Unicam e Confindustria fanno squadra
«Accompagniamo le imprese nelle sfide
economia circolare e transizione ecologica»
CAMERINO - Stamattina la presentazione dell'accordo nell'ateneo con il rettore Claudio Pettinari, Alessio Castricini presidente giovani imprenditori, Gianni Niccolò direttore dell'associazione degli industriali

La presentazione dell’accordo, da sinistra: Alessio Castricini, Claudio Pettinari e Gianni Niccolò
di Monia Orazi
Unicam, Confindustria, Enea e Cnr insieme, per accompagnare le imprese della provincia di Macerata nella doppia sfida dell’economia circolare e della transizione ecologica: è questo l’obiettivo dell’accordo quadro presentato questa mattina ad Unicam dal rettore Unicam Claudio Pettinari, da Alessio Castricini presidente giovani imprenditori Confindustria Macerata, da Gianni Niccolò direttore Confindustria Macerata.
Sono quattro i punti cardine dell’accordo: innovazione circolare per definire i criteri ed un progetto per rendere più sostenibili le aziende, formazione per definire correttamente le possibilità dettate dall’economia circolare concentrandosi in particolare sui nuovi materiali, comunicazione per far conoscere le opportunità offerte dal riciclo e dal riuso degli scarti, rete tra le imprese con lo sportello dell’economia circolare.

Unicam
«Si tratta di un accordo quadro della durata di tre anni già operativo – ha detto Gianni Niccolò – sono ben delineati impegni e fasi, apriremo lo sportello di economia circolare con nostri addetti e personale Unicam dove risponderemo in modo pratico e concreto alle aziende. Ci interessa che diventino parte di questo progetto anche i progetti di filiera, di settori come agroalimentare, gomma e plastica, settore moda. Vorremmo ascoltare le aziende e svolgere un ruolo di facilitatori. E’ una sfida social, noi ci crediamo molto. Il prossimo anno miriamo alla valutazione di diversi settori dell’economia provinciale, per migliorare la performance ambientale delle aziende con consulenti dell’Enea, puntando sui nuovi materiali, il controllo di qualità della filiera produttiva, che ci consente di intravedere spiragli importanti per il nostro futuro. La transizione ecologica è uno dei driver fondamentali di sviluppo del progetto, tende a ridurre il consumo delle materie prime, si prefigge l’obiettivo importante di ridurre l’approvvigionamento di risorse naturali, con il contenimento dei costi dei rifiuti ed energetico».
Ha detto il rettore Unicam Pettinari: «La transizione ecologica è già iniziata, si pensava che le nostre imprese avrebbero fatto uso di veicoli a petrolio sino al 2060, ma l’Unione europea nel 2035 ha deciso di terminare la vendita di auto con motori termici. Le aziende che oggi che producono motori termici stanno cambiando per forza, ciò potrebbe comportare flussi di lavoratori tra regioni e nazioni. Le nostre imprese trasferiscono su gomma tutti loro prodotti e dovranno pensare ad una forma di trasporto diverso. Nell’economia circolare sono importanti anche gli scarti, economia circolare e digitalizzazione sono un tutt’uno, proviamo a capire di cosa hanno bisogno le imprese, Confindustria è stata chiara. Le imprese hanno bisogno di innovazione e ricerca con supporto Unicam e partner privati, come l’ingegnere Balducci per la manifattura che ha fornito competenze importanti, Marco Antonini come tanti docenti e ricercatori rappresentati da Enrico Marcantoni ed il laboratorio Marlic per i nuovi materiali».
«Lo spirito dell’accordo – ha aggiunto Castricini – è di aiutare le aziende a cogliere i vantaggi e a proporsi nel mercato per prime con certe competenze, sia nel mondo consumer che b2b essere pronti per accogliere queste richieste è vantaggioso, muoversi prima rispetto ad altri territori. Ci sono rischi anche nella transizione ecologica, ci sono costi nascosti, con nuovi prodotti ed obiettivi sostenibili, è un passaggio da fare in modo graduale, speriamo che Ue non mette pressione di farlo in tempi brevi e non realistici. Ci sono costi di adeguamento, per l’autoproduzione di energia elettrica, l’abbattimento sostanze nocive, anche costi di ricerca e sviluppo, non siamo campioni di fluidità e flessibilità burocratica, chiediamo di non rendere difficoltoso l’adeguamento burocratico per le aziende. Servono nuove figure con nuove competenze che necessitano anni di formazione accademica. Esiste un fattore economico, che la pandemia ha messo in difficoltà, con poche risorse per investire».