Porto Recanati piange Ntò Bicchierò,
il pioniere dei balneari

LUTTO - E' morto Antonio Pandolfi, 93 anni, era ricoverato a Pesaro e nelle ultime settimane aveva contratto il Covid. Uomo di mare, con la moglie aprì il primo stabilimento fuori dal centro. La famiglia ha poi aperto La Rotonda. Il ricordo del figlio Enzo

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Antonio Pandolfi in una foto d’epoca

 

Porto Recanati piange un altro dei suoi uomini di mare. Si è spento stamattina, all’ospedale Muraglia di Pesaro, Antonio Pandolfi, conosciuto come Ntò Bicchierò. Aveva 93 anni e nelle ultime settimane aveva contratto il Covid.

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Antonio Pandolfi

Dopo essere stato ricoverato all’ospedale di Civitanova, l’anziano era stato trasferito all’ospedale di Pesaro. I funerali si terranno mercoledì prossimo alle 15 nella chiesa del Preziosissimo Sangue di Porto Recanati. Pandolfi lascia la sua grande famiglia che oggi porta avanti l’attività iniziata da lui e da sua moglie Antonia negli anni ’50 con lo stabilimento balneare che oggi è diventato “La Rotonda“. Una vita sul mare e per il mare quella del 93enne: d’inverno pescatore e d’estate nel chiosco che aveva aperto nei pressi della Pineta.

«È stato mio padre ad avere l’intuizione di aprire per primo un balneare nella zona fuori dal centro di Porto Recanati – racconta il figlio Enzo –  Suo padre aveva uno chalet in città, ma lui e mia madre decisero di spostarsi in un’altra zona, quella che più tardi sarebbe diventata la “Macerata mare” proprio per tutto l’afflusso di bagnanti che la sceglievano».

Così grande l’amore per il suo lavoro che Pandolfi è riuscito a tramandarlo prima a suo figlio Enzo e poi ai suoi nipoti Sara, Daniel ed Emanuele. «Io e mia moglie Alda – prosegue Enzo – nel 1972 abbiamo fondato “La Rotonda” a poche centinaia di metri dal chiosco di mio padre. Inizialmente era uno stabilimento balneare con un bar e una piccola attività di ristorazione per la quale ci aiutava mia madre. Poi i nostri figli si sono tutti diplomati all’istituto alberghiero e hanno deciso di ampliare il servizio, grazie anche a mio genero, German Scalmazzi, un altro chef. Un grande orgoglio per me, ma soprattutto per mio padre che è riuscito a creare una realtà arrivata alla terza generazione».

(g. s.)


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