«Un sistema per affidare gli appalti»:
due funzionari del Comune a giudizio
GAGLIOLE - Sotto accusa sono finiti Paolo Paoletti, ex responsabile del Servizio finanziario (ora in pensione) e Bruno Carovana, responsabile dell’Ufficio tecnico. Per un presunto episodio di corruzione imputato anche un imprenditore. Oggi sono stati tutti rinviati a processo dal gup del tribunale di Macerata. La difesa contesta gli addebiti. Il Comune parte civile
di Gianluca Ginella
Appalti nel mirino a Gagliole, a giudizio due funzionari (uno ora in pensione) e un imprenditore. Oggi si è svolta l’udienza davanti al gup Claudio Bonifazi del tribunale di Macerata. Per alcuni dei capi di imputazione è stata dichiarata la prescrizione, sono 4 e tutti erano per turbativa d’asta. L’indagine è della Guardia di finanza. Sotto accusa sono finiti Paolo Paoletti, ex responsabile del Servizio finanziario (in pensione) e Bruno Carovana, responsabile dell’Ufficio tecnico. L’accusa parla di reati principalmente per turbativa d’asta, falso (sarebbero state messe a bilancio delle determinazioni in bianco per avere copertura economica quando c’era da affidare un appalto), abuso d’ufficio. A Paoletti viene contestato anche un presunto episodio di corruzione (per questo reato è finito sotto accusa Silvano Rustichelli, pure lui rinviato a giudizio oggi).
In uno dei capi di imputazione, che viene contestato al solo Carovana, si prendono in esame i lavori per la scuola elementare e materna di Gagliole. In quel caso si parla di un presunto abuso d’ufficio per l’affido di lavori (69mila euro circa il valore delle opere) che per l’accusa sarebbero stati «artificiosamente frazionati in due ben distinti appalti mediante una indebita manovra di spacchettamento in modo da poterli ricondurre entrambi sotto la soglia limite di 40mila euro». I fatti risalgono al 30 giugno del 2015, la difesa sostiene che i lavori vennero affidati con una gara ad evidenza pubblica e successive varianti in corso d’opera furono approvate con parere favorevole della Regione. Ci sono poi una serie di presunti episodi di turbativa d’asta contestati a entrambi gli imputati. È ad esempio il caso di una strada da sistemare, quella delle Cupare, che vennero aggiudicati nel 2015. Per l’accusa avrebbero favori la ditta che si aggiudicò i lavori. Per questa opera viene contestato anche il reato di falsità ideologica relativa ad una determina compilata in bianco, secondo il meccanismo proposto nella tesi dell’accusa che questo tipo di procedura era fatta apposta per avere la copertura economica per l’affido di appalti sotto soglia. Un’altra turbativa d’asta risale al marzo 2016 e al risanamento della strada comunale Serra.
Un’altra riguarda opere di messa in sicurezza di un fabbricato in località Bergoni dove una ditta sarebbe stata favorita (fatti che sarebbero avvenuto tra gennaio e dicembre 2017). Un’altra accusa di turbativa d’asta risale al 31 maggio 2018 per aver favorito una ditta affidando le opere senza alcuna evidenza pubblica ad una ditta per lavori di sistemazione alla scuola materna. Si tratta di opere per un valore di 754 euro. Un’ennesima turbativa d’asta riguarda opere per manutenzione di un edificio in piazza Don Minzoni di proprietà del Comune. Il valore delle opere era di 600 euro.
Tra le contestazioni anche un presunto abuso d’ufficio per la messa in sicurezza di due fabbricati in località Celano e uno in località Acquosi, nel dicembre del 2017: sarebbero stati affidati i lavori, sotto soglia, a persone formalmente distinte ma in realtà riconducibili alla medesima persona.
Un’altra contestazione di abuso d’ufficio riguarda il solo Paoletti. Per l’accusa avrebbe omesso di astenersi in presenza di un interesse proprio essendo presidente e legale rappresentante di una della Fondazione Oppelide, alla quale erano affidata la gestione del museo di storia naturale. Alla Fondazione sarebbe stato affidato l’incarico per realizzare di un progetto di catalogazione dei reperti esposti al museo di storia naturale, realizzazione di didascalie con relativi supporti e progettazione di pannelli per un valore di 5mila euro circa e l’affidamento ad una ditta della fornitura di 4 macchine per deumidificazione oltre all’acquisto di lampade led per la sede del museo per 3.800 euro somma liquidata alla fondazione con mandato di pagamento a firma di Paoletti. Fatti che risalgono al 2015. Al solo Carovana viene contestato il peculato avendo nella disponibilità del suo ufficio somme di denaro relative a fondi stanziati in favore di privati per il sisma del 1997: si sarebbe appropriato di 614 euro, 1.300 euro, 2.600 euro e circa 1.800 euro, sempre secondo l’accusa.
Paoletti deve rispondere di corruzione insieme all’imprenditore Silvano Rustichelli. Per l’accusa avrebbe ricevuto 5mila euro per favorire l’aggiudicazione di una fornitura di teche espositive e arredi per vari per il Museo di storia naturale di Gagliole. L’appalto aveva un valore di 12mila euro. Questa contestazione risale al luglio 2014. Sono poi state prescritte le presunte turbative d’aste per lavoro di installazione di un manufatto in legno al centro sociale di Selvalagli (marzo 2015). Per la realizzazione di un sistema di accesso internet e servizio wireless in piazza, per un impianto semaforico a Selvalagli, e per un sistema integrato ambientale, storico, culturale, turistico dell’Alto Potenza ed Esino.
Al processo si è costituito parte civile il comune di Gagliole con l’avvocato Alessandro Casoni. «E’ sembrato un atto dovuto, data la gravità dei capi di imputazione, domandare – in caso di condanna – il ristoro dei danni a tutela soprattutto dell’immagine di questa pubblica amministrazione, verso la quale i cittadini devono continuare a guardare con fiducia – dice il sindaco Sandro Botticelli -. Personalmente, da uomo delle Istituzioni, rispetto il copioso lavoro degli inquirenti, della magistratura e degli avvocati, e non intendo sbilanciarmi in alcun modo, poiché confido che dal dibattito processuale emerga la verità».
A difendere gli imputati gli avvocati Mario Cavallaro e Paolo Carnevali che contestano le accuse: «Non c’è un dolo specifico, nessuno sviamento legale. Qua imputiamo reati da Roma Capitale…a Gagliole. La questione specifica della corruzione gira sul contributo di una ditta alla fondazione che gestisce il museo, 5mila euro, versati tramite bonifico, di solito infatti è così0 che si pagano le mazzette – ironizzano i legali -. L’operato dei nostri assistiti è sempre stato corretto». I difensori sono fiduciosi di poter chiarire tutto al processo.



