Dal museo del vino cotto
al Castello Brunforte,
turisti in gruppo a Loro Piceno
RIPARTENZA attiva nel borgo. Festa per i santi Pietro e Paolo. Il sindaco Paoloni: «Non solo vogliamo ritornare alla normalità, ma anche socializzare e diventare “comunità ospitale”»
Due gruppi di turisti a Loro Piceno. Sabato scorso, grazie al calendario delle Guide Turistiche delle Marche, due gruppi di turisti hanno potuto scoprire le bellezze del paese partendo dalla Sala Consiliare, passare per il Museo delle Due Guerre, il Museo del Vino Cotto, ed una raccolta senza eguali, di bicchieri e bottiglie di birra da tutto il mondo. Grazie alla signora Giovanna, sono state riaperte le visite del Castello/Monastero Brunforte. Oltre a questo anche le attività del paese hanno mosso i primi passi verso una riapertura ad eventi. Alcuni cittadini puntando sul valore della ripartenza, come segno di una volontà condivisa anche dall’amministrazione Comunale, hanno voluto fortemente festeggiare i Santi Pietro e Paolo, all’edicola a loro dedicata. La funzione religiosa è stata celebrata da Padre Egidio Picucci, l’accompagnamento musicale è stato offerto dal Corpo Bandistico Lorese e la serata è stata allietata da un sempre stupefacente “Frate Mago”.
Positivo il commento del sindaco Robertino Paoloni: «Una comunità, quella di Loro Piceno, che ha saputo affrontare nella maniera migliore un momento difficile, rispettando le regole che hanno costretto tutti, in maniera repentina, ad isolarsi nelle proprie case. Momenti che hanno fatto capire a tutti l’importanza di vivere nei nostri magnifici borghi, dove il tessuto sociale, ed il rapporto umano hanno ancora un peso preponderante e prioritario nelle nostre vite. La stessa comunità oggi, in maniera coesa, non solo vuole ritornare alla normalità, ma sempre nel rispetto delle regole che garantiscono la salute di ognuno, tornare a socializzare e diventare “comunità ospitale”».
Per i loresi l’estate porterà altri momenti ed eventi che hanno sì lo scopo di rivitalizzare non solo il centro storico, ma anche il territorio, che più di altri soffre di un male comune nei comuni dell’entroterra, l’abbandono, la mancanza di progettualità e risorse, che fornirebbero a giovani intraprendenti, attraverso nuove imprese, l’opportunità di affrontare il futuro.
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