Nuova vita per le ricette
della tradizione contadina

MACERATA - La Delegazione dell’Accademia della cucina ha riproposto “lu pranzu de lo vatte” pur con qualche variante. Presentato il volume “La tavola del contadino”. Ricordate le figure di due storici ristoratori: Giuseppe Domizi e Duilia Caporaletti

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Il professor Sauro Vittori

di Ugo Bellesi

Tutti gli anni la presidenza nazionale del Centro studi dell’Accademia italiana della cucina assegna ai Centri studi di tutte le regioni il tema dell’anno per approfondire attraverso ricerche e sperimentazioni sul campo, ma in sede locale, tutti gli aspetti dell’argomento proposto. Per il 2022 è stato fissato il tema: “La tavola del contadino: il campo, il cortile la stalla nella cucina della tradizione regionale”. Argomento molto impegnativo che ha messo alla frusta tutti i Centri studi delle singole province, i cui lavori sono confluiti in un elaborato a livello regionale e quelli regionali sono stati poi pubblicati tutti insieme in un volume che ha per titolo appunto “La tavola contadina”. L’elaborato della nostra provincia è stato messo in bella evidenza perché corredato da varie ricette e alcune immagini assai suggestive.
Di queste ricerche portate avanti quest’anno si è parlato in occasione di una conviviale che si è svolta nel ristorante “Pippo e Gabriella” di Sant’Angelo in Pontano il cui menù era ispirato (con qualche variante) al “pranzo della trebbiatura” o meglio a “lu pranzu de lo vatte”.
Relatore della serata è stato l’accademico professor Sauro Vittori, docente all’Università di Camerino, membro del Centro studi delle Marche, che ha parlato appunto del lavoro svolto ma approfondendo anche alcuni aspetti particolari come l’esigenza per tutte le case coloniche di non sprecare nulla e di riciclare tutto quanto possibile, a cominciare dagli abiti che prima erano “della festa”, per servivano “per casa” e infine erano stracci per qualsiasi uso. Così avveniva anche che, per non far andare a male le uova, si preferiva confezionare le tagliatelle che poi sarebbero servite per la domenica successiva. Erano tradizioni e abitudini completamente all’opposto dell’attuale concetto dell’usa e getta.
A tutti gli accademici è stato poi consegnato il volume “La tavola del contadino” inviato dalla presidenza nazionale dell’Accademia e che attualmente si trova anche nelle librerie. Al termine della serata sono stati ricordati dal vice presidente e tesoriere della Delegazione, Pierpaolo Simonelli, le figure di due storici ristoratori che hanno onorato per tanti anni la loro professione e sono scomparsi recentemente.

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Giuseppe Domizi

Si tratta di Pippo, cioè Giuseppe Domizi, titolare con la moglie Gabriella del ristorante “Pippo e Gabriella”, scomparso il 20 agosto scorso. Giovanissimo aveva fatto la prima esperienza a Roma in un locale frequentato dai protagonisti della “dolce vita” vicino al teatro Sistina, ma nel 1978 era tornato nelle Marche per creare, con Gabriella, il loro ristorante diventato subito punto di riferimento dei buongustai.
L’altra storica cuoca di Sant’Angelo in Pontano, scomparsa l’11 agosto a 91 anni, è stata Duilia Caporaletti che aveva fondato il suo ristorante nel 1968 con l’aiuto del segretario comunale dell’epoca.

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La signora Duilia

Come ha raccontato il figlio Roberto, che continua l’attività del ristorante, era il padre Duilio ad andare alla riscoperta delle ricette della tradizione che poi la moglie riproponeva ai clienti migliorandole con il suo grande intuito. Duilia ha proseguito la sua attività fino a 91 anni nel ristorante dalla cui terrazza si ammira uno spettacolo meraviglioso del paesaggio delle Marche.

Dalla Dolce vita romana, al ristorante “Da Pippo e Gabriella” Addio a Giuseppe Domizi

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