Quando i Serbi
si rifugiarono a Recanati
LA STORIA della famiglia ebrea che fu ospitata nella città leopardiana durante la guerra
di Donatella Donati
A Recanati ci sono altre storie da raccontare relative all’accoglienza e all’ospitalità, oltre a quella di Bebi Patrizi. Nell’ultimo anno di guerra vi si rifugiarono alcune importanti famiglie ebree anconetane i cui figli frequentarono senza problemi il liceo, e da Milano la famiglia Serbi, industriali molto noti che ebbero l’invito a venire dal cavaliere Osimani per il rapporto d’affari che c’era fra loro.
La famiglia Serbi era composta da un giovane laureato che sperava di poter lavorare da Recanati, e da due fratelli più piccoli, Italo e Sepria che però non riuscirono ad entrare a scuola.
La casa gliela trovò, in un nascosto quartiere dietro le carceri, un ufficiale dell’esercito, divenuto poi generale, e lì si sistemarono passando il loro tempo a passeggio per le vie della cittadina.
Non so quanto fossero consistenti i loro beni e quanti gliene restarono dopo la guerra, ma io ricordo un episodio che mi diede molto dispiacere.
Alla morte del cavaliere Osimani, finita la guerra e cominciata la ricostruzione, morto precocemente il cavaliere, la famiglia si rivolse ai Serbi ritornati a Milano che erano in buona posizione, per avere un aiuto che impedisse la fine della loro azienda. Rispose freddamente il maggiore di loro che anche essi non avevano molto da dare.
A Recanati non ho più rivisto la famiglia Serbi, ma sono stata esule pure io, perché attraverso vari concorsi trovai sistemazione in un’altra città.
Solo per un certo periodo sono stata preside della scuola media di Recanati e non mi sono interessata della sua vita politica, perché molto presa da quella culturale legata al Centro Nazionale di Studi Leopardiani.
Ora che sono in pensione di nuovo le cose del paese mi stanno a cuore.
Ho risentito forte il mio interesse per la mia città natale e le tante cose che se ne possono raccontare e che a mano a mano emergeranno dall’acqua scura della memoria per riprendere il colloquio con la città natale.

Grazie, cara prof, la sua storia fa ritornare in mente l’amicizia tra Nenni e Mussolini…
https://www.leurispes.it/il-duce-e-il-leader-del-psi-nenni-storia-di-unamicizia/
Quando Nenni fu arrestato l’8 febbraio del 43 dai nazisti, Mussolini si adoperò per salvargli la vita. A onor del vero, quando Mussolini fu arrestato dai partigiani, Nenni non ritenne opportuno ricambiare la cortesia… amicus Benitus sed magis amicus PSIUP…
Se quello che sostiene Pavoni ha veramente fonti storiche che io sconosco significa che certe persone che si ergono a paladini della giustizia altro non sono che degli esseri insignificanti che non meritano essere ricordati
Lupetti, in questi casi le fonti non sono univoche, secondo un’altra versione i nazisti spontaneamente, per risparmiare il gas, deportarono Nenni a Ventotene e non in un lager. Ma il fatto che Vittoria Gorizia Nenni, molto meno pericolosa del padre, sia morta ad Auschwitz rende questa ipotesi piuttosto bislacca e peregrina.