McKennitt commuove lo Sferisterio:
applausi e lacrime nella notte celtica
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MACERATA - La cantante canadese tocca l'arena della lirica con il suo tour mondiale e regala attimi di forte intensità emotiva. Quasi due ore di spettacolo praticamente perfetto per un viaggio mistico che ha attraversato anche le sonorità mediterranee, del Medio Oriente e dell'India

Il palco dello Sferisterio durante il concerto di Loreena McKennitt
di Marco Ribechi (Foto di Giovanni Culmone)
Le magiche armonie di Loreena McKennitt fermano il tempo dello Sferisterio e la platea non trattiene le lacrime. E’ stato un concerto magnifico quello tenuto dalla cantante canadese nell’arena della lirica di Macerata per il “Lost souls tour” di fronte a un pubblico da “prima” arrivato anche da fuori regione per l’ospite internazionale.

Loreena McKennitt con il bassista Dudley Phillips e la violoncellista Caroline Lavelle
Con oltre 14 milioni di dischi venduti in più di trent’anni di carriera la polistrumentista dalla voce fatata è approdata nella città di Matteo Ricci dopo aver toccato platee di prim’ordine come Ankara, Madrid, Istanbul, Barcellona, Berlino, Firenze e Atene. Ma, nonostante la vasta esperienza sui palchi di tutto il mondo, anche la McKennitt è rimasta colpita dalla bellezza del luogo: «E’ un sentimento speciale condividere la mia musica in questo splendido spazio – spiega l’artista – Cercherò di creare un’atmosfera intima anche se la platea è molto vasta». I brani scelti per la serata hanno in comune di essere stati scritti durante i tanti viaggi effettuati dall’icona della musica celtica in paesi come Grecia, Turchia, Russia e Mongolia. Lo stile della McKennitt infatti, nonostante sia celebrato nel genere celtico, in realtà racchiude un caleidoscopio di colori e sonorità molte delle quali richiamano l’India, il Medio Oriente e il Mediterraneo come testimonia l’ud, strumento principe della musica turca, ripetutamente utilizzato in molte esecuzione.

Loreena McKennitt all’arpa celtica
In un palco minimale, addobbato solo dalle luci proiettate sul muro della palla a bracciale, Loreena McKennitt si è esibita insieme ai suoi cinque fantastici musicisti in uno spettacolo pensato per esaltare soprattutto la sua splendida voce. Per gran parte dello spettacolo infatti nessuno strumento interviene a sovrastare gli altri ma tutti interagiscono in una mistica armonia che proietta gli spettatori in una dimensione di pace e tranquillità. Con la precisione di un metronomo, senza la minima incertezza a dispetto delle quasi due ore ininterrotte di spettacolo, i musicisti hanno mostrato uno stile esemplare, statuario. Perfetta anche l’amplificazione capace di diffondere un suono più vicino a una registrazione da studio che a un live. Mentre chitarra, violoncello e violino dialogano in un gioco sonoro dolce e ipnotico McKennitt si alterna alla fisarmonica, al piano e all’arpa celtica accompagnando sempre gli strumenti con sublimi vocalizzi che però non scendono mai nella vanità espressiva. Le intenzioni di McKennitt sono chiare: congelare il pubblico in una dimensione onirica regalando istanti di eternità. Ecco perché le canzoni si susseguono quasi senza pausa, i musicisti non distraggono l’attenzione con altri movimenti se non quelli necessari all’esecuzione, la cura del suono è quasi maniacale e la musica non vuole imporsi ma entrare nota dopo nota nei cuori degli ascoltatori.

Il chitarrista Brian Hughes all’ud
Le emozioni passano in rapida successione tanto che molti dei presenti non riescono a trattenere le lacrime dalla commozione. Anche gli applausi, che non sono mancati, non si fanno scroscianti e fragorosi apparendo più come ringraziamenti che come celebrazioni. E’ la magia delle vibrazioni sonore che riescono ad accordare gli stati d’animo dei presenti. Del resto la sua musica prende ispirazione dal vento, dal mare, dalle piante come dice la stessa McKennitt: «Ho scritto dei brani mentre vivevo in una Farm House e da una finestra ascoltavo i suoni della foresta – dice McKennitt – come molti altri popoli indigeni anche i celti credevano che la loro vita fosse in connessione con molte altre entità tra tutte quelle degli alberi». Tra gli altri brani i suoi successi più famosi, Penelope’s Song, La Serenissima, The dark night of the soul, Marco Polo, She Moved Through The Fair e Dante’s Prayer, eseguita al termine del concerto tra i bis richiesti da un pubblico che non avrebbe più smesso di applaudire se i musicisti non fossero ritornati sul palco.



Lo Sferisterio le serate le azzecca tutte, proprio tutte.