L’ultimo Grande ballo della Roma Pontificia:
c’era anche Vittoria Sforza Cesarini,
marchesa di Civitanova

IL LIBRO del giornalista e scrittore romano Andrea Cotticelli ricostruisce l'evento passato alla storia e le vicende personali e familiari dei suoi partecipanti

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La Duchessa Vittoria Sforza Cesarini (1846-1932) in costume da Vittoria Colonna (Collezione A. Cotticelli)

C’era anche la duchessa Vittoria Sforza Cesarini, marchesa di Civitanova, all’ultimo grande Ballo in costume della Roma Pontificia, passato alla storia per la rilevanza dei numerosi esponenti della nobiltà che vi presero parte e per la profusione di lusso ed eleganza, che segnò il culmine del potere e della sfarzosa mondanità dell’ultimo decennio del Papa-re.

A raccontarlo è il giornalista e scrittore romano Andrea Cotticelli nel libro “L’ultimo gran ballo della Roma Pontificia. Ritratti e Storie Familiari della Nobiltà dell’Ottocento”, edito da Palombi Editori. Il Ballo Borghese del 1866 fu un grande affresco storico, culturale e sociale dell’élite della seconda metà dell’Ottocento. Le storie familiari, le passioni politiche, gli amori, gli interessi economici e culturali dei maggiori esponenti della Nobiltà Romana che vi parteciparono avvolti in magnifici costumi sono al centro del libro.

«Nella seconda metà dell’Ottocento – si legge nella presentazione del libro – la stagione mondana della Roma Pontificia aveva il suo apice nel periodo del Carnevale Romano. La sera del 7 febbraio 1866 il Principe Marcantonio V Borghese e sua moglie Teresa organizzarono negli splendidi saloni di Palazzo Borghese nei pressi del Porto di Ripetta l’ultimo grande Ballo in Costume della Roma Pontificia, passato alla storia per la rilevanza dei numerosi esponenti della Nobiltà che vi presero parte e per la profusione di lusso ed eleganza, che segnò il culmine del potere e della sfarzosa mondanità dell’ultimo decennio del Papa-Re. Gli invitati al Ballo Borghese indossavano tutti magnifici costumi, l’uno più sorprendente dell’altro sia per i riferimenti storici che per estrosità, studiati nei minimi particolari a cominciare dalla raffinatezza delle stoffe, dalla ricchezza dei gioielli e dalla ricercatezza delle acconciature. Tutti i partecipanti avevano alle spalle un glorioso passato plurisecolare e offrivano un completo spaccato dell’alta società romana, italiana e del gotha internazionale. L’elenco degli aristocratici era ovviamente dominato dalla presenza dei rappresentanti della Nobiltà Romana, che nel corso del Risorgimento si era divisa al suo interno in due distinte fazioni: la Nera fedele al Papa-Re e la Bianca favorevole all’Unità d’Italia sotto lo scettro di Casa Savoia.

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La copertina del libro

Nonostante i profondi contrasti ideologici, quella sera al Ballo Borghese partecipò tutta la Nobiltà Romana, quasi a dimostrare che finché a Roma ci fosse stato il Papa-Re nulla sarebbe mutato nelle consuete abitudini della classe aristocratica, incurante delle nubi minacciose che si stavano addensando sulla Città Eterna, ambita dal Regno d’Italia per farne la sua capitale a coronamento dell’unità nazionale».

Il Ballo Borghese fa da sfondo e da filo conduttore alle storie personali e familiari di venti tra i maggiori esponenti della Nobiltà Romana presenti quella sera. «Partendo dai padroni di casa – prosegue la presentazione – vengono narrate le passioni politiche, gli amori, gli interessi economici e culturali, senza tralasciare la storia plurisecolare delle casate e l’imponenza delle dimore nobiliari, dei Neri: Borghese, Orsini, Barberini, Aldobrandini, Massimo Lancellotti, Sacchetti, Theodoli e Patrizi Naro Montoro; e dei Bianchi: Colonna, Odescalchi, Sforza Cesarini, Lavaggi, Marescalchi, Pallavicini, Boncompagni Ludovisi, Carpegna Falconieri Gabrielli, Lovatelli, Savorgnan di Brazzà, Doria Pamphilj Landi e Cavazzi della Somaglia».

Tra loro, appunto, la duchessa Vittoria Sforza Cesarini nata Principessa Colonna (1846-1932), principessa di Genzano e marchesa di Civitanova, in costume da Vittoria Colonna. Donna affascinante, di una bellezza particolare e dal carattere cordiale, espansivo e gioviale, fu Dama di Corte della Regina Margherita di Savoia. In tale ruolo Vittoria sostenne anche la carriera politica di suo marito il Duca Francesco Sforza Cesarini, uno dei maggiori esponenti della Nobiltà Bianca, che fu prima eletto Deputato con la Destra e poi ottenne la nomina a Senatore del Regno d’Italia.

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Andrea Cotticelli

«Con la Breccia di Porta Pia – conclude la nota – e l’arrivo dei Savoia a Roma, divenuta la capitale del Regno d’Italia, molti dei protagonisti del Ballo Borghese, non avrebbero più avuto occasione di riunirsi in simili eventi, perché la Nobiltà Nera, per protesta contro gli usurpatori sabaudi e per incrollabile fedeltà al Papa “prigioniero” in Vaticano, si estraniò completamente dalla vita pubblica italiana, mentre la Nobiltà Bianca vi prese parte attiva. E così il Ballo Borghese del 1866 resta un grande affresco storico, culturale e sociale dell’élite della seconda metà dell’Ottocento, apice del lusso e del potere romano ma allo stesso tempo canto del cigno della Roma Pontificia».

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Il Principe Marcantonio Colonna (1844-1912) in costume da Stefano Colonna (Collezione A. Cotticelli)

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Palazzo Borghese a Roma (Stampa XIX secolo Collezione A. Cotticelli)


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