«Il Comune pianta alberi
ma non bonifica l’amianto»
POLITICA - Il capogruppo di "Su la testa Appignano" attacca il sindaco Mariano Calamita che ha aderito alla festa dell'albero: «Non era obbligato dalla legge, dovrebbe dare la priorità ai capannoni di famiglia che ci fanno respirare pericolose polveri»
«Il Comune di Appignano pianta alberi anche se non è obbligato, ma non si preoccupa di bonificare dall’amianto l’area dei capannoni Furiasse, di proprietà della famiglia del sindaco Calamita». A dirlo è Luca Buldorini, capogruppo in Consiglio di “Su la testa Appignano” e responsabile cittadino della Lega. A sollevare la polemica è la festa dell’albero con gli alunni delle scuole cittadine. La cerimonia ha previsto la piantumazione di un albero per ogni nuovo nato del 2018.
«Un’azione demagogica a danno della salute dei cittadini – la definisce Buldorini che continua – ha strumentalizzato in maniera vergognosa gli stessi alunni della scuola dell’infanzia e delle elementari che, anche per sua responsabilità sono costretti a respirare pericolosissime polveri di amianto provenienti dai capannoni della propria famiglia che distano circa 300 metri dagli stessi Istituti scolastici di Appignano». In particolare Buldorini sottolinea che la legge 10 del 2013 obbliga i comuni sopra a 15mila abitanti a piantare alberi per i nuovi nati
«Il sindaco Calamita ha invece la responsabilità di bonificare l’area relativa ai capannoni di famiglia come imposto dalla nota Asur del 28 ottobre 2018. Nel caso specifico, data la contiguità dei manufatti a luoghi con presenza di persone e in vicinanza con scuole, si ritiene opportuno provvedere la bonifica entro un anno dalla valutazione. Sono ben sei anni che il sindaco e la sua famiglia mettono a rischio la salute dei cittadini di Appignano ed in modo particolare quella dei nostri figli che frequentano gli istituti scolastici adiacenti ai loro fabbricati, lo invito per tanto a guardarsi allo specchio ed ammettere il fallimento della sua azione amministrativa volta non esclusivamente al bene pubblico ma alla salvaguardia degli interessi di famiglia».
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