Non dice di avere l’Epatite C
e contagia la compagna: condannato
DAL GUP - Due anni per un imprenditore 63enne che era imputato per lesioni al tribunale di Macerata. Alla donna non aveva detto di aver saputo di essere positivo alla malattia, lei l'aveva contratta e aveva anche perso il lavoro
Scopre di avere l’Epatite C, ma non dice niente alla compagna con la quale voleva avere rapporti non protetti e la contagia: di questo era accusato un piccolo imprenditore che è stato condannato per lesioni. La sentenza oggi dal gup del tribunale di Macerata, per l’uomo: 2 anni. Oggi è stato sentito in udienza il medico di famiglia che ha detto che l’imputato, un 63enne che vive ad Appignano, sapeva di avere contratto l’Epatite c e che gli aveva raccomandato di non avere rapporti sessuali.
A chiedere le analisi del sangue all’uomo era stata la stessa compagna in seguito alle sue richieste di avere rapporti non protetti. Fatte le analisi le aveva controllate il medico che gli aveva comunicato, dice l’accusa, sostenuta dal pm Enrico Riccioni (che oggi ha chiesto la condanna a 4 anni per l’imputato), che aveva contratto l’Epatite C. L’uomo però non aveva comunicato alla compagna la cosa, sostiene l’accusa. «Le aveva detto che le analisi del sangue erano a posto» dice l’avvocato Renato Coltorti, che assiste la donna, parte civile al processo, che si è svolto con rito abbreviato. In questo modo, continua l’accusa, l’uomo aveva continuato ad avere rapporti non protetti con la compagna. La donna che aveva poi scoperto di avere l’epatite facendo le analisi del sangue che era tenuta a fare in quanto dipendente di un supermercato. La donna, purtroppo, a causa della malattia aveva anche perso il lavoro. L’uomo ha sempre negato di sapere di aver contratto l’epatite. Il medico oggi ha invece testimoniato che ne era a conoscenza. I fatti contestati sono avvenuti nel 2019. Il 63enne è difeso dall’avvocato Michela Splendiani. Il gup Claudio Bonifazi nella sentenza ha derubricato l’accusa da lesioni gravissime a lesioni. Disposta una provvisionale di 7mila euro.
*A tutela della vittima il nome dell’imputato non viene indicato
(Gian. Gin.)

