Rifugiati, 18 quelli accolti a Recanati
grazie al progetto del Comune

AIUTO - Presentati i risultati di Sai Pomerium. L'assessora Paola Nicolini: «Sono tematiche sicuramente delicate e impattanti, ci vuole consapevolezza, conoscenza e molto rispetto reciproco». Il 5 luglio a Palazzo Venieri lo spettacolo di Giulio Cavalli e Nello Scavo che celebra la Giornata mondiale del rifugiato

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Conferenza-progetto-SAI-Recanati

Conferenza progetto Sai Recanati

 

di Francesca Marchetti

Per la Giornata mondiale del rifugiato, presentato il report del progetto “Sai Pomerium” del Comune di Recanati. E per sottolineare l’importanza del tema sociale il sindaco del comune leopardiano, Antonio Bravi, ha annunciato lo spettacolo  “A casa loro” di Giulio Cavalli e Nello Scavo il 5 luglio a Palazzo Venieri. «L’evento sarà un’occasione per ricordare la Giornata mondiale del rifugiato dello scorso 20 giugno, gli artisti Giulio Cavalli e Nello Scavo ci hanno dato questa disponibilità – ha esordito il sindaco di Recanati -. Vorrei ringraziare la cooperativa sociale Cooss Marche che è l’ente attuatore del progetto “Sai Pomerium” del Comune e che oggi ci presenta il report delle attività di accoglienza. Una proficua collaborazione che ha ispirato l’organizzazione dello spettacolo che vuole portare leggerezza nonostante il tema delicato e a cui speriamo partecipino molti recanatesi».

«Il progetto nasce nel 2016 e dal 2021 ci siamo noi come Cooss Marche a gestirlo – ha dichiarato la coordinatrice del progetto Sai Pomerium Recanati, Gabriella Di Giovanni -. È un progetto di seconda accoglienza, ciò significa che la maggior parte dei beneficiari sono già titolari di protezione. In questo momento ci sono 18 persone accolte: 17 adulti e un nucleo familiare di 4 persone in cui abbiamo da poco un nuovo arrivato. Si tratta di una famiglia afghana arrivata a Recanati grazie all’ampliamento del progetto attraverso l’operazione Aquila Omnia del ministero della Difesa.

rifugiati-1-448x650I beneficiari lavorano quasi tutti sul territorio, su 15 uomini 12 stanno lavorando nei vari settori: uno in quello agricolo, uno nel tessile, uno nella logistica e otto nel settore manifatturiero, più un ragazzo che è stato assunto in una carrozzeria. I beneficiari del progetto arrivano, in ordine decrescente, dal Pakistan, Afghanistan, Gambia, Somalia, Costa d’Avorio, Mali, Bangladesh. Come servizi offriamo la scuola di lingua italiana, 15 ore settimanali nei locali della biblioteca comunale di Recanati,  tirocini formativi, corsi di formazione, iscrizioni ad associazioni di volontariato, supporto psicologico, sportello legale.  Nell’equipe con me ci sono un assistente sociale, un operatore all’accoglienza, un operatore alla formazione e lavoro e collaboriamo con un insegnante di italiano, uno psicologo clinico e il supervisore d’equipe».

La parola è passata quindi all’assessora alle Politiche sociali Paola Nicolini che ha spiegato nel dettaglio il progetto accoglienza: «È stata una scelta politica di questa amministrazione quella di aderire a questo progetto governativo del sistema “Sai” (Sistema accoglienza e integrazione) che prevede l’assegnazione di fondi di gestione ai Comuni che danno disponibilità. Il modello di accoglienza che si è deciso di comune accordo è di accoglienza diffusa, cioè la popolazione residente non si deve accorgere della presenza di persone rifugiate sul territorio, sebbene siano 18 i beneficiari. Gli appartamenti che vengono identificati dalla cooperativa e che poi permettono di abitare nel comune sono diffusi, non ci sono concentrazioni che potrebbero creare problemi nella comunità, come potrebbero essere le differenze culturali e di abitudini alimentari o religiose. I richiedenti asilo hanno alle spalle percorsi di vita piuttosto complessi, sono arrivate e arrivati nelle maniere più inverosimili e subito accompagnati nella prima accoglienza per verificare che tutte le carte siano in regola per poter beneficiare del progetto e le persone che arrivano da poi hanno già riconosciuto il diritto agli aiuti. Ci fa piacere sapere del nuovo arrivato nella famiglia appena accolta, molti beneficiari avevano già partecipato lo  scorso novembre ad un incontro con l’università della Pace e abbiamo sentito dalle loro testimonianze dei racconti che fanno rabbrividire. Tutto confluirà nello spettacolo del 5 luglio, con un aspetto più ricreativo ma il tema ci riporta a vicende raccontate da tutti i giornali e che stanno occupando molto le politiche italiane ed europee. Sono tematiche sicuramente delicate e impattanti, ci vuole consapevolezza, conoscenza e molto rispetto reciproco.

«Dobbiamo ringraziare il Comune perché a fronte di molte azioni emergenziali sul tema dell’accoglienza dei rigugiati ha adottato un modello ragionato ed evoluto – ha detto Sascha Smerzini,  responsabile del progetto di accoglienza Cooss Marche -. Accogliamo 18 persone in 4 appartamenti, ciò significa che abbiamo strutture che ospitano circa 4,5 beneficiari. Fino allo scorso dicembre avevamo disponibilità per massimo 15 persone ma a seguito eventi di fine 2021 in Afghanistan il Comune ha deciso di accogliere il nucleo familiare nella primavera del 2022. L’idea di base è quella di accogliere senza impattare sugli equilibri della comunità, il passare inosservati è anche esso segno di un buon lavoro svolto, il fatto che se ne parli poco significa la comunità è in grado di assorbire questi percorsi. Al tempo stesso questo è un percorso non emergenziale ma strutturale, è l’ultimo tassello in quanto i beneficiari, secondo la normativa vigente, hanno già lo status di rifugiato o rifugiata e rimarranno negli anni nel nostro territorio, e quindi è fondamentale garantire, a loro ma anche alla comunità, percorsi di accoglienza che prevedano lo studio della lingua italiana, la formazione e ricerca del lavoro e l’inserimento abitativo, forse il punto più difficile».

Cooss Marche da 40 anni fonda e costruisce i suoi principi statutari sui valori della promozione sociale di ogni individuo, della cura e dell’assistenza ai soggetti più fragili, del diritto al lavoro per i soci e lavoratori e ha sede ad Ancona.

«L’altra finalità a cui teniamo particolarmente è di rivolgersi a un altro target: la comunità locale che accoglie i rifugiati – ha concluso Smerzini -. Abbiamo il dovere di informare e sensibilizzare sul progetto e sulla motivazione dei viaggi.  Lo spettacolo di Giulio Cavalli scritto con Nello Scavo nasce da questo. “A casa loro” significa rappresentare i motivi e le situazioni che spingono questi ragazzi e ragazze ad affrontare un viaggio complesso e che li porta ad arrivare fino a qui. I due artisti hanno portato avanti un lungo percorso di documentazione e speriamo che vengano tanti cittadini per far conoscere il progetto e sensibilizzare sull’argomento».

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