«Ho vinto il bando della Regione,
dopo 2 anni mi hanno richiesto i soldi:
si erano accorti di un errore»

IMPRESA - L'idea per una start up dedicata al Volleymercato, la burocrazia e la beffa finale. L'odissea del giovane imprenditore maceratese Mattia Patrassi
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Mattia Patrassi

di Mattia Patrassi*

Erano più di 2 anni che ero fuori dall’Italia, avevo deciso di tornare perché volevo fare impresa qui nella mia terra, tra i miei amici e i miei cari perché volevo restituire parte di quello che l’Italia mi aveva dato fino ai 25 anni tra formazione e assistenza a me, mia madre e mio fratello. Quasi all’improvviso leggo di questo bando della Regione Marche per la Creazione d’impresa, 25mila euro a fondo perduto per creare impresa qui nelle Marche. Quasi non ci credo. Permettetemi di aprire una parentesi sul nostro progetto, volevamo aiutare i pallavolisti, creare una rete online di giocatori, allenatori e società sportive che permettesse a tutti un mercato globale, senza frontiere, dove l’unica moneta di scambio fosse talento e passione. Personalmente non facevo altro che sentire delle commissioni stratosferiche che prendevano i procuratori sui giocatori (soprattutto nel calcio), una “provvigione” per i loro campioni, quasi fossimo noi giocatori dei prodotti all’ingrosso da smerciare come un paio di scarpe all’ultimo grido. Nella pallavolo ci sono e spesso anche a livelli bassi, come in B e C, si prendono circa il 10% del “rimborso spese annuale” di un giocatore solo perché l’hanno piazzato bene e molto spesso chi ha davvero talento resta “a casa” e nelle periferie della provincia. Sono 25 anni che gioco a pallavolo, premetto che non sono un talento, ma un cane agonista da battaglia e ho visto giocatori di tutti tipi, fenomeni, forti, talentuosi, scarsi e scoordinati e tra questi qualcuno in serie, dove neanche avrebbe potuto portare le borracce, solo perché il loro “procuratore” li aveva saputi piazzare meglio con un dvd, in cui li riprendevano, mentre attaccavano con una rete da minivolley.

LA STORIA – Comunque, chiusa questa parentesi torniamo al fantomatico bando “Creazione d’impresa” Ci siamo messi al lavoro, abbiamo creato un Business Plan e partecipato a novembre 2016 (ricordatevi gli anni/mesi è importante). A marzo 2017 (4 mesi dopo) mi sveglio la mattina e come tutte le mattine da circa un mese, vado a verificare se sia uscito qualcosa sul sito della Regione. Incredibile abbiamo vinto! Non ci potevo credere, possiamo costruire il nostro sogno. In pochi mesi (i termini sono abbastanza perentori con la Regione quando c’è da richiedere) dobbiamo costruire la società, verificare che siamo idonei per i requisiti e partire. Ti chiederai, ma ti hanno dato 24.240 euro (è quello che abbiamo richiesto) appena hai vinto il bando? No… anzi. Come a scuola, puoi avere la prima metà tra un po’, la seconda se ti comporti bene alla fine. Penso dai ci sta, è normale un minimo di controllo, altrimenti tutti sparirebbero con il malloppo, perché in Italia, fatta la legge trovato l’inganno. Ok allora, come ottengo la prima metà? Dopo che hai costituito la società, ma soprattutto dopo che hai aperto una fidejussione. Ok… sarebbe? Praticamente la banca garantisce per quella somma su tua firma personale; tralasciamo il fatto che la stessa banca mi avesse chiesto all’inizio per aprire la fidejussione l’80% della metà dei 24.240 euro (circa 9.700) ed io ho pensato, ma se ho bisogno di soldi per iniziare un’impresa e la banca mi chiede lei stessa dei soldi, c’è qualcosa che non va? Risolti i primi intoppi, costituiamo la società a giugno 2017, anticipiamo ovviamente tutto di tasca nostra tra affitti, mobili, notai, fidejussioni, conti correnti etc etc e pieni di entusiasmo partiamo. A fine novembre 2017 (6 mesi abbondanti dopo) arriva la prima metà (per fortuna che avevamo qualcosina da parte altrimenti avremmo già tirato le cuoia). Cominciamo ad investire nei vari strumenti di hardware, software e di marketing di cui abbiamo bisogno..ormai il “volleymercato” è già chiuso essendo novembre, avremo più tempo per la stagione 2018, dopotutto dobbiamo costruire un nuovo portale. Nel 2018 lanciamo una nuova Beta e il nostro portale Clubup.it funziona e tantissimi giocatori e società lo usano per poter trovare la squadra/giocatori/allenatori… Sapevamo che sarebbero stati difficili i primi anni, ma volevamo fare innovazione e abbiamo deciso di mettere tutti noi stessi. Arriviamo a luglio 2018, ormai è passato più di un anno dalla fondazione e dobbiamo fare la rendicontazione per la seconda metà del contributo. Eh si va a rimborso…prima spendi di tasca tua e poi se sei stato bravo la Regione te lo restituisce nella seconda trance. Vengono in sede a verificare se l’azienda esista davvero e se ci siano persone a lavorare. Sembra tutto ok. Ora dobbiamo provvedere a caricare manualmente tutte le fatture e documenti dell’anno sul fantomatico portale Siform della regione Marche, che funziona solo su Internet explorer ed ha una velocità di caricamento che in paragone un modem a 32 kbps è una scheggia. Sta di fatto che io stesso perdo 10 giorni per caricare i vari documenti con tutte le varie diciture richieste..non so vi rendete conto cosa voglia dire in un’azienda di 4 avere una persona che lavora solo su una cosa non potendo contribuire a nient’altro?! Però fa parte del gioco. Carico tutto e invio. A fine febbraio 2019 (altri 6 mesi) si parte con la Via Crucis delle integrazioni, prevedibile, è da anni che lavoro con bandi pubblici/universitari e conosco il sistema. Ma stavolta è diverso, c’è stato un errore in fase di presentazione della domanda (bene dopo 2 anni si sono accorti), è stata presa alla leggera da parte nostra e da chi ci seguiva, un aspetto burocratico relativo all’aspetto “soci-lavoratori” e per questo motivo non siamo più idonei alla domanda. E adesso? Vado in Regione, cerco di capire e spiegare la situazione, c’è poco da fare. Ad aprile (a malapena un mese dopo) ci viene revocato il contributo dicendoci “vi faremo sapere come dovrete restituire la prima che avete ricevuto, i primi 12.120 euro. Aspettiamo più di 6 mesi ma niente, e invece, precisamente il 6 aprile arriva una pec in cui ci notificano che entro 30 giorni dovremo restituire l’intero importo di 12.120 euro. La stessa Regione che una settimana prima, precisamente il 25 marzo, ci invia allo stesso indirizzo pec, “invitando” le imprese a donare per 100 posti letto in terapia intensiva con queste parole “ per realizzare questo progetto occorrono 12 milioni di euro, non possiamo farlo con le risorse pubbliche, non perché non abbiamo a disposizione questa cifra, ma per i tempi strettissimi che sono necessari”… “l’obiettivo è di realizzare l’impianto in 10 giorni un tempo non compatibile con le regole e le procedure del settore pubblico…”

E’ troppo, non ho più resistito, sapevamo che dovevamo restituire questo importo, ma in un anno le cose in una startup cambiano, i contratti evolvono, i costi ci sono e i collaboratori si devono pagare, devi comunque guardare avanti, altrimenti torni indietro. Ma soprattutto, siamo in piena emergenza. Nel momento più nero dal secondo dopoguerra in Italia, dopo più di un mese di chiusura delle attività quello stesso ente che prima ti chiede l’elemosina per aprire un ospedale, perché non è in grado di sbloccare i propri fondi (che tuttavia dichiara di avere) e poi dopo una settimana ti cancella. Sicuramente è stata una fortuita coincidenza però non mi ci ha fatto vedere più. La macchina burocratica costruita ha dimostrato di essere solo macchina mortale, senza capo nè coda, dove gli ingranaggi sono costruiti da postille, articoli, integrazioni. Avete mai letto una pec, un’ordinanza, un bando pubblico? Se tutte le energie che istruttori e dirigenti spendono nello scrivere marasmi di parole le investissero in progetti più costruttivi, forse non saremmo in questa situazione statica di crescita nazionale e regionale (già prima del Covid-19). Chiedendo tempo per poter trovare il “contributo”, la risposta è stata “è una procedura del 2017, non possiamo fare altrimenti…. potete pagare a rate con ammortamento allo 0,05%, dovete compilare e autocertificare 6 pagine di modulo di richiesta che deve essere poi approvato etc etc” Sapevamo che i termini in emergenza fossero sospesi… ma forse quando si tratta di fare cassa la Regione è un ente a sé.

RIFLESSIONI E CONSIGLI se volete fare impresa anche post-Covid-19: create un Mvp (un prodotto di prova anche brutto ma funzionale) e mettetelo sul mercato, vedete se funziona e “convalidate” in questo modo la vostra idea. Verificate che queste 3 condizioni ci siano (è fondamentale che tutti e 3 gli aspetti siano presenti): che vi piaccia ciò che fate, che ci siano persone a cui piaccia ciò che fate, che ci siano persone che paghino per quello che offrite. Se avete i soldi e le spalle coperte provate a fare impresa, se non li avete lasciate perdere o trovate qualcuno che vi paghi le spese per un paio di anni. Fatevi pagare in anticipo almeno con un acconto immediatamente, perché anche le grandi imprese con voi saranno sempre povere. Per ripartire ora ci chiedono di indebitarci nuovamente con le banche, che invece resistono ad ogni crisi e restano sempre in piedi. Siamo lo stato dell’assistenzialismo e non dell’impresa. Premiamo i burocrati e non i creativi. Le idee valgono meno di 0. Se sei un imprenditore devi probabilmente essere affidato a diversi santi di religioni diverse. Se hai a che fare con il pubblico, aspettati molte integrazioni, pec, e tempistiche inverosimili sia nelle richieste, ma soprattutto nei pagamenti. Se sei un dipendente, scusami se ti nomino, non ce l’ho con te, per fortuna a seguito di anni di lotte da parte dei nostri nonni e bisnonni, sei molto tutelato (grazie a Dio) e protetto dal sistema (fino a quando non si sa), ma vorrei ragionassi su questo: poche imprese: poche offerte/opportunità di lavoro, poca competizione, stipendi più bassi; Permettetemi questa metafora di chiusura. 10 anni fa ero in Erasmus e facendo surf, vedevo il trattamento diverso che i bagnini riservavano a noi surfisti ed ai normali bagnanti. Se hai una tavola da surf puoi anche buttarti in mezzo alla tempesta, i baywatch non verranno a prenderti se non proprio quando sarai esamine, se invece sei un nuotatore semplice ti fischieranno per avvertirti e salveranno in ogni modo a costo della loro stessa vita. Se apri una partita IVA in Italia sei un surfista, ma invece che un galleggiante, hai un blocco di cemento armato con cui pensi di dominare Nettuno. Se vuoi vivere tranquillo in Italia, meglio essere bagnante semplice e nuotare a vista, qualcuno sempre ti salverà.

 * Ingegnere maceratese, Ceo di Clubup!



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