L’amore, la morte e la guerra:
Ginevra di Marco e Franco Arminio
fermano il tempo al Buonaccorsi
MACERATA - Lo spettacolo è stato uno degli appuntamenti più intensi del 2023 incentrato sul tema della pace, dell'incontro con l'altro e della riscoperta dell'esistenza. Gran colpo per il cartellone Buon'estate in programma fino all'8 luglio

Ginevra di Marco
di Marco Ribechi
Ginevra di Marco ferma il tempo a Palazzo Buonaccorsi in uno degli appuntamenti più toccanti e densi del 2023 maceratese. La cantante fiorentina, una delle più splendidi interpreti dell’attuale panorama musicale italiano, ha letteralmente incantato la platea presente nel cortile del museo cittadino (tutto esaurito con 200 biglietti venduti) con lo spettacolo “È stato un tempo” a cui hanno preso parte anche il poeta paesologo Franco Arminio, Francesco Magnelli, già membro di tutte le più importanti band del rock italiano (Litfiba, Cccp Fedeli alla linea, Csi e Pgr) e il chitarrista Andrea Salvadori. Un reale esempio di arte nel senso più elevato del termine, capace di indurre alla riflessione, di stimolare il senso critico, di veicolare profondi contenuti al di là del mero intrattenimento di cui, purtroppo, sono sempre più riempite piazze, stadi e palazzetti. In questo caso però è stato differente. In un palazzo Buonaccorsi trasformato in anfiteatro, la voce vibrante e sicura di Ginevra di Marco ha saputo penetrare nel cuore e nell’animo dei presenti, pietrificando la platea allo stesso modo delle tre statue che adornano il cortile del museo e trasportandola in un luogo e in un tempo altro, in cui far riemergere l’umanità e la razionalità perduta degli esseri umani.

Ginevra di Marco abbraccia Franco Arminio. A destra Francesco Magnelli
Il titolo dello spettacolo “È stato un tempo”, richiama uno dei versi del capolavoro dei Csi “Del mondo”, band in cui la stessa Ginevra di Marco ha militato all’inizio della sua carriera e che vuole raccogliere in un’esperienza musicale e poetica una visione dell’esistenza antica, capace di riscoprire i valori del passato, l’unione tra le persone, la comunione di intenti. Non un concerto puramente nostalgico ma, al contrario, fortemente militante e se vogliamo catartico, capace di mettere gli spettatori di fronte a grandi temi come l’amore, la morte, la reciproca comprensione e la guerra. In un’epoca assurda in cui bisogna chiedere il permesso per cantare canzoni di pace (perché potrebbero essere divisive) Ginevra di Marco e Franco Arminio hanno voluto riportare la realtà davanti agli occhi di tutti ricordando il tempo che è stato, quello dei borghi abbandonati, degli antichi mestieri, dei canti popolari e dei grandi inni ormai patrimonio dell’umanità. La falsa riga musicale ha seguito inevitabilmente la parabola di Magnelli e di Marco attingendo al repertorio del Consorzio Suonatori Indipendenti attraverso “Del Mondo”, “Depressione Caspica”, “Amandoti”, una sensazionale interpretazione di “Brace” ma anche “Ah le monde” dei Pgr, e brani propri come “Le Grandi Scoperte”. In questa rassegna di pezzi ormai storici sono state inserite delle vere e proprie gemme: alcuni canti popolari come “Sant’Antonio al deserto”, riproposizione dello spettacolo Bella Ciao ma anche Fabrizio De Andrè con “La Ballata dell’eroe” e “Solo le pido a dios”, forse la più bella perla che la musica argentina ha lasciato all’umanità nei versi de La Negra Mercedes Sosa, ovvero la più potente canzone di pace mai scritta con delle parole capaci di far tremare i muri del potere. Ovviamente se comprese.

Franco Arminio durante una lettura
All’interno della bolla musicale che ha avvolto palazzo Buonaccorsi anche le poesie di Franco Arminio che, sommandosi ai testi dei brani, hanno saputo dare degli accenti ancora più forti ai messaggi trasmessi. È il caso di “Italia mia” vero e proprio inno d’amore a un paese abbandonato al sonno della ragione, “Sacro Minore” dedicata a tutto ciò di cui non ci accorgiamo ma a cui bisognerebbe dare più valore, ma anche le “Cartoline dai morti” che con una vena di nera ironia fanno riflettere sul valore del tempo e della vita. Infine il coinvolgimento del pubblico, davvero ammutolito durante il viaggio e risvegliato sul finale. Così, con votazione all’unanimità per non urtare le coscienze più sensibili, si è deciso di cantare l’inno di pace e libertà Bella Ciao, per poi chiamare sul palco due spettatori allo scopo di tradurre una poesia prima in libanese e poi in francese. Un esperimento riuscito che ha potuto chiudere la serata nell’incontro con l’altro, non più straniero ma parte del tutto. Gli applausi sono stati prolungati e sostenuti per un evento che merita di essere vissuto. A questo proposito la stessa formazione riproporrà il tutto tra circa due settimane nella cornice del Castello di Pitino per la rassegna di concerti RisorgiMarche.

In prima fila l’assessore alla Cultura Katiuscia Cassetta
Il concerto era inserito nel cartellone della rassegna Buon’estate, che popolerà il museo fino all’8 luglio con appuntamenti dedicati alla musica, al teatro, alle arti performative e alla cultura nel più ampio senso del termine. Voluta dall’assessore alla Cultura Katiuscia Cassetta con il supporto di Amat, si tratta di un calendario estivo davvero avvincente. «Abbiamo iniziato ieri con la Compagnia Virgilio Sieni – spiega Cassetta – che ha realizzato una performance straordinaria nella Galleria dell’Eneide. A seguire avremo un concerto organizzato in collaborazione con il museo del synth marchigiano (martedì 4 luglio) e lo spettacolo filosofico “Honourable man” di Cesare Catà (5 luglio). Poi ci sarà spazio per i più piccoli con quattro spettacoli (il 7 e l’8 luglio) che anticipano la rassegna I Teatri del mondo eseguiti dalla compagnia Lagrù di Porto Sant’Elpidio». Tutti gli eventi sono stati finanziati con un tesoretto messo da parte durante la stagione teatrale allo scopo di estendere l’offerta culturale anche durante l’estate e, parallelamente, far vivere il più bel museo cittadino vestendolo con un abito insolito che però gli calza a puntino. Il successo riscosso da Di Marco e Arminio è la più evidente conferma che la città ha sete di appuntamenti di questa caratura dove protagonista è la riflessione costruttiva poiché, in quest’epoca, ciò che più è necessario non è l’intrattenimento ma la comprensione.
(Clicca qui per ascoltare la notizia in podcast)

Andrea Salvadori



