Camerino, ecco la mappa dei cantieri.
La sfida: ricostruzione entro otto anni

APPROVATO dalla giunta il piano generale di cantierizzazione, interesserà 371 edifici che per gran parte presentano danni gravi (solo 41 agibili). Critica l'opposizione: «Non cambia nulla, se non che si scaricano tutte le responsabilità sui proprietari»

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Il sindaco di Camerino Roberto Lucarelli

di Monia Orazi

Otto anni per chiudere la partita della ricostruzione del centro storico di Camerino, evitando una ricostruzione ad emmental, prevedendo l’intervento sostitutivo del Comune di Camerino per i proprietari “inerti” nel presentare i progetti, per evitare che nel cuore della città ducale restino zone abbandonate all’incuria della distruzione e del tempo: è questo l’ambizioso obiettivo del piano generale di cantierizzazione appena approvato dalla giunta comunale di Camerino, guidata dal sindaco Roberto Lucarelli.

Il piano, che riguarda tutti i 163mila metri quadrati di fabbricati compresi all’interno delle mura, interessa 371 edifici che per gran parte presentano danni gravi (solo 41 agibili), è previsto dall’ordinanza speciale di recente promulgata dal commissario alla ricostruzione Guido Castelli, con l’obiettivo di accelerare la ricostruzione del centro storico di Camerino. A redigere il piano, in cui sono inseriti 49 aggregati, mentre 153 edifici saranno interessati da un intervento diretto, è stato un gruppo di tecnici privati, che si sono messi gratuitamente a disposizione dell’amministrazione comunale, l’iter è stato seguito dall’ufficio tecnico comunale, dall’ufficio speciale ricostruzione e dalla struttura commissariale. Stando alle date indicate l’ultimo cantiere a Camerino dovrà essere chiuso entro la fine di marzo del 2031.

Screenshot-2023-07-31-18.52.59-325x181CAMERINO DIVISA IN TRE ZONE – Entrando nel dettaglio sarà istituito l’ufficio di coordinamento della cantierizzazione, che sarà composto da tecnici comunali e da tecnici eventualmente indicati da Usr e struttura commissariale, che vigilerà sulla predisposizione e l’andamento dell’insediamento dei cantieri, aggiornando il piano stesso quando necessario. Il piano di cantierizzazione si pone l’obiettivo di garantire un’ordinata ricostruzione della zona della città compresa nelle mura storiche, con un posizionamento logistico chiaro dei cantieri, in modo che non si creino interferenze e situazioni di stallo nei lavori, garantendo al tempo stesso la possibilità di uscita e di ingresso ai mezzi della caserma dei carabinieri a piazza Sant’Angelo e l’allaccio dei servizi ai pochi residenti del centro storico. Nel documento si dichiara “inapplicabile” il programma straordinario di ricostruzione varato dall’amministrazione comunale precedente, guidata dall’ex sindaco Sandro Sborgia, in quanto non vincolante e in quanto mancano atti specifici e fondi per attuarne le previsioni.

Screenshot-2023-07-31-18.52.50-325x182Nel programma dei cantieri sono previste una serie di scadenze vincolanti per i cittadini. La prima, detta fase zero, riguarda la presentazione dei livelli operativi di danno e la richiesta di demolizione di edifici, entro il prossimo 31 dicembre. Per il resto la città è stata divisa in tre zone, dette fasi 1, 2, 3. Anche chi si trova nelle fasi 2 e 3 può già presentare i progetti, prima della scadenza prevista. La prima fase comprende tutti gli edifici della zona di via Roma e la parte esterna nord della città e gli edifici dell’ultima fascia esterna sud della città, alcuni edifici nella zona esterna di Santa Maria in via, la scadenza finale per l’occupazione del suolo pubblico con il cantiere è il 31 marzo 2027. La seconda fase comprende gli edifici della parte nord della città nella zona più esterna, una serie di fabbricati nella zona lungo via Favorino, i progetti dovranno essere presentati entro il 30 settembre 2026, a questa data si aggiungono 30 mesi di tempo per l’occupazione di suolo pubblico con il cantiere, entro il 31 marzo 2029. La terza fase comprende una zona dalla forma di un quadrato, tutti edifici a ridosso di corso Vittorio Emanuele, via Lili e zona ex tribunale, termine di presentazione dei progetti 30 settembre 2028, tempo per l’occupazione di suolo pubblico con i cantieri 30 mesi dopo questa scadenza, cioè il 31 marzo 2031.

Screenshot-2023-07-31-18.52.41-325x184OCCHIO ALLE SCADENZE – Per chi non rispetta le scadenze, che, come specificato nel documento, hanno un carattere perentorio, entrerà in gioco il Comune di Camerino, che avrà potere sostitutivo nel presentare i progetti e nell’esecuzione dei lavori sulle parti comuni dell’edificio. A quel punto il proprietario perderà il diritto al contributo e alle misure di assistenza alla popolazione come Cas e Sae, inoltre è prevista una penale per i mesi in cui si va oltre la scadenza di occupazione del suolo pubblico. Il programma individua le aree pubbliche da destinare ad uso comune e da impiegare per le attività di deposito dei materiali, baraccamenti di cantiere, installazione delle gru e ogni altra attività utile, possono essere utilizzate delle gru in comune tra diversi cantieri, nelle carte dettagliate si pubblica la planimetria delle vie medievali del centro, alcune delle quali potranno essere cantierizzate solo con mezzi di piccola taglia.

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Sandro Sborgia

LE CRITICHE DELL’OPPOSIZIONE – Sulla nuova ordinanza speciale per Camerino si è espresso in modo critico il gruppo di minoranza RipartiAmo: «Tutti sono garantiti, a partire dal commissario Castelli che sottolinea che a nessuno sarà impedito (in teoria) di presentare il progetto e, quindi, non avrà nessuna responsabilità delle conseguenze a carico dei terremotati “inerti”, così come non le avranno la Regione, il Comune o i tecnici. Gli unici che se la prenderanno in saccoccia (letteralmente) saranno i terremotati perché ormai è chiaro a tutti che la responsabilità del terremoto e della mancata ricostruzione è solo loro e che per loro non è previsto nessun “fondo di garanzia”! Grande risultato!».

Nel mirino dell’opposizione ci sono le scadenze previste, che se non rispettate saranno scaricate sui proprietari delle abitazioni: «Tutto contro i terremotati! La sbandierata ordinanza speciale per la cantierizzazione stabilisce, oltre alle solite tre fasce, dei termini per ogni fascia: un termine iniziale e un termine finale di cui però vincolante solo quello finale! Siamo, quindi, esattamente dove siamo sempre stati solo che adesso il termine finale, l’unico vincolante, è spalmato su ulteriori 5 anni e passa. In teoria, come era già, tutti possono presentare i progetti (qual era quindi questa drammatica condizione di “stallo”?) l’unica cosa che è cambiata è che, in caso di mancato rispetto del termine finale, le conseguenze saranno a carico non dei progettisti inadempienti ma del cosiddetto “proprietario inerte” (domanda: il proprietario una volta che, come nella gran parte dei casi, ha conferito l’incarico al tecnico, può dirsi inerte??) Tutto ciò, peggiorando la situazione precedente, consegna i proprietari alla mercè dei tecnici».

I consiglieri di minoranza criticano le condizioni in cui sono stati messi i proprietari di edifici dall’ordinanza: «L’ordinanza non vieta a nessuno di presentare il progetto, peccato però che se i proprietari richiedono ai tecnici incaricati da anni (e, loro sì, inerti) di procedere nel più breve tempo possibile indipendentemente dalla fascia di appartenenza, sta già accadendo che si sentano rispondere da alcuni di loro che sì sono disponibili purché i proprietari stessi costituiscano a proprio carico un fondo di garanzia a favore dei progettisti, che copra le eventuali spese di progettazione nel caso la cantierizzazione venga differita dal Comune e che loro siano costretti, cambiando nel frattempo la normativa tecnica o altro, a cambiare/adeguare il progetto stesso. Diversamente rispetteranno i termini ultimi dell’ordinanza. (Dal loro punto di vista non fa una piega!) Parliamo di una spesa a carico dei proprietari che, per un importo dei lavori di un aggregato medio, può andare dai 50.000 ai 100.000 euro e passa».

Il rischio secondo i consiglieri di RipartiAmo è che aumenteranno i costi a carico dei terremotati, che rischiano di perdere Cas e Sae: «Naturalmente, essendo l’ordinanza contro i terremotati, non è prevista alcuna garanzia che per il periodo lungo in cui i privati saranno costretti ancora ad attendere, siano mantenuti i benefici attualmente previsti (Cas e Sae per la casa di residenza), né la possibilità di usufruire di bonus o super bonus per i notevoli accolli che spesso si generano (il 110% è attualmente valido solo fino a 2025), né che in caso di crisi, come quella dell’aumento del costo delle materie prime (come avvenuto) o altro problema del genere, sarà adeguato il contributo e nemmeno, in definitiva, che saranno disponibili i fondi necessari dato che le somme ad oggi stanziate coprono una parte di quelle necessarie per tutta la ricostruzione».



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