aziende pubbliche che per anni hanno garantito sviluppo e benessere per tutto il territorio, mettendo anche a rischio centinaia di posti di lavoro».

 

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