“Ben Tornata Tautologia”,
la mostra sino al 14 maggio

RECANATI - L'esposizione a cura di Nikla Cingolani rientra nella programmazione triennale "E viva e il suon di lei", titolo ripreso dal 13° endecasillabo del famosissimo idillio L’Infinito di Giacomo Leopardi

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Ben-tornata-TautologiaSarà prorogata fino al 14 maggio la mostra “Ben Tornata Tautologia” di Alfredo Saino nello spazio Livello2 arte contemporanea della Torre del Borgo di Recanati.

La mostra, a cura di Nikla Cingolani, inaugurata il 17 dicembre 2022, rientra nella programmazione triennale E viva e il suon di lei, titolo ripreso dal 13° endecasillabo del famosissimo idillio L’Infinito di Giacomo Leopardi. L’opera, un’installazione site specific, ripercorre l’attività romana, a partire dal 1974, del gallerista maceratese Pio Monti, protagonista indiscutibile della storia dell’arte contemporanea e animatore della scena romana di quegli anni. Nelle sue gallerie ha ospitato i più grandi artisti di quel periodo, oggi entrati nel mito.

La mostra non è solo una sorta di visualizzazione dei flussi operativi degli spazi occupati da Monti durante l’attività romana e recanatese, ma rappresenta una feroce critica verso un sistema che fagocita e paragona l’arte a qualunque bene di consumo, mettendo in crisi il ruolo del gallerista visto come un normale rivenditore anziché promotore di un linguaggio artistico-culturale che considera l’arte un valore basilare.

“Ben Tornata Tautologia” prende ispirazione dall’opera “Mozzarella in carrozza”, famoso lavoro ironico e visionario di Gino De Dominicis, uno degli artisti più amati e protetti dal gallerista con il quale ha vissuto un rapporto molto intenso di condivisione e amicizia.

L’installazione presenta immagini fotografiche che riproducono gli ingressi di quelli che una volta erano spazi destinati all’arte oggi trasformati in altre attività o chiusi. Ogni immagine è affiancata dal segno fisico tipicamente romano, mostrato simbolicamente come reliquia di quanto è andato distrutto o perduto: il Sampietrino o, “SanPIOtrino”, come lo ha definito Gino Monti, figlio del gallerista ed erede di quel linguaggio tanto caro al padre dotato di un pensiero divergente, originale e fluido in cui rimbalzano giochi di parole, calembour e acrobazie verbali. A terra delle carte catastali romane degli anni 60 del ‘900, relative alle zone in cui si trovano le gallerie, trasformate in opere grazie agli interventi dell’artista.


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