di Laura Boccanera
Inaugurato il nuovo impianto di depurazione dell’Atac di Civitanova, garantirà lo stop agli odori nauseabondi e consentirà un risparmio annuo di 100mila euro. Soddisfazione dell’Atac e del Comune per la messa in funzione delle nuove vasche del depuratore comunale.
Un intervento atteso da tempo sia per l’adeguamento della struttura che garantisce un processo più performante ed efficiente, sia perché grazie ad una portata di liquidi di 5 volte superiore e alla quadruplicazione dei volumi di sostanze filtrate permetterà all’impianto di funzionare senza emettere quegli odori nauseabondi che soprattutto in estate provocavano malcontento e proteste fra i residenti: «questo è un risultato a cui aspiravamo da molto – ha commentato il presidente Atac Massimo Belvederesi – ringrazio tutti i collaboratori dell’Atac, Pietro Grilli, direttore dei lavori, Angelo De Carolis. Anche la tempistica è stata veloce. Abbiamo iniziato l’iter nel novembre del 2018, a febbraio del 2019 il Comune ha dato l’ok e i lavori sono iniziati nel luglio del 2019 e sono stati completati nell’agosto di quest’anno. Dopo una serie di collaudi tecnici ora possiamo dire che l’impianto lavora a regime». Ad essere state inaugurate sono le nuove 3 vasche che si trovano nella parte terminale dell’impianto che ora può contare anche su di un ispessitore automatico, un macchinario di fabbricazione tedesca che consente di ridurre moltissimo i volumi dei fanghi separandoli dall’acqua e consentendo così ai fanghi di rimanere solo 1 giorno nelle vasche e di fatto impedendone la marcescenza che generava i cattivi odori. La portata è stata aumentata di 5 volte rispetto al precedente attraverso un procedimento che ottimizza il lavoro e consente di conseguenza, riducendo i tempi, un risparmio di energia quantificato in 100mila euro annui che saranno reinvestiti. Il costo di tutta l’operazione è pari a 835mila euro. «Un investimento dovuto – ha aggiunto il sindaco Fabrizio Ciarapica – abbiamo avuto anche tanti incontri con i residenti che ci chiedevano soluzioni al problema degli odori per cui era doveroso intervenire. Questa è un’opera che probabilmente non ha la visibilità di altre più evidenti, ma è altrettanto importante».
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Opera fondamentale invece, e quando c’è da lodare un’amministrazione comunale, anche se di idee diverse dalle proprie, occorre farlo, anzi è doveroso, che è ora di finirla con certi steccati e paraocchi.
Il mio è quindi un incoraggiamento a proseguire su questa strada, per arrivare finalmente ad un’opera ancor più ambiziosa, la tanto attesa bonifica del basso bacino del Chienti, uno dei siti un tempo di interesse nazionale, quasi al pari della terra dei fuochi e di altre luoghi d’Italia altamente inquinati. Quest’opera avrebbe anche una risonanza nazionale (che se l’ambiente e la salute non hanno visibilità e risonanza, allora stiamo proprio messi male, tanto più in tempi di covid!), anche se qualche anno fa la nostra amata repubblica, e il nostro, un po’ meno, amato parlamento, e il nostro, ancora “più meno”, amato ministero dell’ambiente dissero: arrangiatevi! (ho riletto, tra i tanti, un art. targato CM 20 luglio 2016), declassando il nostro territorio in sito di interesse regionale. Per non parlare poi della nostra (amata anch’essa?) provincia maceratese e della vicina fermana, che “assolsero”, ancor prima di ogni tribunale, i responsabili degli sversamenti di VELENO, continuati per oltre 30 anni, pozzi inquinati, che anche dopo i sigilli della magistratura, venivano di tanto in tanto riaperti (mentre alcune industrie, finalmente, costruivano sistemi di smaltimento sicuri e legali), perché, si sa, alcuni costi incidono sul fatturato finale e abbatterne qualcuno giova a certe aziende che tanto vengono ancora difese dal senso e dalla frase comune:” Sì PERò DANNO TANTO LAVORO A TANTE FAMIGLIE!!!”.
Dopo aver spiegato il “senso comune”, di manzoniana memoria, ricordo (e qui contrappongo il buon senso, sempre di manzoniana memoria) ancora le battaglie (troppo piccole) che noi cittadini (io abitante e residente di Montecosaro dal 1976 al 2014) del territorio facemmo ( a voce o per iscritto, ad esempio nel giornalino “SOTTOSOPRA” di Montecosaro, grazie al caporedattore, ex prof. e storico Alfredo Maulo) prima che il sito venisse declassato ad interesse regionale. E speriamo allora che anche la Regione (perché i singoli comuni da soli non ce la farebbero) se ne interessasse.
Certo, se si riuscisse, finalmente, a far pagare qualcosina, -che la bonifica costerà a noi cittadini, quando si farà (e sarò da un lato assai contento di dover pagare più tasse, queste sì bellissime!), non so quanti milioni di Euro-, anche a chi ha inquinato (perché io e molti cittadini maceratesi, il tricloroetilene, ad esempio, non lo abbiamo mai usato e quindi sversato di certo, nel giardino di casa), e se ciò non avvenisse, allora mi rimangio la parola, su quanto detto a proposito delle tasse.
Infine mi piacerebbe, quando questa epidemia finirà, e se “sopravviverò”, confrontare, anche se non fosse uno studio scientifico, i morti con il Covid avvenuti nel basso bacino del Chienti (da marzo alla fine) con tutti quelli morti di cancro al fegato, al rene o ai polmoni (per l’esattezza ecco ciò che riporta il sito http://www3.arpa.marche.it/: “Il National Toxicology Program (NTP) nel 9° Report sui Carcinogeni ha stabilito che il tricloroetilene sia “ragionevolmente prevedibile come cancerogeno per l’uomo.” L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha stabilito che il tricloroetilene è “probabilmente cancerogeno per l’uomo.”). Ad maiora et per aspera ad astra!