Il calvario di una studentessa Erasmus:
«Operata e per giorni in terapia intensiva,
i medici mi hanno aiutata a guarire»

MACERATA - Isabel Soto Correjo ha scritto una lettera per ringraziare il personale dell'ospedale che a distanza di un anno non ha dimenticato: «Ora mi sono laureata e sto bene, se sono qui è grazie a loro. Ho incontrato belle persone e professionisti molto bravi»
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Il personale dell’ospedale di Macerata con la lettera di Isabel

 

«Un anno fa mi avete aiutata a guarire e fatta sentire a casa, ora mi sono laureata e sto bene. Vi ringrazio per quello che avete fatto per me». È il messaggio di Isabel Soto Correjo, una studentessa che era venuta in Italia, a Macerata, con il programma Erasmus e che però ha vissuto un calvario per una serie di problemi di salute che l’hanno costretta a trascorrere un lungo periodo in ospedale.

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Isabel Soto Correjo

Sono passati 12 mesi da allora e adesso ha scritto una lettera e inviato dei prodotti del suo Paese. Isabel in un messaggio, inviato a Cronache Maceratesi, racconta: «L’anno scorso sono stata una studentessa Erasmus a Macerata e, decisa nel vivere una grande esperienza nella mia vita, mai avrei immaginato cosa il futuro mi avrebbe messo di fronte una volta arrivata lì. É una città molto carina che purtroppo non ho avuto abbastanza tempo di visitare e dove ho incontrato persone molto accoglienti e che mi hanno fatto sentire come a casa. Tutto iniziò un giorno in cui mi sentii male e arrivai all’ospedale di Macerata. Dopo diversi esami mi dissero che sarei dovuta andare sotto i ferri per qualcosa di semplice e di routine secondo i medici. Un calcolo nel mio rene sinistro era la causa, ma dopo diversi giorni la febbre e l’infezione continuavano e dovetti tornare di nuovo sotto i ferri. In quei giorni ci furono delle complicazioni e i medici si videro obbligati ad estrarre il rene. Poi una polmonite, un’infezione generale, diversi giorni in terapia intensiva». Un calvario quello vissuto dalla ragazza «sono stati giorni molto difficili però i dottori del reparto di Urologia e di altre specializzazioni di cui ho avuto bisogno, infermiere e tutto il personale hanno portato a termine il loro lavoro in modo straordinario e abbiamo ottenuto un finale felice. In quel periodo tutti nell’ospedale mi conoscevano come “la ragazza Erasmus”. Ci hanno aiutato con la lingua e ci hanno fatto sentire molto bene durante la lunga permanenza, appoggiando me e i miei genitori, dato che eravamo molto lontani da casa». Isabel dice che nonostante la malattia «non dimenticherò mai che proprio lì ho incontrato delle belle persone e soprattutto professionisti molto bravi nel loro lavoro ai quali devo il poter essere qui a ringraziarli mille e una volta per quello che hanno fatto per me. Sarò loro sempre grata».



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