«Saltamartini non è chiaro sul carcere,
per l’entroterra è parte integrante
della ricostruzione socio-economica»

CAMERINO - Il consigliere regionale Romano Carancini ha presentato una interrogazione: «La Regione deve battersi per ricostruire il penitenziario nella città ducale. Ma l'assessore ha anche sempre bocciato gli emendamenti che ho presentato per inserire Unicam e l'ateneo di Urbino nel sistema delle aziende sanitario-ospedaliere delle Marche»

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Romano Carancini

«Sul carcere di Camerino l’assessore Filippo Saltamartini non prende una posizione chiara, fossi un cittadino di Camerino la sua risposta a un’interrogazione consiliare sulle sorti del carcere certamente non mi rassicurerebbe», a dirlo il consigliere regionale Romano Carancini che torna sulla questione della nuova struttura di detenzione che deve essere edificata dopo che quella vecchia ha riportato danni ingenti per il sisma.

«Di fronte alla richiesta di quale sia la posizione della Giunta regionale rispetto alla realizzazione con fondi sisma di un nuovo istituto penitenziario nel comune camerte – dice Carancini -, passi la sottolineatura della sola responsabilità sulla materia del Governo nazionale, ma stride la mal utilizzata astuzia politica del navigato Saltamartini che, di fatto, gira intorno alle parole e non prende una posizione netta, chiara. È giusto che i cittadini della provincia di Macerata, e in particolare gli abitanti di Camerino e dell’entroterra, sappiano che cosa pensa la Regione sulla ricostruzione del carcere, in località Morro, così come è giusto che il Consiglio regionale venga messo a conoscenza di quali siano le iniziative che il Governo e nello specifico il Ministero della giustizia intendono mettere in campo. Preoccupano infatti – l’assessore Saltamartini finge di non sapere – le recenti dichiarazioni del ministro Nordio, in risposta all’interrogazione in Parlamento della deputata Irene Manzi, che afferma che il circondario di Macerata (nel cui ambito è stato assorbito quello di Camerino) non dispone di una casa circondariale che dovrebbe avere invece sede nel comune capoluogo. Cosa significa questo? Camerino verrà privata di un percorso già avviato di ricostruzione e di recupero sociale, visto anche il contributo economico che il carcere apporta sia in termini di personale che di familiari che visitano i detenuti, a favore di una nuova struttura a Macerata? Andrebbe ricordato al ministro Nordio e anche al governo regionale che ci sono carceri ubicati anche in comuni non capoluogo, come Fossombrone per esempio. Non basta dunque che l’assessore Saltamartini affermi di condividere le esigenze del territorio di Camerino e che vedrà, quando ci sarà modo, di intercedere con il Governo per raggiungere l’obiettivo. Non basta se immediatamente dopo l’assessore usa minuti preziosi in aula per elencare quanto il Governo Meloni sia stato concentrato in questi mesi sulla legge finanziaria, sulle misure relative all’approvvigionamento energetico, sull’inflazione e sulle politiche economiche». Secondo Carancini la Regione «deve battersi per ricostruire il carcere a Camerino e far sentire alta la sua voce con il Governo, senza ambiguità, dimostrando di avere cura dei suoi territori e delle rispettive comunità perché quella infrastruttura giudiziaria è parte integrante della ricostruzione socio-economica, ma anche immateriale, dell’intero entroterra». Infine il consigliere regionale punzecchia Saltamartini anche su di un’altra questione, «ha bocciato con ostinazione e senza ragione i tanti emendamenti e mozioni che nel corso di questi 3 anni ho presentato affinché l’università di Camerino (ma anche quella di Urbino), oggi al primo posto tra tutti gli atenei italiani fino a 10mila iscritti, venisse inserita nel sistema delle aziende sanitario-ospedaliere della regione. Insomma, le vicende della ricostruzione del carcere di Camerino, così come delle Università di Camerino e Urbino nel sistema sanitario, sono la più chiara dimostrazione della distanza tra le parole dei “parolai” e i fatti basati sul vero impegno per raggiungere gli obiettivi dichiarati».



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