«Nelle Marche spesa sociale bassa
e 36mila famiglie in povertà assoluta:
dobbiamo agire»
SINDACATO - Il segretario regionale Marco Ferracuti lancia un appello ai 148 nuovi sindaci a seguito dei dati non certo incoraggianti diffusi dall'Istat: «Welfare e trasporto pubblico, dialoghiamo»

Marco Ferracuti, segretario regionale Cisl
Welfare locale, servizi pubblici e sviluppo del territorio mettendo in rete gli enti locali. Ad un mese di distanza dalle ultime elezioni amministrative, che hanno impegnato gli elettori di 148 Comuni marchigiani, il segretario generale di Cisl Marche Marco Ferracuti rivolge ai sindaci un appello: «Bisogna mettere i cittadini al centro dell’azione amministrativa e guardare con coraggio al futuro, attraverso scelte lungimiranti e di lungo respiro. La prima delle quali è quella di aprirsi al confronto con le forze sociali e rappresentative dei lavoratori, dei pensionati e della società civile».
Rispetto al sociale, i dati Istat rielaborati dalla Cisl sulla spesa dei Comuni evidenzia alcune criticità delle Marche: considerando le medie nazionale e del centro Italia, la spesa sociale pro capite marchigiana è inferiore (rispettivamente di 9 e 7 euro per persona) e il livello di compartecipazione degli utenti è molto più alto (di più di 5 punti percentuali). Nelle Marche, più di 36mila famiglie (il 5,6%) sono in condizione di povertà assoluta, e il 47% di queste ha un componente occupato (irregolari, part time forzati, lavoro grigio). Cisl Marche indica come affrontare la situazione: «A partire da questi dati vogliamo impostare una nuova stagione di sviluppo della contrattazione sociale. Vogliamo qualificare questa attività aggiornando i nostri schemi di azione, estendendola a molteplici tematiche territoriali, allargando il coinvolgimento interno ed esterno, lavorando in ottica di programmazione con obiettivi definiti e tempi certi».
Lente di ingrandimento sul settore dei trasporti pubblici locali. Osserva il segretario generale di Cisl Marche Marco Ferracuti: «Abbiamo messo sotto attenzione il tema del trasporto pubblico locale, anche per le implicazioni che comporta rispetto alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori marchigiani. Tre dati su tutti emergono dall’analisi condotta dal centro studi Cisl Marche: nel 2023 il 77% dei marchigiani ha usato l’auto per gli spostamenti casa-lavoro. Una percentuale molto più elevata della media del centro Italia (65%) e nazionale (67%). Solo il 3,8% utilizza il trasporto pubblico locale, contro medie del 13,7 e dell’11,4%». Analisi e, anche in questo caso, proposta: «Sono numeri che dimostrano la necessità di una riforma dei trasporti collettivi marchigiani, che cominci modificando tratte ormai trentennali e quindi inadeguate, accompagnata dall’introduzione di un Piano regionale di spostamento casa-lavoro. In questo modo crediamo sia possibile ridurre il numero di automobili sulle nostre strade, aumentando sicurezza delle persone e qualità dell’aria e dell’ambiente». Cisl Marche chiede ai sindaci di incontrarsi e discutere per dare risposte concrete ai cittadini sul tema del welfare, dei trasporti pubblici, di territori da mettere in rete senza quei campanilismi che fanno soltanto perdere occasioni di sviluppo.
Qua nelle Marche si sono sempre mangiati tutto facendo le festicciole. La spesa sociale non è ridotta è completamente inesistente. Non è previsto nessun tipo di sostegno economico a chi ha isee bassissimo o nullo. Nessuna riduzione TARI nessun contributo affitto, niente nulla quando in altri comuni un minimo viene erogato. Neanche un euro semplicemente si rimane abbandonati a se stessi. Riguardo ai mezzi pubblici non parliamone nemmeno. Se continua così se ne andranno tutti da qua
Dice il detto chi semina vento raccoglie tempesta. E qui signori è un bel pezzo che si semina vento .P.S ultim’ora le entrate tributarie crescono ma anche il debito viaggiamo sui tremila miliardi andando avanti così servirà una cura da cavallo e potrebbe anche non bastare.
Le Marche si svuoteranno peggio della Basilicata
E invece, dove non c’è povertà, e il welfare, è na “bbombaa”, per quanto funziona benee, è negli uffici della regione.
Non si diano colpe reciproche: tutti i politici godono di buona salute, con l’unico problema che, se non riconfermati, dovranno andare a lavorare in un buco ben pagato come è accaduto a Di Maio.
E’ vero, a Corridonia c’è chi muore di fame. C’è chi prendeva 500 euro mensili come reddito di cittadinanza (meritato, perchè anziani e ammalati, mentre oggi con la Meloni ne prende 330). Fortuna che sono anziani e ammalati. Perchè se fossero più giovani e in buona salute, i politici non dovrebbero più avere paura dei Russi, ma di questi poveri, che, incazzati, l’unica via rimasta per essi sarebbe quella di buttarla in cagnara e agire sul gruppo dei politici, indistintamente…
Questi poveri anziani vivono solo perchè qualche cittadino tira fuori i soldi per loro, compresi anche quelli della Caritas, quando non hanno più viveri da dare, oppure per pagare le bollette della luce, altrimenti gliela staccano. Perché gli amministratori di Corridonia non si tassano del 10 per cento mensili (pure con gli aumenti di indennità), come ad esempio avveniva a Corridonia con l’amministrazione Cartechini?
Qualcuno mi accusa di fare polemica in alcune occasioni a Corridonia. Ebbene, provi a mangiare pane secco e pasta condita di sola pommarola ogni giorno (niente carne, niente frutta, niente vino e niente cappuccini e paste) e poi diventerebbe polemico pure lui.