Il commercio non abita più in via Garibaldi:
«Costi in aumento e meno passanti
Il Comune pensa solo agli eventi»

MACERATA - A fine anno le civitanovesi Rosalba Paci e Rosita Gasparroni abbasseranno la saracinesca della pescheria dopo 24 anni di attività: «Con la chiusura dell'Oviesse e gli uffici sempre più fuori dalla mura, il movimento è crollato. Prima si facevano affari col mercato del mercoledì, ora non basta più. I costi sono fuori controllo e nessuno ti viene incontro». Lungo la strada sono in vendita anche bar Ezio, Casa del Parmigiano

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di Marco Pagliariccio (foto Fabio Falcioni)

C’era una volta una via Garibaldi pullulante di vita, con una vetrina accesa in ogni porta tra bar, negozi, locali, uffici e via dicendo. Ma mese dopo mese, una serranda abbassata dopo l’altra, quel ricordo diventa sempre più sbiadito.

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Rosita Gasparroni e Rosalba Paci, titolari della pescheria di via Garibaldi

Fra un mese o poco più a chiudere definitivamente sarà la pescheria a due passi dai Cancelli. Hanno deciso di andare avanti fino a fine anno Rosalba Paci e Rosita Gasparroni, ma ormai non ce la fanno più: dopo 24 anni le due civitanovesi lasceranno il loro locale e non faranno più arrivare il pesce fresco nel centro storico. «Impossibile andare avanti così, i costi crescono ogni giorno mentre il movimento è sempre meno – confermano le due donne, cognate nella vita e socie nel lavoro: i mariti possiedono un piccolo peschereccio che fa parte della flotta di Civitanova – questa parte del centro storico è stata lasciata morire dalle amministrazioni che si sono succedute negli anni e quella attuale gli sta dando il colpo di grazia. Non c’è più passeggio, ormai nemmeno i maceratesi vengono più. La chiusura dell’Oviesse era già stata un duro colpo e con gli uffici che si spostano sempre più fuori dalle mura e i parcheggi a pagamento a cifre sempre più alte va sempre peggio. Fino a qualche anno fa almeno con il mercato del mercoledì qui era sempre pienissimo e in quel giorno facevamo una buona parte dell’incasso settimanale. Avevamo clienti persino da Cingoli. Il Comune pensa agli eventi, ma nessuno viene incontro in alcun modo alle difficoltà di chi ha delle attività come la nostra».

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L’ingresso della pescheria

Non è però tutta colpa del Comune se fare affari è diventato sempre più difficile e non solo in via Garibaldi. «Sono aumentati i costi di qualsiasi cosa – proseguono Rosalba e Rosita – le bollette e l’affitto ovviamente in primo luogo. Abbiamo provato a chiedere al proprietario del locale di venirci incontro, ma non c’è stato verso: pensavamo che fosse meglio anche per lui incassare un po’ meno ma continuare a farlo anziché ritrovarsi con un locale sfitto, ma evidentemente sbagliavamo. Già abbattendo un minimo quel costo avremmo potuto provare ad andare avanti, ma non è il solo problema. Paghiamo 400 euro all’anno di Tari, ma dobbiamo pagare mensilmente a parte una ditta privata per smaltire gli scarti dell’umido perché sono considerati rifiuti speciali. E non parliamo nemmeno dell’Asur: ci stanno sopra con la burocrazia, il pesce non lo guardano nemmeno. Ci hanno fatto spendere migliaia di euro per adeguamenti del locale che in alcuni casi sono davvero incomprensibili. È sconfortante».

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Via Garibaldi

La pescheria aveva aperto nel 1999 scegliendo Macerata anziché Civitanova intuendo che potesse esserci una minore concorrenza. E la scelta aveva pagato, come quella di vendere praticamente soltanto pesce appena pescato: triglie, sgombri, sarde, canocchie fanno bella mostra sul bancone affacciato lungo via Garibaldi. «Lo acquistiamo la mattina presto al mercato ittico, le uniche cose non fresche che acquistiamo sono i filetti di salmone e di merluzzo perché ce lo chiedono i clienti – confermano le due titolari – il problema è però che, a parte gli affezionati che continuano a dimostrarci il loro affetto, qui non viene più nessuno. Se per caso dovesse andarsene pure l’università, potrebbero serenamente chiudere tutti quanti. Siamo deluse e arrabbiate, ormai ci sentivamo almeno per metà maceratesi: abbiamo trovato solo porte chiuse».

Il futuro? Per due donne non lontane dalla pensione è nebuloso. «Aprire nella nostra Civitanova non sarebbe una soluzione, perché alla fine i costi sarebbero esorbitanti e la concorrenza molto maggiore – continuano – magari cercheremo qualche lavoro come dipendenti, vista l’esperienza che abbiamo maturato. Il titolare di un grande supermercato della città ci ha chiesto se volessimo andare a lavorare da loro, ma abbiamo declinato: è un modello di vendita diverso da quello che abbiamo vissuto in questi decenni. Il nostro è un lavoro che non vuole fare più nessuno e che non sa fare più nessuno, sta cambiando tutto. Ci dispiace tantissimo per i nostri clienti, ci viene da piangere per loro. Ma solo per loro».

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Lo storico bar Ezio

E così un’altra insegna luminosa in via Garibaldi e dintorni si spegnerà a fine anno. E presto potrebbero arrivarne altre. Ezio Taccari aveva annunciato qualche mese fa via social l’intenzione di vendere il suo locale, il popolarissimo bar Ezio, anch’esso strozzato dagli affari in costante calo. In vendita c’è da tempo anche un’altra attività storica della zona, ovvero la Casa del Parmigiano, dove il cartello “vendesi attività” campeggia in vetrina da tempo. Stesso discorso per la macelleria da Daniele (che però lascia per motivi personali) e per Edicola&co, così come, poco lontano all’angolo tra via Lauri e via Crescimbeni, per la Casa del parrucchiere, dove campeggia da qualche tempo l’orario è ridotto a causa del pensionamento di alcuni dipendenti e fa bella mostra il cartello “cedesi attività”.

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Stefania Ceci, titolare di Casaidea

«Sappiamo che la situazione è un po’ critica a Macerata in generale e in questa parte del centro storico in particolare – dice Stefania Ceci, titolare di Casaidea, una delle attività che prova a tenere botta ormai da 8 anni – si sta un po’ sulle montagne russe: d’estate la città si svuota, per noi Natale è cruciale ma è particolare perché a volte si inizia a lavorare tanto già da novembre, altre si deve aspettare dicembre inoltrato. Purtroppo vediamo un’amministrazione poco attenta al commercio, ma in generale è una situazione che accomuna un po’ tutti i centri storici. Noi vorremmo andare avanti, ho una figlia giovane, per cui se si riprenderà un po’ la situazione sarebbe una soddisfazione poter andare avanti. Abbiamo attraversato anni davvero complicati, ma se il vento non cambia andremo tutti quanti verso la stessa fine».

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La vetrina della Casa del parrucchiere, in via Lauri

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Il cartello sulla vetrina della Casa del parrucchiera

 

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Da tempo nella vetrina della Casa del Parmigiano di via Garibaldi compare il cartello “Vendesi attività”

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Via Garibaldi ieri durante il mercato settimanale

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