I Salesiani a Macerata,
una storia lunga 130 anni
4 NOVEMBRE - Oggi ricorre la cerimonia d'apertura dell’Istituto, il primo nelle Marche, edificato nel 1890. Romano Ruffini spiega i motivi che spinsero la comunità di Don Bosco a scegliere questa città

Un ritratto di Benedetto Pianesi
Centotrent’anni dei Salesiani a Macerata. Romano Ruffini, storico maceratese, ne ripercorre la storia:
«Oggi 4 novembre ricorre il 130esimo anniversario dell’inaugurazione dell’Istituto salesiano di Macerata, il primo nelle Marche, edificato nel 1890 “lungo la nuova strada per la stazione ferroviaria”, come precisava allora la cronaca locale. Non poche città avevano chiesto a Don Bosco l’istituzione di una Casa salesiana nel loro territorio. Lo stesso fondatore preferì scegliere proprio Macerata. Possiamo immaginare alcuni motivi: la nostra città, al centro del territorio regionale, per secoli capoluogo della Marca anconitana, conobbe una notevole immigrazione di braccianti e casanolanti, insediati soprattutto nei Borghi Cairoli (trenta per cento della popolazione del Comune) e San Giuliano (dodici per cento). In questi rioni vivevano tante famiglie di borgatari, nuovi immigrati, con non pochi figli da mantenere, ragazzi e giovani con scarse attenzioni e spesso abbandonati, visto che le loro famiglie erano intente a trovare i mezzi per sopravvivere».

Il pastificio Pianesi
È noto che Don Bosco e i Salesiani furono i primi ad affrontare alla radice i fenomeni connessi alla questione giovanile, ritenendola impellente e al centro dell’interesse della società e della Chiesa, in un tempo in cui la classe dirigente della città di Macerata era prevalentemente anticlericale. «Questo fatto ebbe una certa caratterizzazione della nostra storia locale, specie in merito alle differenti concezioni socio-politiche e culturali che si andavano affermando. Anche per altri due motivi fu deciso di aprire la Casa salesiana a Macerata. Da una parte monsignor Raniero Sarnari, un importante prelato della Curia locale (più tardi, nel 1902, nominato vescovo), promosse decisamente questa causa. Dall’altra, una famiglia benestante, quella di Benedetto Pianesi, a capo di una commissione di notabili, provvide a garantire la raccolta dei fondi necessari per conseguire tale scopo – spiega Pianesi, presidente dell’associazione culturale Le Casette -. All’inizio, per realizzare questo primo insediamento salesiano delle Marche, i Pianesi misero a disposizione i locali della loro industria di tessitoria e filati, sita nello stesso quartiere. Successivamente non fu possibile concretizzare questa opportunità a causa di un vincolo testamentario. Si optò allora per l’acquisto del terreno di proprietà Carradori, sito “lungo la nuova strada per la stazione”».

La Casa salesiana nel 1917
Il 12 maggio 1889, in una giornata assolata di primavera, con una solenne cerimonia si pose la prima pietra della nuova Casa salesiana, con il Pianesi “padrino” dell’evento. Il 4 novembre 1890, “Grazie a Dio e al potente aiuto dei Cooperatori di Macerata”, si inaugurò ufficialmente l’edificio non ancora del tutto completato, con l’intervento del vescovo, monsignor Roberto Papiri “e di ragguardevoli signori”. Questa, in sintesi, la stretta cronaca dell’arrivo dei Salesiani a Macerata. «Ma come furono accolti dai maceratesi? La cultura portata dagli stessi Salesiani come fu vista da altre concezioni culturali, quasi sempre opposte, presenti nel nostro tessuto sociale? – si chiede Pianesi -. A queste e ad altre domande si tenterà di dare risposta in un volumetto che l’associazione culturale Le Casette, riconfermando le sue finalità di promozione e valorizzazione delle vicende del quartiere, ha deciso di pubblicare prossimamente. Ciò nell’impossibilità di realizzare un evento culturale in presenza, per illustrare e documentare questa ricerca storica».
