Le storie di 350 internati:
nasce la “Casa della memoria
di Urbisaglia”

DIVULGAZIONE - Coinvolti un gruppo di amici urbisagliesi e quattro realtà istituzionali: il Comune, la Fondazione Giustiniani Bandini, l’Università di Macerata e l’Università di Camerino. Sabato alle 10.30 la presentazione al teatro comunale

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Giovanna-SAlvucci-e-Paolo-Francesco-Giubileo

Giovanna Salvucci e Paolo Francesco Giubileo

 

Nasce la “Casa della memoria di Urbisaglia Ets”, associazione che ha lo scopo di dare impulso alla ricerca sulle storie dei circa 350 internati nel campo allestito nel palazzo Giustiniani Bandini negli anni 1940-1943. Sabato 26 marzo, alle 10.30, avverrà la presentazione, al teatro comunale. L’associazione vede la partecipazione di un gruppo di amici urbisagliesi e di quattro realtà istituzionali: il comune di Urbisaglia, la Fondazione Giustiniani Bandini, l’Università di Macerata e l’Università di Camerino. La promotrice dell’iniziativa, Giovanna Salvucci, ha iniziato ricerche d’archivio il cui risultato è già consultabile nel sito www.campodiurbisaglia.org. «La vastità della documentazione da analizzare e la rete di collegamenti che da subito si è innescata – si legge nella nota dell’associazione “Casa della memoria di Urbisaglia Ets” – ha fatto cogliere l’esigenza di dare una base più strutturata all’attività. Il primo passo è stato il coinvolgimento di un gruppo di amici che ha assunto un ruolo promotore, cui ha fatto seguito il contatto con le realtà istituzionali sopra citate, le quali hanno subito manifestato piena e cordiale disponibilità ad aderire». Sabato 26, dopo l’illustrazione dell’iniziativa da parte di Giovanna Salvucci, il sindaco di Urbisaglia Paolo Francesco Giubileo, il rettore di Unimc Francesco Adornato e il rettore di unicam Claudio Pettinari illustreranno il senso delle rispettive adesioni. Verranno proposti i saluti video inviati per l’occasione da alcuni discendenti di internati. «Tra questi ultimi, vi erano un centinaio di persone di religione ebraica (quasi tutte uccise nel campo di sterminio di Auschwitz) e poi molti prigionieri slavi e oppositori politici italiani – conclude l’associazione, che spiega i propri fini -. Si intende poi sviluppare un’opera di divulgazione tramite pubblicazioni, convegni, iniziative didattiche, presenza su Internet, per rendere la memoria lievito di rinnovata coscienza civica».


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