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San Venanzio riaccoglie i fedeli,
le chiavi della città ai benefattori:
«Donare è la soddisfazione più grande»

CAMERINO - I lavori consegnati in otto mesi. Luciana Buschini e Giovanni Arvedi ricevuti dal sindaco e dal Consiglio comunale durante la cerimonia. L'arcivescovo Massara: «La basilica è un luogo simbolo per l'intera diocesi, nel nostro cuore gioia e gratitudine profonda. Vi siamo riconoscenti per sempre»
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Si riaprono le porte di San Venanzio

di Monia Orazi

Le campane sciolte a festa di San Venanzio sono tornate a suonare a Camerino. Sotto le navate secolari della basilica in otto mesi si è compiuto un piccolo miracolo, i cavi in fibra di carbonio hanno proiettato la chiesa verso l’avvenire, il lavoro di tante mani ha cancellato gli squarci delle devastanti scosse dei terremoti del 2016. Artefici i coniugi Luciana Buschini e Giovanni Arvedi, che tramite la fondazione che porta i loro nomi, hanno donato per i lavori un milione ed ottocentomila euro (contro i 4 milioni mai messi a bando dallo Stato) dopo aver contribuito anche alla realizzazione della scuola materna paritaria Santa Maria Ausiliatrice, gestita dalla parrocchia di San Venanzio.

Luciana Buschini e Giovanni Arvedi

Sotto la luce dei lampadari di cristallo della basilica e il soffitto splendente che lascia intravedere una sorprendente decorazione geometrica, prima del sisma offuscata dalla fuliggine dei secoli, il sindaco di Camerino Sandro Sborgia ha consegnato add Arvedi e Buschini le chiavi della città e una pergamena, che li rende cittadini onorari della città ducale, per il loro altruismo, solidarietà ed impegno verso la comunità camerte, nel suo momento più buio dopo il terremoto. Una folla di persone, oltre mille e cinquecento, sono entrate nella basilica che si è mostrata in tutto il suo splendore. È stato un tuffo al cuore rivedere dopo tre anni i banchi al loro posto, le colonne scintillanti, i lampadari, i soffitti illuminati, annusare l’incenso durante la celebrazione, rivedere la statua argentea del Santo davanti all’altare.

«Oggi per noi è un momento carico di emozione e molto atteso – ha detto emozionato il parroco di San Venanzio don Marco Gentilucci – esprimiamo la nostra più grande gratitudine ai nostri benefattori». Dopo la benedizione ed alcuni canti alle 17,18 il nunzio apostolico in Italia monsignor Emil Paul Tscherrig, insieme all’arcivescovo di Camerino monsignor Francesco Massara e al parroco don Marco Gentilucci hanno riaperto le porte della basilica di San Venanzio, seguiti dai coniugi Arvedi e dalle autorità. A celebrare la messa oltre al nunzio apostolico e all’arcivescovo Massara sono stati il vescovo emerito monsignor Francesco Giovanni Brugnaro e monsignor Antonio Napolioni vescovo di Cremona, originario di Camerino.

La consegna delle chiavi della città da parte del sindaco Sandro Sborgia

Ha detto monsignor Massara: «Siamo giunti al termine di un lavoro impegnativo, grazie all’apporto creativo di tante persone. La basilica è un luogo simbolo per Camerino e l’intera diocesi, nel nostro cuore predomina un sentimento di gioia spontanea per questa impresa conclusa e di gratitudine profonda verso il cavalier Arvedi e sua moglie, che con coraggio e lungimiranza hanno vestito i panni del buon Samaritano, realizzando quest’opera. La nostra città vi è riconoscente per sempre». Lunga ed intensa la celebrazione religiosa culminata con la consegna della cittadinanza onoraria ai coniugi Buschini e Arvedi, da parte del sindaco Sandro Sborgia, seguito dall’intero Consiglio comunale, di fronte al quadro fiorito degli Infioratori di Castelraimondo che raffigura San Venanzio mentre tiene in mano Camerino, in segno di gratitudine per il loro impegno e solidarietà.

Ha detto Arvedi prima di entrare in chiesa: «La soddisfazione più grande che ha una persona è quella di donare le cose agli altri, siamo venuti con mia moglie per sistemare la questione dell’asilo e abbiamo visto che la messa era celebrata in una tenda. A Camerino vi sono ottomila ragazzi che studiano, la vita cristiana deve avere una sede più propria rispetto ad una tenda. Ci siamo rivolti al nostro vescovo Antonio, per questo gesto che merita la vostra comunità. Siamo onoratissimi per questa accoglienza molto familiare e così partecipata». Anche in chiesa, subito dopo la consegna della cittadinanza onoraria ha dato a tutti un grande esempio di umiltà ed umanità, invitando a pregare tutti insieme e tutti i presenti hanno recitato il Gloria. Le campane a festa hanno segnato l’ultimo atto di un evento che ha regalato gioia e speranza a tante persone, simbolo di una rinascita possibile dopo le ferite del sisma.

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