Maxi colpo da 50mila euro in gioielleria,
chiuso il cerchio sulla banda:
blitz nel campo nomadi di Foggia

TOLENTINO - I carabinieri hanno individuato gli autori del furto messo a segno a "D'oro in poi" nel centro commerciale: cinque gli indagati, tre le misure cautelari a carico di un 20enne, del padre 41enne e di un rivenditore d'auto italiano di 29 anni
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La vetrina sfondata della gioielleria

Maxi furto da 50mila euro alla gioielleria del centro commerciale, chiuso il cerchio sulla banda: blitz nel campo nomadi di Foggia. Cinque gli indagati, tre misure cautelari con obbligo di dimora a carico di un 20enne rom, del padre 41enne e di un rivenditore d’auto usate di 29 anni italiano: l’ultima eseguita lunedì alla stazione di Foggia. 

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Il tombino usato come ariete

I carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Tolentino hanno concluso una complessa e articolata indagine sul furto del 23 aprile 2021 ai danni di una gioielleria del centro commerciale di Tolentino. Erano le 23.20 circa quando una batteria di cinque uomini, a bordo di un’autovettura di colore nero, con targhe anteriore e posteriore coperte, era entrata nell’area commerciale “Retail Park”. Muniti di attrezzi da scasso e di un pesante coperchio in ghisa di un tombino, usato come ariete, avevano sfondato il vetro della porta d’ingresso della gioielleria “D’oro in poi” e avevano poi forzato la serranda metallica per entrare. Una volta dentro, avevano arraffato, in meno di 4 minuti, interi scaffali di gioielli, passandosi di mano in mano delle bacinelle che si erano portati e sistemandole all’interno del portabagagli della macchina. Un bottino totale di circa 50mila euro. La stessa sera poi, intorno a mezzanotte, in una piazzola nel territorio del comune di Morrovalle, era andata a fuoco un’auto, esplosa a causa della presenza del serbatoio di gpl. I vigili del fuoco intervenuti sul posto, ne avevano evidenziato fin da subito l’origine dolosa. Mentre vicino ai resti del mezzo, i carabinieri avevano trovato una scatola di colore verde riportante il marchio della gioielleria e degli espositori con etichette dei prezzi. Così è partita l’indagine.

furto-gioielleria-tolentino4-325x150Innanzitutto sono state esaminate le immagini del circuito di videosorveglianza dell’area commerciale e del Comune. E grazie a queste i militari hanno individuato l’auto, una Volvo C/70 fuggita in direzione Macerata subito dopo il colpo. Ulteriori accertamenti con Anas e Autostrade hanno poi permesso di ricostruire l’intero percorso dell’auto stessa. La Volvo era arrivata a Civitanova insieme al furgone. Ma dopo dopo il furto era passato a Civitanova in direzione sud solo il furgone. I carabinieri a questo punto, con l’ausilio del Reparto operativo del Comando provinciale di Macerata, hanno incrociato i dati del traffico delle celle sui percorsi e negli orari individuati. Il complesso e certosino lavoro effettuato, la successiva analisi dei tabulati telefonici e dei contatti di alcune utenze utilizzate prima, durante e dopo il furto, hanno fatto concentrare i sospetti su un gruppo di etnia rom nel campo nomadi di Foggia. La ricostruzione dei movimenti del Ford Transit hanno invece consentito di verificare che la mattina dopo il colpo il furgone si trovava a Napoli, verosimilmente per piazzare i gioielli rubati.

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I carabinieri di Tolentino

Secondo quanto ricostruito dai militari, inoltre, sia la Volvo che il furgone erano stati acquistati dal 22enne che si faceva chiamare con lo pseudonimo di Italo. Tramite un profilo social, aveva contattato i privati che avevano pubblicato annunci per vendere i propri mezzi, era andato in due agenzie di pratiche auto ad Ascoli e Fano ed aveva perfezionato il trasferimento di proprietà in favore del rivenditore d’auto 29enne della provincia di Taranto, che gli aveva fornito tutta la documentazione necessaria. L’analisi dei tabulati di traffico telefonico nei giorni degli acquisti delle auto ha consentito così di chiudere il cerchio. Padre e figlio erano presenti sia a Tolentino al momento del colpo sia  nel percorso ricostruito dai carabinieri. A loro era stabilmente legato il rivenditore d’auto, che non solo aveva fatto un sopralluogo nella gioielleria con padre e figlio nei giorni precedenti il furto, ma era abitualmente dedito all’attività di acquisto di mezzi poi utilizzati per commettere reati.

A seguito delle indagini il pm ha chiesto e ottenuto dal Gip del Tribunale di Macerata tre misure cautelari con obbligo di dimora e divieto di allontanarsi dall’abitazione in arco serale e notturno a carico di padre, figlio e del rivenditore d’auto. Oltre a loro sono state denunciate anche altre due persone, sempre nel campo rom di Foggia, pure loro nel gruppo della batteria che ha messo a segno il colpo.

Il 4 marzo scorso i militari del Norm di Tolentino, i colleghi di Foggia e una squadriglia di cacciatori dello Squadrone eliportato carabinieri Puglia hanno eseguito  una perquisizione all’interno del campo nomadi di Foggia, nei domicili dei 5 indagati. Nell’occasione è stato rintracciato e sottoposto alla misura dell’obbligo il  ventenne. Lunedì poi è stato sottoposto alla misura cautelare, grazie alla collaborazione della Polizia ferroviaria, anche il padre rintracciato alla stazione di Foggia dove era appena arrivato con un treno proveniente da Fano. Irreperibile invece il rivenditore d’auto, attualmente all’estero. 

 

Vetrina sfondata col tombino: colpo da 50mila euro in gioielleria «Erano in cinque, un furto studiato»

 



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