«Calma, pazienza e coraggio»
La ricetta di longevità di Florenzo Romanella,
il centenario che cita Dante Alighieri
PENNA SAN GIOVANNI - L'ex agricoltore, soprannominato l'ingegnere per una delle sue imprese giovanili, è stato ricevuto in Comune ed ha festeggiato poi con i familiari

Florenzo Romanella in Comune col sindaco Stefano Burocchi
di Alessandra Pierini
«Seminate e coltivate il seme dell’amore, anche voi sarete campioni nella vita». E’ una frase che Florenzo Romanella, cento anni da quattro giorni, ripete come un mantra a se stesso e ai suoi familiari.
Romanella, nato il 16 novembre 1922, è stato ricevuto in Comune da Stefano Burocchi, sindaco di Penna San Giovanni dove il neo centenario vive da sempre e ha lavorato come agricoltore. Dopo la messa, ha festeggiato con i familiari più stretti e gli amici al ristorante Roma di Petritoli. E dall’alto del suo secolo di vita, non ha dubbi su quali sono gli ingredienti per la longevità: «Ho seguito tre cose – spiega – la calma perché consente di capire le cose, la pazienza ci vuole ma è difficile di dominarla e poi c’è il coraggio perché bisogna lottare per risorgere». E poi naturalmente l’amore: «Non ho odiato mai nessuno, perché se odi ti accorci la vita e il fisico soffre. Ci vuole rispetto per la famiglia e le persone» e qui cita niente di meno che Dante Alighieri: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.
Dopo questi consigli, testimonianza di grande esperienza e saggezza, ricorda gli anni della Seconda Guerra Mondiale che lo hanno visto come prigioniero a Creta, poi ad Atene e ancora a Belgrado, poi tra i partigiani della Brigata Garibaldi in un travagliatissimo viaggio per tornare finalmente a casa. «Quando mi hanno chiamato per dirmi che dovevo ritirare le mie due croci di guerra – scherza – ho risposto che di croci ne avevo già abbastanza a casa mia».
Altro aneddoto che Florenzo ama raccontare è di quando portò la luce nel suo campo, episodio che gli ha fatto guadagnare il soprannome di “ingegnere”.
«Erano gli anni dopo la seconda guerra mondiale. Ai piedi del nostro terreno in pianura a Villa Aiello di Penna San Giovanni, scorreva un canale d’acqua. Più lo guardavo e più pensavo che poteva essere ideale per una dinamo». Cominciò quindi l’impresa: «Acquistai da un amico a 10mila lire l’ alternatore di una nave, poi feci una ruota di ferro di 4 metri d’altezza. Purtroppo però faceva 20 giri al minuti che erano pochi, dovevo portarla almeno a 220». La costruzione si arricchì quindi di una serie di componenti tra cui il differenziale di un carrarmato e finalmente i 220 giri furono raggiunti. «Ho posizionato l’alternatore – ricorda perfettamente – su due cassette di uva. Quel giorno passava tanta gente diretta a Servigliano per il palo della cuccagna e tutti passando mi prendevano in giro. Per la sera però la luce funzionava e il campo era illuminato così trovammo sul campo a guardare meravigliati tutti coloro che erano di ritorno da Servigliano e che si complimentarono con me».
Racconti di altri tempi che lo emozionano ancora e che ripercorre con trasporto e grande voglia di trasmettere quei cento anni che meriterebbero un libro.


