Imbrattamenti in centro storico
e scritte contro Pignataro,
in tre finiscono sotto accusa

MACERATA - Uno di loro è imputato in tribunale quale autore della maggior parte degli imbrattamenti in cui si prende di mira l'ex questore. La difesa ha chiesto di fare la messa alla prova, ma prima dovrà esserci il risarcimento dei danni e l'udienza è stata rinviata
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Scritte in piaggia della Biblioteca contro l’ex questore di Macerata

 

di Gianluca Ginella

Una serie di scritte nel centro storico, alcune contro l’ex questore Antonio Pignataro, finiscono al centro di un processo al tribunale di Macerata. Tre gli imputati. Uno di loro, Santino Lipari, 31anni, di Messina, residente a Macerata, sarebbe stato l’autore, secondo l’accusa, della maggior parte di queste scritte, fatte soprattutto con lo spray e sempre nel centro di Macerata. Gli altri due imputati Simone Alvear Calderon, 26 anni, di Fermo, residente a Porto San Giorgio, e Davide Tossici, 26 anni, di Amandola, residente a Smerillo, avrebbero partecipato solo ad alcune delle scritte e solo in una giornata, quella del 20 dicembre 2019. Tutti e tre sono accusati di imbrattamento. La difesa degli imputati, assistiti dagli avvocati Paolo Cognigni e Gabriella Ciarlantini ha chiesto la messa alla prova. Il giudice Andrea Belli, ha fatto presente che prima dovranno risarcire i danni e l’udienza è stata rinviata.

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Una delle scritte comparse contro il questore

Tutti e tre sono accusati (pm Raffaela Zuccarini) di avere, il 20 dicembre del 2019, fatto delle scritte in alcune vie di Macerata. Con loro ci sarebbero state altre due persone, rimaste ignote. In particolare avrebbero scritto sul muro di Palazzo Domizi-Vico, con una bomboletta spray, “Universitari sovversivi”. La scritta l’avrebbe fatta Lipari con gli altri a dargli copertura. In una traversa di via Armaroli, avrebbero scritto “Pignataro boia boomer”, con Tossici che avrebbe fatto la scritta e gli altri due che avrebbe fornito copertura. E in via Tommaso Lauri, all’altezza del civico 10 avrebbero scritto “Legalization”. Lipari avrebbe fatto questa scritta con gli altri due che svolgevano funzione di supporto e di copertura.

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L’avvocato Paolo Cognini

Il solo Lipari è accusato di avere fatto tutta un’altra serie di scritte, per lo più prendendosela con l’ex questore di Macerata. Intorno al 24 giugno del 2018 avrebbe scritto sull’arco di Porta Convitto “Pignataro fascio infame”, in piaggia della biblioteca, sempre intorno al 24 giugno, avrebbe scritto “Pignataro infame” e “Pigna de qua Pigna de là”. Nel luglio 2018, intorno al 12, avrebbe scritto, sulle mura adiacenti piaggia della Biblioteca “Pignataro m…”. Alcuni mesi dopo, intorno al 30 novembre del 2018, avrebbe scritto, sempre sulle mura adiacenti piaggia della Biblioteca, “Fascisti infami” e “Fascio infame”, e intorno al 7 febbraio del 2019 avrebbe scritto, sempre su piaggia della Biblioteca, “Pignataro ama l’erba dei mafiosi”.

 



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