Conti nel gotha dello sci italiano,
Frontignano resta nel cuore:
«Purtroppo stenta ancora a ripartire»

NEVE- Il 28enne di Matelica è 11esimo nella graduatoria dello slalom gigante. Si allena a Plan de Corones, il suo rimpianto e non poterlo fare nelle Marche. «Sono anche socio in una scuola, ma gli impianti sono chiusi dal terremoto e pure quest'anno non si sa come andrà a finire»
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Filippo Conti in azione

 

di Michele Carbonari

Filippo Maria Conti, 28enne sciatore di Matelica, si classifica 11esimo nella graduatoria Fisi (Federazione Italiana Sport Invernali) dello slalom gigante.

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Filippo Conti

Un risultato prestigioso, dato che difficilmente a livello nazionale riescono ad emergere talenti del Centro Italia. Iscritto al Comitato Umbro Marchigiano, Conti è riuscito a precedere sciatori di punta e in gioco nella Coppa del Mondo come Maurberger, Bosca ed Eisath. Alle spalle, però, di Hofer, Ballerin, Tonetti, De Aliprandini e Manfred Moelgg (nella lista figurano anche le sciatrici del circo bianco come Federica Brignone, Marta Bassino, Irene Curtoni e Manuela Moelgg). Tutti questi campioni in realtà partecipano alle manifestazioni Fis, la Federazione Internazionale Sci. L’unico che non vi rientra è Andrea Lepre (quarto con 5 punti pieni), il quale gareggia nel circuito nazionale al pari del classe 1992 Filippo Conti, che ha raggiunto il punteggio di 7.19.

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Filippo Conti in azione

A spiegare il meccanismo di assegnazione dei punti è lo stesso ragazzo matelicese. «La graduatoria è fatta in base ai punteggi raggiunti dai tesserati Fisi. Viene stilata ogni anno dalla Federazione a seconda dei risultati di chi, appunto, ha partecipato alle gare Fisi. Vengono considerate le due migliori prestazioni della stagione. Io in realtà non ho mai corso insieme a questi sciatori, che invece fanno parte del circuito Fis, ovvero della Coppa del Mondo. Sono stati inseriti tramite i loro punti Fis: se uno ha i punti Fis più bassi di quelli Fisi, i punti Fis vanno a sostituire quelli Fisi. È difficile da spiegare – dice il 28enne sciatore -. Loro fanno le gare di Coppa del Mondo, qualcuno anche la Coppa Europa. Poi c’è il circuito italiano, ma sinceramente non so se qualcuno ha partecipato a qualche evento. Io ho fatto circa 15 gare Fisi in giro per le Alpi. Comunque questa è una graduatoria nazionale, dove ci sono anche loro che sono professionisti e che lo fanno di mestiere. Si tratta semplicemente di una lista per mostrare i risultati che raggiungono gli atleti, finisce lì. Ci sono nomi importanti e quindi è una soddisfazione e un riconoscimento che fa sempre piacere ricevere. Non è da tutti e mi aiuta ad andare avanti. Certo, la Fis è un altro paio di maniche, ma a livello italiano sono lì. Per la Fisi sto lì, figo».

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Maestro a Cortina

Filippo Conti ha indossato l’attrezzatura da sci fin da piccolo e ora ripercorre tutto il percorso che lo ha portato ad alti livelli, tanto da essere maestro ed insegnante affermato nel panorama di Cortina (dove lavora nel periodo invernale). Il prossimo step, quello più importante, è diventare istruttore. «Lo sci è uno sport che pratico da sempre, insieme a mio padre e ai miei fratelli, maestri come me. Praticamente sono nato sugli sci. È una passione che mi ha trasmesso papà. Tutt’ora continuo a fare le gare e ad allenarmi quando ho tempo. Non ho mai mollato perché la gara mi piace, mi è sempre dispiaciuto lasciare il mondo delle gare, anche se non mi alleno più come prima a causa del tempo sempre minore. Mi alleno a Plan de Corones, dove ho la base e un allenatore che mi segue. Ormai sono di casa. Faccio la stagione a Cortina, lavoro lì proprio come allenatore. Farei lo stesso anche da noi nelle Marche, sono socio in una scuola di sci a Frontignano, ma gli impianti sono chiusi dal terremoto e pure quest’anno non si sa come andrà a finire – racconta Filippo Conti -. Quindi mi sono attrezzato e vado fuori ogni inverno. Da tre stagioni sto su: parto a Natale e rimango fino a Pasqua/fine aprile o primi di maggio. Mi tengo in forma perché a fine stagione c’è sempre una selezione per diventare istruttore di sci. Sarà difficile arrivarci perché si può considerare quasi un’élite. Ce ne sono 100 in tutta Italia e ogni anno ne prendono solo 10. D’inverno mi spacco la schiena, scio tutti i giorni e non mi fermo un secondo».

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Durante un master a Livigno

Lo slalom gigante è la specialità in cui il 28enne matelicese è riuscito ad affermarsi a livello nazionale, con tanti idoli che lo hanno spinto ad arrivare dov’è adesso e un futuro tutto da scoprire. «Ho sempre fatto tutte le specialità. Adesso ho un po’ lasciato la velocità ma continuo ad allenarmi in slalom. Ho scelto il gigante perché mi piace di più e perché la selezione per diventare istruttore prevede una prova di gigante. Inoltre, ci sono più gare. Lo slalom è meno sentito, c’è meno partecipazione ed è una disciplina più difficile. Il mio sogno, l’ultimo rimasto, è diventare istruttore. Da ragazzo speravo anche di arrivare in squadra nazionale. Vediamo cosa ci aspetta il futuro – spiega l’atleta, che ha sempre avuto la seconda passione dell’Enduro -. Da piccolo il mio idolo era Hermann Maier. Poi ovviamente Tomba, anche per la sua spavalderia: parlava mentre scendeva, ora se lo fai ti prendono per matto. Comunque finché riesco ad allenarmi seriamente continuo con lo sci. Se potessi non lascerei mai. A 30 anni divento Master, è un altro mondo e c’è anche la nazionale. Vediamo».

Filippo-ContiNonostante il trasferimento invernale nel Nord Italia, Filippo Conti è sempre rimasto legato alla sua terra e per quel può da una mano per far crescere il mondo dello sci anche nelle Marche. «Studio Giurisprudenza a Camerino e al momento mi mancano tre esami. Speriamo di portarla a termine. Sono un po’ indietro perché stacco la spina per quattro mesi. Porto dietro i libri per avere la coscienza a posto, ma non li apro mai, non ho proprio tempo. Prima andavo a Frontignano ed era diverso, facevo avanti e indietro e riuscivo bene – conclude -. Non mi sono mai allontanato dalle Marche, ho sempre cercato di restare un punto di riferimento per i ragazzi e per il nostro movimento. Però da noi è difficile: Frontignano, che potrebbe essere la stazione di punta per la regione, purtroppo stenta a ripartire. Non volevo abbandonare, ma logisticamente è difficile».

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