Assalto alla gioielleria,
trovato anche il terzo complice:
era appena rientrato dall’estero

TOLENTINO - Maxi colpo da 50mila euro da D'oro in poi: i carabinieri hanno rintracciato anche il 29enne di Taranto rivenditore d'auto, che aveva partecipato al colpo insieme a padre e figlio di etnia rom che vivono nel campo nomadi di Foggia. Anche per lui è scattato l'obbligo di dimora con divieto di uscire nelle ore serali
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La vetrina della gioielleria sfondata dai malviventi

Maxi colpo in gioielleria: rintracciato anche il terzo complice, ritornato dall’estero in Italia, è stato subito individuato dai carabinieri. Si tratta di un 29enne rivenditore d’auto di Taranto. Per il giovane è scattato l’obbligo di non allontanarsi dal comune di residenza e dovrà permanere all’interno della propria abitazione dalle 22 alle 7 del mattino. Si chiude dunque il cerchio sull’indagine svolta dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Tolentino sul furto avvenuto alla gioielleria D’oro in poi del centro commerciale Retail Park.

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Il tombino usato come per sfondate la vetrina

I fatti risalgono al 23 aprile 2021. Erano le 23.20 circa quando una batteria di cinque uomini, a bordo di un’autovettura di colore nero, con targhe anteriore e posteriore coperte, era entrata nell’area commerciale. Muniti di attrezzi da scasso e di un pesante coperchio in ghisa di un tombino, usato come ariete, avevano sfondato il vetro della porta d’ingresso della gioielleria e avevano poi forzato la serranda metallica per entrare. Una volta dentro, avevano arraffato, in meno di 4 minuti, interi scaffali di gioielli, passandosi di mano in mano delle bacinelle che si erano portati e sistemandole all’interno del portabagagli della macchina. Un bottino totale di circa 50mila euro. La stessa sera poi, intorno a mezzanotte, in una piazzola nel territorio del comune di Morrovalle, era andata a fuoco un’auto, esplosa a causa della presenza del serbatoio di gpl. I vigili del fuoco intervenuti sul posto, ne avevano evidenziato fin da subito l’origine dolosa. Mentre vicino ai resti del mezzo, i carabinieri avevano trovato una scatola di colore verde riportante il marchio della gioielleria e degli espositori con etichette dei prezzi. Così è partita l’indagine. Dagli accertamenti sui veicoli utilizzati nel colpo e per la fuga, una Volvo C/70 e un furgone Ford Transit, sulle utenze telefoniche hanno fatto concentrare i sospetti su un gruppo di etnia rom nel campo nomadi di Foggia.

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Il capitano Giulia Maggi, a capo della Compagnia di Tolentino

Cinque gli indagati, tre misure cautelari emesse dal gip su richiesta del pm con obbligo di dimora a carico di un 20enne rom, del padre 41enne e del rivenditore d’auto usate di 29 anni italiano. E due denunce a carico di altrettante persone residenti sempre nel campo rom di Foggia, pure loro nel gruppo della batteria che ha messo a segno il colpo. Due delle tre misure cautelari erano già state eseguite a maggio, ora la terza nei confronti del 29enne, che nel frattempo è ritornato in Italia dall’estero. 

 Oltre al coinvolgimento nel furto alla gioielleria, a cui aveva partecipato sia in fase di sopralluogo sia fornendo le autovetture per il colpo, il 29enne dovrà rispondere anche di altri reati. A lui e ad un complice è stato infatti notificato l’avviso di conclusione delle indagini in relazione al furto di 3.874 euro ai danni della Liomatic. La somma era l’incasso raccolto dai vari distributori automatici di bevande ed era stata rubata a Civitanova sempre ad aprile del 2021 dai due, dopo la forzatura del portellone posteriore del mezzo aziendale. Il complice -S.C. – risulta anche indagato per ricettazione di alcuni capi di vestiario firmati “Versace” che, da quanto emerso nel corso delle indagini, avrebbe cercato di piazzare sul mercato nel foggiano.

Maxi colpo da 50mila euro in gioielleria, chiuso il cerchio sulla banda: blitz nel campo nomadi di Foggia



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