Santa Maria in Selva
e la Sagra della polenta:
repubblica laico-religiosa di don Peppe
TREIA - Continua a mietere successi la tradizionale kermesse rilanciata dal parroco simbolo della frazione, che andrà in scena anche oggi e domani. L'amarcord del presidente della Provincia Antonio Pettinari

di Maurizio Verdenelli (foto Luciano Carletti)
A Santa Maria in Selva il ‘governo gialloverde’ dura da 44 anni. E da poco meno, quattro decenni, dura l’autonoma ‘Repubblica’ laico-religiosa con a capo il parroco don Giuseppe Branchesi. «Don Peppe è una benedizione di Dio», dichiara Antonio Pettinari, presidente della Provincia, uno dei seicento abitanti della frazione treiese all’estremo limite con il comune di Macerata.

Antonio Pettinari e don Giuseppe Branchesi
«Gialloverde -spiega Pettinari- come i colori dell’Abbadiense, la società di calcio locale fondata da mio fratello Giovanni, juventino purosangue come me (i tifosi treiese riuniti in club sempre presenti la scorsa stagione all’Allianz Stadium ndr). E gialloverde come i colori della Sagra della Polenta che l’Abbadiense, per finanziarsi, aveva pensato allora di ‘inventarsi’. Mai peggiore invenzione: un vero tracollo economico generato dal maltempo che puntualmente mandava in tilt le prime edizioni. Tanto che scoraggiati e pieni di debiti anziche’ di risorse per investire nei giovani e nello sport, l’Abbadiense penso’ di sopprimere la Sagra». Poi venne un uomo, anzi un parroco. «Vero, da Passo Treia il cingolano don Giuseppe Branchesi. Un tornado che ad 80 anni imperversa ancora per la gioia di tutti noi, sue pecorelle. Con Federico Corsalini geniale imprenditore (macchine agricole) conosciuto anche fuori dai confini nazionali, 40 anni fa ha rimesso in piedi la Sagra della Polenta. E non solo, co-fondando l’associazione nazionale dei Polentari d’Italia». Scusi, Pettinari: il maltempo molestatore?
«Accadde uno dei miracoli ordinari di don Peppe. Il cielo ha sempre vigilato benigno sulla Sagra diventato per migliaia e migliaia di persone un appuntamento fisso del calendario degli eventi di settembre nel maceratese. Il nostro parroco ha proprio santi in paradiso. E per i suoi 80 anni segretamente gli abbiamo fatto una grande festa. Un tam tam fatto passare silenziosamente famiglia per famiglia cosi’ che la sera del suo compleanno si è trovato per i vespri la chiesa sold out. Centinaia di persone e lui preso alla sprovvista. Poi, dopo l’amen tutti insieme da ‘Anton’ a Recanati. Che serata». Un amarcord, quello del ‘presidente Tonino’ (come lo chiama don Branchesi) ieri sera alla serata degli sponsor all’interno dell’ultimo week end della Sagra, oggi a domani.
Una cena che nonostante l’improvviso freddo pungente ha visto sotto il tendone principale della kermesse 360 sponsor, insieme con lo stesso Pettinari; il sindaco reggente di Treia, David Buschittari, il direttore Coldiretti Giordano Nasini (tutti in fila per firmare contro ‘il cibo anonimo’), il direttivo della gloriosa pro loco Piediripa, e celebrandosene il ritorno dopo alcuni anni d’assenza, il popolare Cisirino alias Cesare Angeletti, autore e ricercatore di storia locale, attore e presentatore. «Bisogna fare in fretta perché la nostra memoria storica del dopoguerra non si perda del tutto. Le generazioni se ne vanno come le foglie e i piu’ anziani hanno perso il gusto del ricordo” lancia l’allarme Cisirino in attesa di ristampa da parte della Regione del suo fondamentale “La famiglia colonica marchigiana”». Intanto oggi a Santa Maria in Selva inizio alle 19 (fino alle 22) con la distribuzione della polenta. Si balla dalle 21 con Mirage band. E domani da mezzogiorno, il D-Day con gran finale: Roberto Carpineti, la sua orchestra e “Li Pistacoppi”. «E c’e’ la messa alle 19, mi raccomando – dice don Peppe – L’appuntamento è poi con la solidarietà. Il 28 prossimo siamo a Castelsantangelo sul Nera per inaugurare con il sindaco Falcucci la sala polivalente finanziata con i soldi dell’edizione scorsa della Sagra». E’ anche l’occasione propizia per lanciare il progetto “Due centesimi per il Togo”. «Basta infatti poco per salvare tanti bambini. L’ho detto ai ragazzini del corso di 1. comunione ed uno di loro: non voglio regali per la mia festa ma almeno dieci euro per dare da mangiare ai bambini dell’Africa». Gli occhi del parroco s’inumidiscono mentre lo sguardo spazia nel tendone affollato: «e tu sorellina, ascoltami bene non mangiare polenta adesso».





