Ricostruire il tessuto sociale
attraverso l’arte,
l’esempio della Bosnia

MACERATA - Martedì e mercoledì il convegno internazionale “Restoring Public Space” a cura di Unimc: dialogheranno accademici, associazioni e giornalisti provenienti dal paese balcanico dilaniato dalla guerra negli anni Novanta

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Dario-Terzic

Dario Terzić, giornalista bosniaco

Martedì e mercoledì prossimi nella sede dell’Università di Macerata in via Garibaldi 20, con la collaborazione dell’associazione Babelia & C., si svolge il convegno internazionale “Restoring Public Space”. L’iniziativa si colloca nell’ambito del progetto di ateneo “Restarts” che ha come responsabili scientifici i docenti Carla Danani e Sergio Labate Restarts e che sta svolgendo una ricerca sulla rilevanza degli spazi pubblici nella costruzione e ricostruzione del legame sociale e sul ruolo delle arti in termini rigenerativi e riparativi.

I lavori partiranno martedì alle 15 e mercoledì alle 9. Si confronteranno su alcune situazioni in Bosnia-Erzegovina studiosi e studiose provenienti dalle zone interessate, appartenenti al mondo accademico, come Sarina Bakić, ma anche associativo, come Claudia Zini di Kuma International, e culturale come Elma Hodzić del Museo storico della Bosnia Herzegovina e i giornalisti e scrittori Azra Nuhefendić e Dario Terzić, testimoni delle recenti vicende connesse all’assedio delle città di Sarajevo e Mostar. Al convegno porteranno inoltre i loro contributi il fotografo Luigi Ottani, autore del libro-reportage “Shooting in Sarajevo” e di un work in progress sulle Rose di Sarajevo, Roberta Biagiarelli, artista multidisciplinare ed esperta di Balcani, l’architetta Mariateresa Giammetti dell’Università di Napoli, filosofi e scienziati sociali, tra cui Giovanna Costanzo dell’Università di Messina, Virgilio Cesarone dell’Università di Chieti-Pescara, Tatjana Sekulić dell’Università Bicocca di Milano. Anche riprendendo il concetto di “urbicidio”, coniato nel corso della prima metà degli anni Novanta da Bogdan Bogdanović, ci si interrogherà in modo analitico, critico e propositivo su luoghi e pratiche sociali, su come siano istituiti da memoria e pratiche sociali e ne siano a propria volta investiti, sulle politiche di ricostruzione: le quali, non meno di quelle di distruzione, mai possono essere rubricate come neutrali.


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