Torrette, il presidente dell’Ordine dei medici:
«Il problema viene da lontano
con la sanità vista come spesa da razionare»

ANCONA - Fulvio Borromei sulla questione dell'ospedale regionale: «Occorre pensare al bene comune della salute pubblica. Ogni pezzo del Servizio sanitario che viene meno è un vulnus alla democrazia. Preoccupante la fuga dei medici dal servizio ospedaliero»

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L’ospedale regionale di Torrette (Archivio)

«Emergenza, coralità, ascolto: se vogliamo provare ad invertire la rotta sono queste le cose che servono. Occorre pensare al bene comune della salute pubblica, ai cittadini: ogni pezzo del Servizio Sanitario che viene meno è un vulnus alla democrazia e si perdono fondamentali garanzie di salute e cura per i malati e i più fragili» così, dopo giorni di dibattito sulla gestione dell’ospedale di Torrette, il presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Ancona, Fulvio Borromei. «Il problema – spiega in una nota – è serio e non nasce certo oggi ma da decenni in cui la sanità è stata considerata come una spesa da razionare e non piuttosto come un investimento per il bene comune. Adesso occorre agire in fretta puntando su tre precisi punti cardine – sottolinea -: emergenza, perché siamo a tutti gli effetti in emergenza e, pertanto, vanno adottati dei provvedimenti straordinari. Quindi la coralità, ovvero il mettersi insieme, superando le divisioni, per salvare un patrimonio umano, sociale e professionale irripetibile.

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Fulvio Borromei, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Ancona

Nessun altro Paese vanta un Servizio Sanitario come il nostro, lo abbiamo solo noi: non possiamo permetterci di smantellarlo così. E, ultimo ma non meno importante, c’è l’ascolto: l’ascolto di una classe medica che sta lanciando da tempo un vero e proprio grido di allarme. Loro – prosegue – sono ogni giorno sul campo e possono fornire le indicazioni più utili per orientare le decisioni. Questa è la richiesta che facciamo come Ordine dei Medici: mettiamoci subito al lavoro, con un tavolo di confronto continuativo e permanente, finché non si avvertirà un cambio di rotta».

Cambio di rotta che coincide, tra le altre cose, con il rendere più attrattivo il Sistema Sanitario per i medici più giovani. Borromei sottolinea come si stia assistendo a dei «segnali preoccupanti di ‘fuga’ dal servizio pubblico e, più ancora, dal sistema ospedaliero». Il caso più eclatante «solo pochi giorni fa – ricorda -, quando ad un concorso per 157 posti di medicina generale, si sono presentati solo 81 candidati. Il dato rilevante – conclude – non è solo che si è presentato un 50% in meno di medici rispetto al fabbisogno ma che di questi, il 25% era rappresentato da medici ospedalieri con altre specializzazioni: chirurghi, anestesisti, radiologi. Sono medici, anche non più giovanissimi, che aspirano a lasciare l’ospedale perché ritengono che altrove possano esercitare con più coerenza il loro ruolo di medici. Un segnale forte di disagio che non va sottovalutato».

 

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