«Ordinanza sulle scuole pasticciata,
studenti penalizzati tre volte»

L'INTERVENTO del docente camerte Ugo Maria Fantini: «Lascerei agli istituti la possibilità di decidere il rientro delle classi nel rispetto di una percentuale massima in presenza. Far rientrare gli studenti per acquisire una valutazione rischia di far perdere alla scuola la sua funzione primaria: diffondere cultura, conoscenze e abilità»
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Ugo Maria Fantini

 

 

L’intervento di Ugo Maria Fantini, docente di Economia aziendale del corso di Amministrazione finanza e marketing all’Itcg Antinori di Camerino, che sottolinea alcune problematiche della nuova ordinanza della Giunta Acquaroli sulla didattica a distanza nelle scuole superiori. 

«Resto, francamente, sorpreso non solo per la frenetica improvvisazione (quasi giornaliera) con la quale si cambiano le regole di vita per gli studenti, ormai costretti con docenti e dirigenti scolastici a vivere alla giornata, ma anche dal contenuto eclatante dell’Ordinanza della Regione Marche n. 40 del 31 ottobre 2020. Non basta la pesante penalizzazione che subiscono gli studenti della secondaria di secondo grado costretti a fare la didattica on line.

A partire dal 3 novembre, tra le uniche due possibilità concesse per far tornare gli studenti in classe, è quella per fare le verifiche scritte. La disposizione impartita con l’Ordinanza è talmente concisa che non lascia spazi a diverse interpretazioni, né tanto meno regolamenta tale disposizione: in buona sostanza, gli studenti se non devono fare il compito in classe non devono venire in classe. Immaginiamo questi ragazzi la mattina, in fila, con la mascherina e con il foglio in mano e l’incubo, dopo diverse settimane di didattica a distanza, di dover varcare la soglia della scuola, non con la gioia di rivedere i compagni e di scambiarsi un sorriso e di riprogrammare con gli insegnanti qualche aspetto della didattica (come sarebbe ovvio accada) o per chiarire qualche argomento di particolare complessità in presenza, ma con la preoccupazione (naturale) di dover svolgere il fatidico “compito in classe”. Per non parlare poi della praticabilità dell’opzione concessa. Infatti, senza una preliminare concertazione tra docenti e una riprogrammazione delle attività didattiche, si potrebbe verificare, addirittura, l’effetto opposto: nel senso che più classi possono essere impegnate, nella stessa mattina, nello svolgimento delle verifiche scritte, con presenza a scuola di una notevole quantità di studenti e docenti. Non solo. Contemporaneamente, altri studenti, potrebbero essere impegnati nelle attività laboratoriali che costituisce l’altra possibilità concessa agli studenti per ritornare in classe. Quindi, oltre al cumulo delle due attività consentite per il rientro, che già di per sé avrebbero l’effetto di elevare in modo significativo il flusso degli studenti, si potrebbe verificare, specie negli istituti tecnici, professionali, agrari, lice artistico, alberghiero, ecc, dove le attività laboratoriali sono molteplici e quotidiane, che gli studenti in movimento, contrariamente agli obiettivi di contenimento dei flussi, sarebbero un numero elevatissimo.

Se da una parte è tutto da dimostrare che gli studenti di questa fascia di età siano gli effettivi “contaminatori” (ma non voglio entrate in ambiti che non mi competono), ciò che, comunque, è certo che nelle scuole il livello di guardia è elevatissimo e tutte le norme sono state sempre ampiamente rispettate. I contagi sono percentualmente minimi, rispetto ai dati complessivi nazionali; ciò che fa “clamore”, semmai, sono eventualmente le classi che prudenzialmente sono messe in quarantena nel caso uno studente risulti positivo. Sugli studenti ricadono i problemi di altri, come l’ingolfamento nei trasporti nazionali.

Lascerei alle scuole la possibilità di decidere il rientro delle classi nel rispetto di una percentuale massima in presenza (25% come previsto dal Dpcm?) e nell’ambito di una turnazione sicuramente “salutare” e molto apprezzata dai ragazzi. Ma che non sia un rientro con la “paura del compito in classe”, ma un rientro per colmare le inevitabili (e pericolose) “distanze” create dalla didattica on line. Far rientrare gli studenti per acquisire una valutazione rischia di far perdere alla scuola la sua funzione primaria: diffondere cultura, conoscenze e abilità».

Firmata l’ordinanza sulle scuole: didattica a distanza per 3 settimane negli istituti superiori



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