«Sdegno per la domanda di usucapione
dei locali usati dalla Croce Azzurra»
PORTO RECANATI - Il sindaco Andrea Michelini all’attacco dopo la richiesta: «Ci aspettavamo più correttezza. Viene meno quella sorta di patto di lealtà morale che il sodalizio deve, anche per statuto, alla nostra città e alla nostra comunità»

Andrea Michelini, sindaco di Porto Recanati
«Domanda di usucapione per i locali usati dalla Croce azzurra, ci aspettavamo più correttezza, siamo sdegnati», così il sindaco di Porto Recanati, Andrea Michelini. Sulla questione ha voluto fare il punto. Per prima cosa ha detto che il prossimo mercoledì in tribunale a Macerata «si terrà la prima udienza del contenzioso legale tra il Comune di Porto Recanati ed i vertici delle locali Croce Azzurra e Croce Bianca. Come noto, infatti, dopo varie missive di diffida inviate ai responsabili dei due sodalizi, redatte al fine di intimare la restituzione delle chiavi dei locali al legittimo proprietario, ovvero al Comune, la stessa Amministrazione Comunale ha ritenuto opportuno tutelare l’interesse pubblico rivolgendosi, dapprima ad un organismo di conciliazione, quindi al giudizio del Tribunale».
Il sindaco prosegue: «La Croce Bianca è un sodalizio di recente istituzione che nasce su iniziativa dello stesso direttivo che si è avvicendato alla guida della Croce Azzurra, di cui pertanto è un clone. Tutti sanno che la Croce Azzurra è tecnicamente fallita, essendo totalmente insolvente ed oberata da centinaia di migliaia di euro di debiti nei confronti dei suoi fornitori, della locale azienda sanitaria e dei suoi stessi ex dipendenti».
Ora c’è un nuovo capitolo della vicenda «I due sodalizi, dichiarando di convivere senza averne titolo nella stessa sede, hanno avanzato domanda di usucapione dei locali – continua il sindaco -. Come amministrazione siamo certi di rappresentare lo sdegno per tale iniziativa che è anche quello della nostra comunità. Uno sdegno che scaturisce da una richiesta così sfrontata che lede il buon nome di chi, nel tempo, nella Croce Azzurra ha prestato la sua attività di volontario e mai avrebbe potuto neppure lontanamente pensare che un giorno, dei nuovi associati, sarebbero potuti venire meno a quella sorta di patto di lealtà morale che il sodalizio deve (anche per statuto) alla nostra città e alla nostra comunità.
Ed è forse questa la constatazione più triste che sorge spontanea al cospetto di chi, in pieno debito di riconoscenza storica, avanza ora pretese che sono contrarie alle basilari regole dei rapporti di leale collaborazione fra un’associazione con scopi di assistenza sanitaria e sociale ed il Comune in cui opera. Avremmo gradito maggiore lealtà e correttezza da chi, invece, ha pensato di ricorrere a giochi di prestigio; per lasciare i debiti alla comunità (Ast, Comune, dipendenti, fornitori) insistendo in azioni che negano la disponibilità dell’immobile al comune di Porto Recanati e dunque alla nostra comunità».