Tentata estorsione a una donna,
convalidati i tre arresti
«Rischio di reiterazione dei reati»
MACERATA - Il Gip Giovanni Manzoni ha disposto per due degli indagati l'obbligo di dimora, il terzo andrà ai domiciliari con braccialetto elettronico. L'uomo sarebbe la mente del piano, ma il suo legale frena: «Non ha fatto nessuna estorsione, quel giorno è andato al centro commerciale con la figlia. Faremo ricorso, l'arresto è avvenuto fuori dai canoni previsti»
di Gianluca Ginella
«Concreti e attuali pericoli di reiterazione dei reati», convalidati dal gip Giovanni Manzoni del tribunale di Macerata gli arresti dei tre uomini che sono finiti in manette lo scorso lunedì per il tentativo di estorsione di 5mila euro ad una giovane donna che vive sulla costa. Una operazione di ricatto che secondo il giudice è stata preparata in maniera minuziosa e con l’organizzatore di tutto, Matteo Mulinari, 33 anni, settempedano, che sarebbe stato pronto a replicare la cosa, rileva il gip, e per il quale valuta anche ci sia il rischio di inquinamento delle prove.
Per lui, che era finito in carcere, il giudice ha disposto i domiciliari con braccialetto elettronico (la misura sarà applicata appena sarà disponibile lo strumento). Il ricatto alla donna era stato confezionato tramite un fotomontaggio. Se non avesse pagato, questo l’oggetto del tentativo di estorsione, la foto sarebbe arrivata al marito della donna per rovinare il suo matrimonio. La donna però non si è persa d’animo e ha segnalato tutto ai carabinieri che si sono presentati anche loro all’appuntamento per la consegna del denaro (vicino al Multiplex di Piediripa). I militari hanno trovato due uomini che dovevano occuparsi del ritiro (Andrea Ignazi, 46, di Montegranaro, che faceva il palo, e Stefano Palasciani, 59, romano, residente nel Fermano) mentre Mulinari era in giro lì vicino per monitorare la consegna del denaro.
«Oggi Mulinari si è riportato alle dichiarazioni fatte in sede di arresto, se di arresto si può parlare – dice l’avvocato Giancarlo Giulianelli –. Per me l’arresto è avvenuto fuori dei canoni previsti, il giudice è di diverso avviso, vedremo cosa ne penserà il tribunale del Riesame e la Cassazione a cui farò ricorso.
Il mio cliente ha già spiegato che conosce solo Ignazi ma non conosce la persona offesa, né Palasciano. Con Ignazi aveva parlato per prendere una casa per l’estate, e si era incontrato con lui, a Villa San Filippo, per parlare di questioni del tutto estranee ai fatti contestati. Il giorno dell’arresto era andato al centro commerciale che si trova vicino al Multiplex con la figlia. Nega assolutamente l’estorsione. Sull’arresto dico che non si può dire sia avvenuto in flagranza. Ci dispiace sia stato fatto, continuiamo a sostenere il nostro cliente, faremo ricorso in Cassazione e al tribunale del riesame.
Ci sono tanti aspetti che vanno chiariti nelle sedi opportune. I fatti avvengono alle 18, il nostro cliente viene arrestato alle 2 di notte». Per l’accusa comunque sarebbe proprio Mulinari la mente di tutto e quel giorno e. Ignazi, difeso dall’avvocato Simone Santoro, ha fornito oggi nel corso dell’udienza di convalida ulteriori chiarimenti sulla vicenda. Sia lui che Palasciano hanno ammesso, già in sede di interrogatorio, le loro responsabilità. Il giudice, convalidati, tutti i tre arresti, per Palasciano (difeso dall’avvocato Marco Poloni) e Ignazi ha disposto l’obbligo di dimora. Per fare il ricatto, sarebbe stato usato un cellulare con una scheda fasulla che veniva usata per mandare alla donna messaggi via Whatsapp. Un escamotage che però non è servito a evitare l’arresto ai tre uomini.
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