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«Gianni, ai salotti della tv
preferiva i dibattiti paesani»

IL RICORDO - Florindo Mancinelli, sangiustese, ricorda l'amico giornalista scomparso oggi. Si conoscevano da oltre vent'anni: «Quando non è stato bene gli avevo offerto la mia casa al mare. L'ultima cosa che mi ha detto è stata: "Non ti preoccupare per me: sono un leone”»
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Gianni Mura con gli amici Mancinelli e Stefano Giustozzi

 

di Maurizio Verdenelli

E’ morto a Senigallia, stroncato da infarto in ospedale a 74 anni, in quelle Marche che lui amava, riamatissimo, uno dei più grandi giornalisti italiani, Gianni Mura, firma storica di ‘Repubblica’, erede professionale di Gianni Brera. Lo ricorda tra le lacrime, Florindo Mancinelli, operatore economico di Monte San Giusto, con forte impegno nella politica locale nelle fila del Pd: «E’ come se avessi perso un padre, un fratello maggiore. In questi oltre 20 anni ci siamo sempre visti e sentiti sin da quando seguivo la sua celebre rubrica ‘Sette giorni di cattivi pensieri’. Le sue ultime parole: “Flori’ non ti preoccupare per me: sono un leone”».

Gianni Mura a Macerata

Mura era ricoverato da qualche tempo all’ospedale di Senigallia, dove trascorreva la convalescenza dopo un delicato intervento a Milano. «Non si era ancora in emergenza covid-19, ma i medici lo avevano consigliato di fare la convalescenza altrove, dove l’aria fosse migliore. Io gli avevo subito offerto la mia casa al mare – racconta Mancinelli –, sulla costa Fermana. Poi lui aveva accettato l’ospitalità della collega Emanuela Audisio, che si trovava fuori sede, inviata negli Usa. Una bella villa dove Gianni si è trovato benissimo». Mancinelli, insieme con l’amico morrovallese Stefano Giustozzi, dipendente del Gal di Camerino, già vicesindaco di Morrovalle (ai tempi della sindaca Sara Giannini) era poi andato a visitarlo a Senigallia. «Tutti i ristoranti chiusi! Lui celebre anche come giornalista enogastronomo (sua la rubrica in materia condivisa con la moglie Paola) si era accontentato di un pollo acquistato in rosticceria. Ma avevamo brindato con i suoi vini, fantastici». Proprio in occasione delle nozze di Giustozzi a Morrovalle, si era cementata una ventina d’anni fa l’amicizia fra i tre. Personalmente ricordo Mura nel parco de Le Case a Macerata lanciare un servizio -scoop: l’ingaggio di un super top player all’Inter! Per Gianni Mura non solo calcio – a Macerata ospite d’onore ad Overtime di Michele Spagnuolo – e gastronomia ma pure Olimpiadi (a Pechino però non aveva voluto andare per una personale protesta per l’invasione cinese del Tibet) e soprattutto ciclismo: in particolare il Tour de France. «Proprio qualche settimana fa ho accompagnato Gianni da Tod’s a Francavilla d’Ete. Cercava un paio di scarpe da indossare senza calzini  in vista del Tour» dice Florindo. A quel Tour cui aveva dedicato un libro presentato pure a Tolentino, dov’era stato più volte e di recente magnificando con una pagina su Repubblica la cucina del ‘Ristorantino’ così come aveva fatto per lo chef stellato Michele Biagiola a Montecosaro. Al Tour, Gianni andava anche per gustare la diletta carne di maiale. “Sui Pirenei c’è un locale che non manco mai» mi disse all’Accademia Filelfica. La morte improvvisa, inaspettata. Un pomeriggio Gianni, in compagnia della moglie Paola e di Emanuela Audisio (tornata frattanto dagli Usa) era svenuto sulla panchina a Senigallia sulla quale per un attimo, colto da affanno, era stato costretto a fermarsi. Covid 19? No, tampone negativo. Ma ricovero precauzionale in ospedale, sì. Poi questa mattina, la notizia della morte del grande cronista di sport e di vita. «Un maestro per tutti, riluttante alle comparsate in tv dove per apparire si corre, ma pronto ad intervenire da amico in tutti i dibattiti paesani dove appena si parlasse di calcio (nel Maceratese dappertutto) serissimo, veridico e controcorrente: piangiamo Gianni come un familiare e che non dimenticheremo mai» dicono ad una voce Florindo Mancinelli e Stefano Giustozzi.

Morto a Senigallia Gianni Mura, storica firma di Repubblica

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