Festa della Liberazione in versi:
sfilano le parole della memoria
CORRIDONIA - La sezione Anpi Sesto Luciani ha lanciato un format in sei appuntamenti, inaugurato dalla poesia "Noi non c'eravamo" di Fabiana Viviani

Festa della Liberazione, l’Anpi di Corridonia celebra la resistenza con un cammino di riflessione attraverso le parole. Attraverso una selezione di componimenti in versi, la sezione Sesto Luciani e i suoi iscritti hanno rivolto uno sguardo indietro, al periodo della lotta partigiana, e un occhio alla società presente, per arrivare a una liberazione che sia ricostruzione e rinascita per tutti. “Le parole del 25 aprile”, questo è il nome del format in sei appuntamenti, presentati in video-pillole pubblicate sulla pagina Facebook della sezione Anpi di Corridonia. Ad inaugurare l’evento è stata Fabiana Viviani, che avrebbe dovuto celebrare la cittadinanza onoraria di Liliana Segre a Corridonia. La sua poesia, “Noi non c’eravamo”, è dedicata proprio all’importanza della festa nazionale di oggi.
Padri
socialisti
comunisti
democristiani
perseguitati politici,
uniti contro
una colossale guerra
e la stremante dittatura.
Popolo coraggioso
contro la nebulosa
straziante realtà,
d’immagini
in bianco e nero
e rosso sangue.
Sudditi
dagli slanci e dai sogni
più profondi
testimoniano
l’inverno di resistenza,
d’una popolazione
gelata e orgogliosa.
Corteo d’intellettuali
e liberatori
uccisi o arrestati
sui libri,
sui teatri
e sui monti.
Noi non c’eravamo.
Marciarono tutti
per la stessa missione,
con la gran voce
della conquista
del futuro migliore.
Le lacrime
non si fermeranno mai.
La storia siamo tutti noi.
Continuiamo
a ricordare,
ad imparare
l’arte della giustizia
e della libertà.
Il presidente del Consiglio comunale Nelia Calvigioni ringrazia tutte le associazioni che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento.
Molto bella, molto ideale, molto idilliaca… Rimaniamo con questo idealismo. Che continua a dividere il popolo attuale in antifascisti e fascisti, in comunisti e anticomunisti. Ma quale fu la realtà dell’epoca? Tutti coloro che presero per primi la via della guerriglia partigiana chi furono? Ne conosciamo in parte. Quelli che si unirono poi per non andare, o non ritornare, al fronte? Quelli che all’ultimo momento si fecero partigiani, mentre i repubblichini scappavano insieme ai tedeschi? E quelli che diventarono partigiani dopo la liberazione delle zone lasciate libere dai tedeschi e dai repubblichini?
A Corridonia il CLN ha riconosciuto un solo fatto d’arme partigiano. Fu quello combattuto dal tenente Mario Taglioni, che attaccò col suo Thompson, catturato in Africa agli Inglesi, insieme al suo gruppetto partigiano i tedeschi che montavano la guardia al costruendo campo di aviazione di Sarrocciano. Fu ucciso il tedesco di guardia al campo e manomessa la mitragliatrice antiaerea tedesca. Da ottimo comandante il tenente Taglioni coprì la ritirata ai suoi uomini a raffiche di mitra. Poi liberò Corridonia insieme ai Polacchi. Il CLN non rivela altre azioni partigiane… Fu guerra partigiana quella dell’assassinio di Goliardo, un fascista che portava le materie prime al calzaturificio di “Campanella” per fare lavorare gli operai del calzaturificio? Sembra che uno gli abbia sparato per motivi inconfessabili e pecorecci. E le fasciste violentate nella scuola elementare, oggi scuola media Manzoni? E quel noto ladrone di Corridonia che andava nelle campagne, armato, con due complici, a derubare di salami e ciabuscoli i contadini?
La forma ideale della Resistenza, iniziata con quei Compagni che nel Ventennio rimasero fedeli al loro ideale comunista e socialista, che andarono a combattere in Spagna, che organizzarono per primi le squadre partigiane sopra Sarnano, come il compagno Mario Pianesi, e altri che soffrirono il confino e le carceri nazifasciste, le torture, la fame, il freddo e la morte in montagna, non può essere strumentalizzata da chi oggi – mi riferisco a quelle forze politiche nate dalla Resistenza – che hanno tradito la Resistenza, che hanno tradito il popolo italiano, la classe operaia e i lavoratori e i poveri pensionati, e i disoccupati e i giovani senza lavoro. Io ascoltavo i discorsi dei capi delle Bande Nicolo di quaranta anni fa e della loro delusione per la piega antipopolare che la politica stava prendendo. Ricordo il partigiano Florindo Pirani che un giorno, davanti a palazzo delle Poste di Macerata, si mise ad inveire e dire “questi hanno tradito la Resistenza, c’è da ripigliare il mitra”. Mentre gli altri capi della Resistenza, comunisti, socialisti, socialdemocratici e repubblicani, cercavano di calmarlo, io guardai interrogativamente il comandante Pantanetti, che mi disse: “Non ti spaventare. Florindo è stato uno che ha fatto azioni da film… Ma non ha torto a parlare così. Però non possiamo fare più nulla… Sta a voi fare qualcosa”. Noi lo abbiamo fatto finché ci fu il caro Enrico Berlinguer. Ma morto lui, si vendettero al grosso capitale e all’alta finanza. Oggi, molti vecchi Compagni del PCI votano Salvini, e pure la Meloni. Come mai? Forse il PD e i 5 Stelle incarnano gli ideali della Resistenza e della democrazia che i veri partigiani sognavano di costruire?
Conoscendo la fresca mente della giovane poetessa Fabiana Vivani, e il suo compito di formare in positivo la mente dei bambini e dei ragazzi attraverso la cultura teatrale, io accetto quella poesia di artista. Non accetto chi si nasconde dietro il paravento della Resistenza per continuare a gozzovigliare alle spalle dei lavoratori e della povera gente, come stanno facendo da decenni. Io so quale è la nuova Resistenza… Ne abbiamo una davanti: la Resistenza che stanno dimostrando medici, infermieri e personale addetto al Coronavirus, contro un nemico invisibile che fa quel terrorismo che colpisce a caso, come ogni forma terroristica vigliacca ed esecrabile. I “Resistenti” non sono quelli che nelle piazze strumentalizzano il 25 aprile… No, i Resistenti sono quelli che con alta e santa motivazione si assumono oggi la responsabilità di salvare le vite umane dal Coronavirus.