I campioni della Lube alla Pars
«Condividiamo la vostra battaglia»

CORRIDONIA - Tradizionale serata al villaggio San Michele Arcangelo, i ragazzi della struttura a tu per tu con gli uomini del triplete capitanati dal patron Fabio Giulianelli e da coach Fefé De Giorgi

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Juantorena e Josè Berdini

 

Ieri, è stata una serata in nome della condivisione e dell’amicizia tra Lube Civitanova e Pars onlus. I campioni d’Italia, d’Europa e del Mondo, capitanati da Juantorena, insieme all’amministratore delegato del gruppo Lube Fabio Giulianelli, all’allenatore Fefè De Giorgi e allo staff biancorosso, sono stati ospiti al villaggio San Michele Arcangelo di Corridonia come da consuetudine per festeggiare l’inizio del nuovo anno e anche, il trentesimo compleanno della cooperativa sociale Pars onlus. «Con il gioco di squadra, la solidarietà – dichiara la onlus – il sacrifico si possono raggiungere obiettivi importanti, nella vita come nello sport. E la squadra campione del mondo ne è testimonianza diretta, segno di vicinanza importante e fondamentale per Pars».

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Fabio Giulianelli e Fefé De Giorgi

Presenti all’evento anche Paolo Cartechini sindaco di Corridonia, Monica Sagretti assessore all’Istruzione e alle politiche educative, Antonio Bravi sindaco di Recanati, Francesco Fiordomo assessore ai lavori pubblici di Recanati e Tania Poltroni presidente del consiglio comunale di Recanati. Toccanti le testimonianze di adulti e minori delle comunità Pars presenti nel territorio, che hanno fatto d’apertura alla serata. «La comunità per me è stata una rinascita dove ho imparato a conoscere me stesso, i miei limiti e le mie risorse. La comunità mi ha insegnato a rialzarmi ogni volta che cado. Oggi la solitudine non mi fa paura – ha detto uno dei ragazzi della comunità di Corridonia – Le partite della Lube mi danno la forza: quando guardo Simon la sua schiacciata è tanto potente quanto la mia voglia di vivere. Sono fondamentali i principi e valori: umiltà rispetto, altruismo, amicizia, solidarietà che vedo nella squadra Lube quando entra in campo. Oggi anch’io lotto e voglio vincere la mia partita con la vita».

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L’esibizione dei giocatori Lube

«Mi piace l’impegno che mettete per raggiungere gli obiettivi, proprio come faccio io – ha aggiunto una ragazza – Guardando il vostro gioco di squadra così unito e affiatato mi sono resa conto che anche la comunità deve essere così: un gioco di squadra dove la nostra vita sarà la vittoria. Capire quali sono i punti di forza e debolezza, così da poter migliorare. Siete da esempio per molti giovani che affrontato quotidianamente le sfide che la vita ci mette di fronte». La festa è continuata con la cena, seguita da un’esibizione musicale a cura di Francesco D’Amico e una tombolata con i premi donati dalla Lube volley. «Questa sera ho ricevuto tanto da voi, un insegnamento che porterò sempre con me – ha commentato patron Fabio Giulianelli – Per raggiungere determinati risultati dobbiamo lottare, nello sport, nel lavoro e nella vita. Noi vi vogliamo essere vicini per condividere la vostra battaglia. Non dobbiamo avere paura del sacrificio, non dobbiamo demoralizzarci. Ci riuscirete. Avete accanto una struttura con delle persone che vi stanno aiutando. Voi ci avete dato un esempio di vita. Una grande forza. Grazie».

«Siamo felici di essere tornati qui, è stato emozionante ascoltare le testimonianze – ha dichiarato Osmany Juantorena, capitano della Lube – Non mollate e affrontate le difficoltà per fare qualcosa di bello, per voi stessi e le vostre famiglie. Coraggio ragazzi». «E’ diventata una buona abitudine quella di vederci ogni anno qui – ha detto coach Fefè De Giorgi – E’ bello condividere con voi questi momenti. Reagire, trovare la forza e ripartire da una sconfitta, come nello sport. Dopo una sconfitta è importante come si reagisce. Affrontare gli errori, affrontarli e superarli, voi nella comunità noi nella squadra». «Ringrazio la Lube per essere qui questa sera con noi, per la vostra amicizia – ha concluso José Berdini della Pars onlus – Sono rimasto colpito da un pensiero di Ferdinando: “i limiti sono oggetto di lavoro”. E’ vero, è il nucleo centrale della questione educativa, del rischio educativo come lo chiamava don Giussani, nello sport come nella vita. Liberare i giovani e metterli nelle condizioni migliori per valutare criticamente ogni aspetto della realtà».


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