Bonaccini a Recanati carica il centrosinistra:
«La destra sta andando verso la Meloni,
abbiamo davanti una stagione favorevole»

IL GOVERNATORE dell'Emilia Romagna ha presentato il libro "Il Paese che vogliamo". Avrà un ruolo da protagonista nel Pd? «Sarò a disposizione per i ruoli che si riterrà io possa ricoprire, altrimenti va bene lo stesso». Un occhio alle future elezioni: «Non basterà l'alleanza con 5Stelle e Leu» . Sulla sanità: «Il sistema ospedalecentrico è superato». Un messaggio ai colleghi marchigiani: «Non è importante vincere o perdere ma non perdersi e ritrovarsi»
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Stefano Bonaccini alla presentazione del suo libro “Il Paese che vogliamo” intervistato da Matteo Zallocco. Ai lati il sindaco Antonio Bravi e l’assessore alla cultura Rita Soccio

 

di Laura Boccanera (foto di Federico De Marco)

«Non è un manifesto elettorale, sono appunti e idee che spero vengano ritenute utili e valide per guidare l’Italia, io sarò a disposizione per i ruoli che si riterrà io possa ricoprire, altrimenti va bene lo stesso». Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna ha presentato il suo libro ‘Il Paese che vogliamo’ a Recanati nell’aula magna del comune. Ricette e suggerimenti su una politica del fare, anche se la parola “modello” non gli va molto a genio. E il paradigma sembrerebbe semplice, il buon senso e voglia di lavorare, ma nel Pd nulla è scontato e così il presidente della Regione pur non volendo scendere nel dettaglio, suggerisce anche la via per ricostruire il partito nelle Marche: «non è importante vincere o perdere, ma non perdersi e ritrovarsi. Evitando di perpetuare ciò che divide o avere una cultura minoritaria».

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Stefano Bonaccini, 54 anni, è al secondo mandato da presidente dell’Emilia Romagna

L’ala riformista dei democrat si è ritrovata oggi pomeriggio a Recanati (che tra i maggiori comuni della provincia è l’unico rimasto al centrosinistra) ospiti del sindaco Antonio Bravi e dell’assessore alla cultura Rita Soccio per un pomeriggio di riflessioni tratte dal libro di Bonaccini in un incontro condotto da Matteo Zallocco, direttore di Cronache Maceratesi. C’erano i deputati Alessia Morani e Mario Morgoni, i sindaci di Montecassiano Leonardo Catena e di Monte San Giusto Andrea Gentili. In prima fila anche l’ex candidato Maurizio Mangialardi, ora capogruppo del Pd in Consiglio regionale. Si è parlato di buone pratiche e di politiche attive sull’esempio di quanto fatto dall’Emilia Romagna, che, come ha ricordato l’assessore Rita Soccio “per certi aspetti somiglia alle Marche”.

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In prima fila il sindaco di Montecassiano Leonardo Catena, il capogruppo Pd in Consiglio regionale Maurizio Mangialardi e la deputata Alessia Morani

Ma anche di Politica, quella con la P maiuscola come la intende Bonaccini che si traduce in ascolto lontano dai salotti e parlando la lingua delle esigenze del territorio. E che in Emilia Romagna funziona, tanto che la vittoria alle regionali del 2020 sembrava un traguardo nazionale in piena ascesa del salvinismo. «La parola modello non la uso mai – dice però Bonaccini – e mai l’ho usata in sei anni e mezzo. Sappiamo che ci sono differenze fra governare un paese e una regione, ma sono anche fermamente convinto che se l’Italia somigliasse di più all’Emilia Romagna sarebbe un paese migliore» come sanità e asili nido.

Dichiarazioni fatte alla luce di alcuni primati su servizi essenziali, Bonaccini ricorda come proprio gli asili nido siano un fiore all’occhiello del welfare emiliano romagnolo, con una continua attenzione al miglioramento tanto che inizierà una sperimentazione della lingua inglese già dal nido. Parte dei fondi del piano di ripresa e resilienza destinati alla Regione saranno dirottati sui nidi con l’obiettivo di azzerare liste di attesa e renderli gratuiti per tutti. E poi digitalizzazione: con il super computer di stanza a Bologna l’Emilia Romagna ha l’83% della capacità di calcolo italiana e il 21% di quella europea.

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Da sinistra Antonio Bravi, Matteo Zallocco e Stefano Bonaccini

E sulla sanità Bonaccini ritiene superato un sistema ospedalecentrico: una bocciatura non solo dei presidi unici, ma anche dell’ospedalizzazione tout court per guardare invece a sistemi diversi di assistenza: «con le case della salute abbiamo ridotto gli accessi ai pronti soccorso, ma molto ancora c’è da fare sull’assistenza domiciliare con telemedicina». E poi il futuro viaggia su promozione turistica (Bonaccini ritiene azzeccata la scelta di Roberto Mancini da parte della Giunta Acquaroli): «la costa romagnola ha cambiato target, basta il turismo delle discoteche, daremo fondi ai comuni per convertire in turismo per famiglie e bambini» e poi una «metropolitana di superficie che unisce da Cattolica a Goro i 90 chilometri di riviera risparmiando tempo e smog per strada».

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Stefano Bonaccini e l’assessore Rita Soccio

Pratiche che potrebbero essere emulate, ma poi c’è la politica. E su questa Bonaccini non fa sconti. Il moderatore Matteo Zallocco ha ricordato come a Civitanova un anno fa in chiusura di campagna elettorale il Governatore dell’Emilia Romagna avesse detto a chiare lettere della necessità di “togliersi la puzza sotto il naso”, un approccio che ribadisce e, pur sottolineando di non voler addentrarsi nelle dinamiche marchigiane (ad esempio sull’analisi della sconfitta alle regionali), ha indicato la via per il risanamento: «per anni eravamo spariti dai luoghi in cui si rischiavano i fischi nessuno mi consigliava di aprire la campagna elettorale in piazza Maggiore dopo che c’erano state le Sardine, si rischiava il flop, ma credo che occorre anche sfidare le nostre paure. Ho l’impressione quando parlano alcuni dirigenti del nostro partito che siano lontani dai temi di cui i cittadini parlano ogni giorno. Io penso meno puzza sotto al naso e più realismo. Penso che abbiamo davanti una stagione favorevole perché vedo questa destra che va più verso la Meloni che verso Salvini e credo che molta gente prima di andare verso una destra così estremista, pur non definendosi di sinistra ci penserà parecchio prima di votarla. Dal canto nostro dobbiamo pensare che non basta mettere insieme Pd, 5Stelle e Leu per vincere le elezioni. Occorrerà lavorare per costruire un nuovo centrosinistra e il Pd può avere un ruolo di player. E questo vale anche per le Marche – conclude Bonaccini – Sapete, non è importante vincere o perdere ma non perdersi e ritrovarsi. Evitare di perpetuare ciò che divide o avere una cultura minoritaria. A Parma come comune abbiamo sempre perso, dissi al Pd di sostenere Pizzarotti, mi hanno detto di farmi i cavoli miei e abbiamo perso per la quinta volta. Io credo che queste siano le cose da fare e da fare anche nelle Marche. Gli avversari dovrebbero stare dall’altra parte. E non a casa nostra». Ma nelle Marche, come ha sottolineato il direttore Zallocco, ancora non è arrivata nessuna analisi di autocritica ad un anno dal voto.

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Da sinistra il deputato Mario Morgoni e Andrea Gentili, sindaco di Monte San Giusto

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Bonaccini suona la carica ai mille: «Togliamoci la puzza sotto al naso» Mangialardi e il centrosinistra al Varco

 



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