C’è l’ordinanza di sgombero
ma il fratello non esce di casa
«Così non possiamo ricostruire»

TOLENTINO - Il caso si annoda attorno ad un’ordinanza di sgombero del Comune del 2018 a cui, ancora oggi, a distanza di cinque anni, non è stato dato seguito. L'altro fratello si è rivolto a un legale

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L’immobile terremotato in via Emilio e Ugo Betti con la committente dei lavori, moglie di uno dei due proprietari

di Francesca Marsili

La ricostruzione di un immobile terremotato ostaggio di uno dei due proprietari che non vuol saperne di uscire. Un caso che si annoda attorno ad un’ordinanza di sgombero del Comune di Tolentino del 2018 a cui, ancora oggi, a distanza di cinque anni e con i lavori in procinto di partire, non è stato dato seguito. Al centro del caso due fratelli tolentinati. Uno, nonostante l’ordinanza di sgombero dell’ottobre 2018 continua a vivere nello stabile, tra l’altro inagibile, e non vuole uscire, impedendo così l’avvio dei lavori. L’altro, assieme alla moglie, con in mano un decreto per la ricostruzione dell’immobile che deve partire entro settembre, è stato costretto a rivolgersi ad un legale per poter risolvere la questione nel più breve tempo possibile. Eppure l’ordinanza parlava chiaro: l’immobile, inagibile, doveva essere libero entro 6 giorni e in caso di mancato spontaneo sgombero “sarà necessario provvedere all’esecuzione forzata con l’intervento della forza pubblica”, ma arrivati in prossimità dei tanti agognati lavori, uno dei due fratelli vive ancora nella casa.
«Sono andata spesso in Comune a parlare col sindaco, con il comandante delle Municipale e con i Servizi sociali, ma mi sono vista chiudere la porta in faccia, ancora oggi non abbiamo una risposta – spiega la moglie dell’altro fratello che è anche la committente dei lavori -. Nel contratto per i lavori che devono iniziare entro il prossimo mese c’è scritto che l’immobile 30 giorni prima dell’inizio dei lavori deve essere sgombero da persone e cose e non sappiamo cosa fare, temiamo di perdere il finanziamento per la ricostruzione dello stabile».

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L’avvocato Mariella Migliorelli

A raccontare la vicenda è l’avvocato Mariella Migliorelli, che il 7 luglio ha inviato una Pec indirizzata al sindaco Mauro Sclavi, al comandante della Polizia locale e ai Servizi sociali per evidenziare che “nonostante l’ordinanza di sgombero” il fratello del suo assistito “continua ad abitare nell’immobile”, sottolineando che l’Usr ha emanato un decreto per dar corso ai lavori per la ristrutturazione, che non possono iniziare per la presenza del fratello nei locali, invitando gli interessati a rispettare quanto indicato nell’ordinanza. Ma anche dopo la mail, ancora nulla si è mosso.
«Lo stabile è di proprietà dei due fratelli – precisa il legale – l’appartamento al primo piano, da tempo, non è più abitato, mentre al piano terra è rimasto uno dei due, che non vuole uscire. Dopo l’ordinanza di sgombero del 20 ottobre 2018 questo, a seguito dell’intervento dei carabinieri e della Polizia locale, si era trasferito in una abitazione a Passo di Treia, reperito tramite servizi sociali, usufruendo anche del Cas. Ma, nonostante l’ordinanza, tutti i giorni faceva avanti e indietro e nei fine settimana dormiva nell’appartamento di Tolentino. Dopo un po’ di tempo è addirittura rientrato. Oggi, nonostante sia arrivato anche il decreto dell’Usr che permette di eseguire i lavori, l’uomo non esce dall’immobile. E quindi non può iniziare la ricostruzione». Migliorelli aggiunge che la committente dei lavori, la coniuge del proprietario del primo piano che ha la procura speciale anche del cognato, che continua a non volerne sapere di uscire «è preoccupata, sia di perdere il finanziamento sia del fatto che, laddove non dovesse rispettare il contratto con l’impresa, incorrerebbe in una penale». Il legale della famiglia evidenzia: «L’ordinanza è estremamente chiara e precisa, prevedendo espressamente che in caso di mancato sgombero del soggetto interessato, si deve provvedere a esecuzione forzata anche con l’intervento della forza pubblica. Quindi è difficile capire perché non si intervenga per liberare un edificio inagibile avendone titolo esecutivo. Ciò non solo per permettere i lavori di risanamento, ma anche a tutela dell’incolumità della persona, come tra l’altro espressamente citato nel documento. La convivenza civile – conclude – è regolata da norme di condotta che è necessario vengano effettivamente osservate. Il rispetto della legge non è facoltativo per nessuno, né per i cittadini, né per gli organi che devono tutelare la sicurezza sul territorio».


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